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Lansdale: “Vogliono fare un reality dell’esecuzione è una barbarie da Colosseo”

 Joe Lansdale

 

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Sulla trasmissione in diretta della pena di morte negli Usa, parla lo scrittore texano autore tra gli altri della “Trilogia del drive-in”. “Forse pensano di dimostrare in questo modo quanto sono duri e conservatori”
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«La proposta di Pete Hegseth di condurre un’esecuzione in diretta streaming è orribile: una vera barbarie. Sembra che l’amministrazione ci voglia riportare ai tempi del Colosseo, quando l’imperatore offriva spettacoli di quel genere per ingraziarsi la folla. Per fortuna, anche molti repubblicani si stanno rivoltando contro: ritenendo che sarebbe dannoso e pericoloso, e questo mi fa sperare che alla fine non si farà. Ma, certo, dimostra quanto sia idiota il capo del Pentagono, un conduttore televisivo che ragiona in termini di audience e mira solo a fare spettacolo, pensando di poter trasformare perfino un’esecuzione in reality show». Perfino lo scrittore Joe Lansdale è esterrefatto. Eppure, il maestro del pulp, texano doc, con i suoi romanzi - dalla “Trilogia del Drive-In” a “Zucchero sulle Ossa”, pubblicati da Einaudi – è quello che più ha dato voce al lato oscuro dell’America profonda, trasformandone i peggiori incubi in letteratura.

Appena insediatosi, Trump ha revocato la moratori…

«La proposta di Pete Hegseth di condurre un’esecuzione in diretta streaming è orribile: una vera barbarie. Sembra che l’amministrazione ci voglia riportare ai tempi del Colosseo, quando l’imperatore offriva spettacoli di quel genere per ingraziarsi la folla. Per fortuna, anche molti repubblicani si stanno rivoltando contro: ritenendo che sarebbe dannoso e pericoloso, e questo mi fa sperare che alla fine non si farà. Ma, certo, dimostra quanto sia idiota il capo del Pentagono, un conduttore televisivo che ragiona in termini di audience e mira solo a fare spettacolo, pensando di poter trasformare perfino un’esecuzione in reality show». Perfino lo scrittore Joe Lansdale è esterrefatto. Eppure, il maestro del pulp, texano doc, con i suoi romanzi - dalla “Trilogia del Drive-In” a “Zucchero sulle Ossa”, pubblicati da Einaudi – è quello che più ha dato voce al lato oscuro dell’America profonda, trasformandone i peggiori incubi in letteratura.

Appena insediatosi, Trump ha revocato la moratoria federale sulla pena di morte voluta da Joe Biden. Da allora il numero di esecuzioni capitali è costantemente aumentato.

«Pensano di dimostrare in questo modo quanto sono duri e conservatori. Ma il paradosso è che, mentre il numero delle esecuzioni aumenta, quello dei tribunali che scelgono di condannare qualcuno a morte diminuisce. E allora a cosa mirano, a svuotare i bracci della morte? Di sicuro non è un buon modo di fare politica. La gente pensa a quanto è aumentato il costo del latte e della benzina e vuole che si parli di quello, che si trovino soluzioni. Non che gli si prospettino spettacoli sadici».

Pensa che proporre il plotone d’esecuzione per l’autore della strage di Fort Hood sia una mossa elettorale?

«Spero di no. Se il presidente spera di raccogliere consensi con un atto del genere, sbaglia. Certo, ci sarà anche chi plaude. Ma perfino chi lo ha votato, e magari più di una volta, oggi è arrabbiato con Trump: perché si sta arricchendo alle nostre spalle, forte di un Congresso che glielo permette. Perderanno le elezioni e non c’è dimostrazione di forza che possa impedirlo. E lo dico senza avere nemmeno una particolare simpatia per i democratici».

Lei ha parlato di pena di morte nel suo racconto “Prigioniero 489”. E vive in Texas, lo Stato in cui è stato eseguito il maggior numero di esecuzioni capitali. Qual è la sua posizione?

«Mettiamola così: non provo compassione per chi ha commesso cose terribili come torturare bambini e massacrare famiglie, né mi scandalizza l’idea che una vita si debba pagare con un’altra vita. Ci sono persone di cui non sentiremo la mancanza. Ma non significa che io ritenga la pena di morte la soluzione più giusta. Penso che l’ergastolo sia una punizione efficace. Ciò detto, molti stati americani continueranno a mantenere la pena capitale e ad applicarla di tanto in tanto. Spero, solo quando ogni ragionevole dubbio di colpevolezza sia fugato e questo è un altro problema perché sappiamo che sono stati giustiziati anche degli innocenti. Quello che so per certo è che una punizione non può mai essere uno spettacolo».

Christa Pike, sopravvissuta a due iniezioni letali, proprio ieri è stata ricondotta in carcere. Potrebbero tentare di ucciderla di nuovo. Le sembra giusto?

«Pike si è macchiata di un crimine orribile e anche se era giovane, col suo fidanzato di allora ha torturato orribilmente la sua vittima. I parenti di quella la vogliono morta e lo capisco, provo compassione per quelle persone. Non so se il Tennessee farà marcia indietro. Ma ancora una volta, ucciderla non serve a nulla e dopo quel che è successo, rimetterla sul patibolo sarebbe davvero crudele. Dopo quello che ha passato, l’ergastolo sarebbe la punizione giusta».

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