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Raid Houthi sull’Arabia Saudita, strage all’aeroporto di Riad: 12 morti

Nuovo attacco dei ribelli yemeniti nello scalo King Khalid. Più di trecento i feriti
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La strategia è chiara: piegare Riad, colpirla dove fa più male, al cuore dei suoi collegamenti internazionali e negli affari. Gli Houthi yemeniti hanno attaccato di nuovo l’aeroporto internazionale della capitale saudita, il King Khalid, intorno all’ora di pranzo. I frammenti di un missile balistico hanno distrutto parte del terminal 3, causando 12 morti - secondo l’Autorità saudita per l’aviazione civile - e ferendo centinaia di persone, nell’attacco più grave compiuto finora dalle milizie filoiraniane contro obiettivi civili nel regno.

Le scene immortalate dagli smartphone dei viaggiatori, e che hanno bypassato lo stretto controllo sui media che vige nel regno, restituiscono la gravità del momento per la monarchia governata da Mohammed Bin Salman: via vai di ambulanze sulle piste, passeggeri in fuga, macchie di sangue sul pavimento dello scalo. L’aeroporto è stato chiuso «temporaneamente», i passeggeri evacuati. Le ambasciate occidentali, tra cui quelle italiana, britannica, america…

La strategia è chiara: piegare Riad, colpirla dove fa più male, al cuore dei suoi collegamenti internazionali e negli affari. Gli Houthi yemeniti hanno attaccato di nuovo l’aeroporto internazionale della capitale saudita, il King Khalid, intorno all’ora di pranzo. I frammenti di un missile balistico hanno distrutto parte del terminal 3, causando 12 morti - secondo l’Autorità saudita per l’aviazione civile - e ferendo centinaia di persone, nell’attacco più grave compiuto finora dalle milizie filoiraniane contro obiettivi civili nel regno.

Le scene immortalate dagli smartphone dei viaggiatori, e che hanno bypassato lo stretto controllo sui media che vige nel regno, restituiscono la gravità del momento per la monarchia governata da Mohammed Bin Salman: via vai di ambulanze sulle piste, passeggeri in fuga, macchie di sangue sul pavimento dello scalo. L’aeroporto è stato chiuso «temporaneamente», i passeggeri evacuati. Le ambasciate occidentali, tra cui quelle italiana, britannica, americana e tedesca, invitano i loro connazionali a non recarsi all’aeroporto se non è strettamente necessario.

La guerra tra sauditi e partigiani di Dio filoiraniani nello Yemen è diventato il fronte più caldo del conflitto regionale tra I’Iran e gli Stati Uniti e potrebbe spingere gli americani a intervenire, direttamente. Almeno così ha fatto intendere Trump rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di un possibile coinvolgimento statunitense: «Abbiamo appena saputo dell’ultimo attacco, prenderemo una decisione».

Finora il presidente Usa ha resistito alle pressioni dell’alleato e amico Mohammed Bin Salman che gli chiedeva supporto diretto, ma l’escalation contro l’aeroporto, che è stato colpito già tre volte in una settimana, arriva in un momento particolare. Da oggi e fino a giovedì dovrebbe tenersi a Riad il World Petroleum Congress, con manager e imprenditori del settore petrolifero e politici da tutto il mondo. Le autorità del regno hanno comunicato che l’evento si farà ma ci sono già la prime defezioni, tra cui quella del ministro italiano dell’energia, Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato la partecipazione solo in video.

A fine mese è in programma un altro importante evento internazionale, la Future Investment Initiative, ribattezzata la “Davos del deserto” perché da dieci anni serve come biglietto da visita di una monarchia che vuole mostrarsi centro di affari, innovazione, sviluppo tecnologico e rischia ora di veder saltare la sua transizione post-petrolio.

L’azione degli Houthi segue gli sviluppi sul terreno. Dieci giorni fa, i sauditi hanno avviato una controffensiva che si è concentrata sulla costa, dove le milizie alleate hanno riconquistato in parte l’isola di Perim, e nei cieli. I bombardamenti sono stati decine, anche sulla capitale Sanaa, controllata dagli Houthi. Mohammed al-Bukhaiti, un alto funzionario Houthi, ha dichiarato che l’attacco contro l’aeroporto è una rappresaglia per i raid sauditi che hanno colpito le infrastrutture civili in Yemen e fatti decine di vittime.

L’obiettivo dell’attacco, ha spiegato, è che “il mondo capisca che aeroporti, porti, sale per matrimoni e funerali, ospedali e mercati in Yemen sono strutture civili che non devono essere prese di mira o danneggiate, e che le stesse regole che si applicano a queste strutture in Yemen devono valere anche per le loro controparti ovunque".

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