Riad, la vetrina del sogno di bin Salman toccata dalla guerra
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – Non è solo una capitale: è una vetrina e allo stesso tempo un anello di congiunzione fondamentale fra il passato e il futuro. Questo è la Riad di Mohammed bin Salman, colpita al cuore – l’aeroporto internazionale King Khalid, venti minuti di auto dalla città, ma suo punto di ingresso principale, visto che la metropoli si trova nel deserto – dagli attacchi Houthi.
A lungo città noiosa e negletta, rispetto alla multiculturale e aperta (per gli standard locali) Gedda, Riad è diventata negli ultimi anni la vetrina di Vision 2030, il progetto di cambiamento sociale ed economico con cui nel 2016 il principe ereditario annunciò al mondo l’avvento di un nuovo Paese: via l’etichetta di “nazione più conservatrice del mondo”, sì ai cinema (che erano rimasti chiusi per venti anni), alla guida alle donne (che era stata per decenni una battaglia fondamentale nel campo dei diritti umani nel regno), ai ristoranti e alle aree pubbliche misti (fino a qualche tempo fa in Arabia Saudita era vi…
TEL AVIV – Non è solo una capitale: è una vetrina e allo stesso tempo un anello di congiunzione fondamentale fra il passato e il futuro. Questo è la Riad di Mohammed bin Salman, colpita al cuore – l’aeroporto internazionale King Khalid, venti minuti di auto dalla città, ma suo punto di ingresso principale, visto che la metropoli si trova nel deserto – dagli attacchi Houthi.
A lungo città noiosa e negletta, rispetto alla multiculturale e aperta (per gli standard locali) Gedda, Riad è diventata negli ultimi anni la vetrina di Vision 2030, il progetto di cambiamento sociale ed economico con cui nel 2016 il principe ereditario annunciò al mondo l’avvento di un nuovo Paese: via l’etichetta di “nazione più conservatrice del mondo”, sì ai cinema (che erano rimasti chiusi per venti anni), alla guida alle donne (che era stata per decenni una battaglia fondamentale nel campo dei diritti umani nel regno), ai ristoranti e alle aree pubbliche misti (fino a qualche tempo fa in Arabia Saudita era vietato accompagnarsi con persone dell’altro sesso che non fossero familiari), alla musica e al divertimento. Riforme che al principe hanno guadagnato il consenso dei giovani (che sono una fetta importante della popolazione) e hanno fatto sì che in Arabia Saudita le preoccupazioni sui diritti umani che tanto hanno turbato la società civile occidentale, venissero archiviate con un’alzata di ciglia.
Di tutto questo, Riad è vetrina e manifesto: l’aeroporto in questa visione è fondamentale. Quando si arriva al King Khalid una serie di nuovissimi totem accoglie il visitatore. Non c’è fila: basta passare un QR code del visto – che si ottiene online - sul lettore ottico e i cancelli si spalancano. Una cosa inconcepibile fino a qualche anno fa, quando per andare in Arabia Saudita occorrevano lettere di invito e mesi di colloqui. L’aeroporto è il simbolo dell’apertura, dell’efficienza, della modernità del regno nuovo firmato Mbs.
In realtà l’erede al trono non ha mai amato Riad: ma dalla città che prima di essere il cuore del regno saudita è stata la capitale della tribù degli Al Saud, fondatrice della nazione, più di tanto non può allontanarsi. Qui ci sono il governo, il parlamento, le ambasciate e quell’hotel Ritz Carlton trasformato nel simbolo fisico del suo potere, quando vi ha rinchiuso decine di familiari e uomini d’affari in una mega operazione anti-corruzione. Così anche se appena può scappa nel deserto o sul Mar Rosso, è Riad la vetrina del progetto di rivoluzione dell’Arabia saudita voluto da Mohammed bin Salman.
E la sua capitale internazionale: moltissimi stranieri che lavorano in Arabia Saudita e qui hanno investito vivono nella capitale. Non soltanto quelli che da sempre vivono nel quartiere diplomatico – nuovo centro della movida, colpito in primavera da missili iraniani puntati con tutta probabilità contro l’ambasciata americana – ma le migliaia di persone che in città si sono trasferite per avere accesso a qualche fetta della grande torta della modernizzazione saudita: trasporti, cultura, formazione, turismo. Settori che negli ultimi anni hanno arricchito italiani, francesi, inglesi e americani: la maggior parte dei quali sogna Gedda e la sua atmosfera liberale, ma poi fa base a Riad perché qui ci sono i ministeri e gli uffici principali delle società principali. E perché considerata un posto sicuro: fino a ieri.