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Trump shock su Zelensky: “Al Paese serve un nuovo leader”. E la svolta sconvolge la Ue

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Affondo all’indomani del patto sul gasolio russo: “Volodymyr crea problemi al mondo”. Kiev incredula: “Parole ciniche”. I russi festeggiano. Kallas: “Difenderemo l’Ucraina
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BRUXELLES – «In Ucraina serve un nuovo presidente». Donald Trump silura senza mezzi termini Volodymyr Zelensky. Evidentemente la telefonata di venerdì scorso con Vladimir Putin non si è limitata al solo commercio dei carburanti e del diesel. Dalle parole del presidente americano si capisce che il gasolio è frutto di un baratto con la testa del leader ucraino. «Zelensky – attacca l’inquilino della Casa Bianca prima di partire per il Tennessee - avrebbe potuto porre fine a questa guerra in molte occasioni, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori». Quindi il suo suggerimento, è quello di eleggere un presidente che «stringa un’intesa: per non so quale ragione Zelensky non fa mai accordi». E, come se il suo alleato principale fosse la Russia e non l’Europa, rivolge a Kiev un invito piuttosto singolare: «La smetta di colpire la raffinerie russe. Gli abbiamo detto che poteva fare quello che vuole, ma di evitare di colpire le raffinerie perché avrebbe causato un problema mondiale. G…

BRUXELLES – «In Ucraina serve un nuovo presidente». Donald Trump silura senza mezzi termini Volodymyr Zelensky. Evidentemente la telefonata di venerdì scorso con Vladimir Putin non si è limitata al solo commercio dei carburanti e del diesel. Dalle parole del presidente americano si capisce che il gasolio è frutto di un baratto con la testa del leader ucraino. «Zelensky – attacca l’inquilino della Casa Bianca prima di partire per il Tennessee - avrebbe potuto porre fine a questa guerra in molte occasioni, vuole creare problemi al mondo e agli agricoltori». Quindi il suo suggerimento, è quello di eleggere un presidente che «stringa un’intesa: per non so quale ragione Zelensky non fa mai accordi». E, come se il suo alleato principale fosse la Russia e non l’Europa, rivolge a Kiev un invito piuttosto singolare: «La smetta di colpire la raffinerie russe. Gli abbiamo detto che poteva fare quello che vuole, ma di evitare di colpire le raffinerie perché avrebbe causato un problema mondiale. Gli abbiamo detto di non colpire il gasolio russo, e cosa ha fatto? Ha colpito il diesel russo».

Prova che il colloquio con il capo russo ha avuto ben altra sostanza richiamando di fatto la stretta di mano di un anno fa in Alaska. Ed è anche la dimostrazione del momento di difficoltà del Tycoon in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre.

Che la parti si siano improvvisamente invertite è plasticamente rappresentato dalle dichiarazioni di Kiev e di Mosca. La prima accusa Trump di essere «cinico inventando che Zelensky abbia avuto l’opportunità per porre fine alla guerra». La seconda, attraverso il suo negoziatore Kirill Dmitriev, ha definito il presidente americano «iconico e storico» e pubblica su X una falsa copertina del Time con la scritta “The Endgame”, fine dei giochi.

Una linea che sta letteralmente sconvolgendo l’Europa. Già la revoca delle sanzioni a Mosca sul carburante aveva creato un certo sconcerto, ma questa posizione viene considerata a Bruxelles e dalla stragrande maggioranza delle capitali europee un vero e proprio attacco alla sicurezza del Vecchio Continente. Anche perché Washington ha addirittura ammonito l’Ucraina che questi attacchi possono mettere a rischio la condivisione delle informazioni di intelligence. Un vero e proprio colpo.

Giovedì prossimo Zelensky sarà ospite del Consiglio europeo e a questo punto la sua presenza assumerà un significato ulteriore. Uno dei timori principali che sta emergendo nelle discussioni informali riguarda l’incolumità di Zelensky. Perché non contare sulla copertura tecnologica e di intelligence americana la mette automaticamente in pericolo. Con ogni probabilità nel documento finale del Consiglio europeo, allora, non solo verrà confermata la «pressione» sul Cremlino, ma è allo studio una nuova formulazione per esplicitare la differenza di impostazione rispetto agli States e per rammentare che gli aggressori sono i russi.

L’Unione, insomma, respinge la linea trumpiana. «Continueremo – è la posizione di Commissione e Consiglio europeo – a sostenere Kiev». Già commentando la scelta di comprare il diesel russo, la portavoce di Palazzo Berlaymont ieri era stata piuttosto netta: «L’Ue sta riducendo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi e continuerà a farlo con determinazione». E ha aggiunto: «L’Europa conosce fin troppo bene i costi nascosti legati all’eccessiva dipendenza dagli idrocarburi russi. E l’Europa non vuole alimentare la guerra della Russia contro l’Ucraina».

L’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha rincarato la dose: «La sospensione delle sanzioni sul diesel russo garantisce a Mosca entrate aggiuntive per finanziare la guerra. Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà». Per questo lunedì prossimo verrà approvato un altro pacchetto di sanzioni contro la macchina bellica russa. E tra i più convinti in questo senso c’è la Germania.

La distanza tra Europa e Usa si sta allargando sempre più.

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