Scacco Houthi al terminal di Riad, rappresaglia saudita sullo Yemen
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – La guerra fra l’Arabia saudita e gli Houthi rischia di allargarsi e di far precipitare tutta la regione in una nuova fase di crisi acuta. Ieri, dopo l’attacco che sabato ha ucciso 12 persone e ne ha ferite 300 presso l’aeroporto King Fahd di Riad, lo scalo è stato di nuovo preso di mira dalle milizie ribelli yemenite: il nuovo raid ha provocato solo alcuni feriti - confermate dall’autorità generale dell’aviazione saudita, che però non ne ha specificato il numero - perché piste e terminal erano stati chiusi sabato, ma si è trattato di un altro smacco enorme per il governo saudita, che nei prossimi giorni avrebbe dovuto ospitare i maggiori esponenti del settore dell’energia a livello mondiale ma si è visto costretto a cancellare l’appuntamento. Il nuovo bombardamento, peraltro, è stato seguito da un secondo attacco, stavolta mirato allo scalo di Dammam, sul Golfo Persico, vicino al confine con Bahrain e Qatar.
TEL AVIV – La guerra fra l’Arabia saudita e gli Houthi rischia di allargarsi e di far precipitare tutta la regione in una nuova fase di crisi acuta. Ieri, dopo l’attacco che sabato ha ucciso 12 persone e ne ha ferite 300 presso l’aeroporto King Fahd di Riad, lo scalo è stato di nuovo preso di mira dalle milizie ribelli yemenite: il nuovo raid ha provocato solo alcuni feriti - confermate dall’autorità generale dell’aviazione saudita, che però non ne ha specificato il numero - perché piste e terminal erano stati chiusi sabato, ma si è trattato di un altro smacco enorme per il governo saudita, che nei prossimi giorni avrebbe dovuto ospitare i maggiori esponenti del settore dell’energia a livello mondiale ma si è visto costretto a cancellare l’appuntamento. Il nuovo bombardamento, peraltro, è stato seguito da un secondo attacco, stavolta mirato allo scalo di Dammam, sul Golfo Persico, vicino al confine con Bahrain e Qatar.
Riad ha risposto agli attacchi bombardando a sua volta, per il secondo giorno consecutivo, l’aeroporto di Sanaa e alcune delle strutture di telecomunicazioni attorno alla capitale dello Yemen, ma il timore vero è che una risposta più decisa possa arrivare nelle prossime ore o nei prossimi giorni. L’Arabia saudita è legata da un patto di difesa comune con Turchia e Pakistan: finora l’accordo - siglato alla Mecca nei mesi scorsi - non è mai diventato operativo: il timore è che se gli attacchi degli Houthi andranno avanti i due Paesi possano essere coinvolti. Non solo: Mohammed bin Salman aveva già chiesto in passato l’aiuto degli Stati Uniti contro gli Houthi. Donald Trump aveva rifiutato, consapevole che i repubblicani arrivano alle elezioni di midterm (in programma il 3 novembre) indeboliti dalla guerra lanciata contro l’Iran, ma è difficile capire per quanto tempo possa continuare a farlo se l’alleato saudita resterà sotto scacco. Ieri la Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente avrebbe parlato con il principe ereditario ma non è chiaro se e quando la chiamata sia avvenuta.
Ciò che è chiaro è che l’escalation minaccia il precario equilibrio che si era venuto a creare con il cessate il fuoco fra Iran e Stati Uniti. Questo non solo a livello bellico - se gli Usa intervenissero in Yemen potrebbe riaccendersi anche il fronte iraniano - ma anche energetico: con lo stretto di Hormuz ridotto a un contagocce, il passaggio per Bab el Mandeb - lo stretto che va verso il Mar Rosso e che qualche settimana fa è stato conquistato dagli Houthi - è vitale per il commercio mondiale, in particolare per il settore energetico. Finora gli Houthi hanno bloccato le petroliere saudite ma le altre sono riuscite a passare: un attacco americano renderebbe il passaggio più complesso.
A guardare la situazione da vicino c’è anche Israele. Ieri mattina i giornali raccontavano di come il rischio di una nuova guerra fosse preso in seria considerazione dall’establishment militare, che avrebbe raccomandato al governo di limitare qualunque nuovo intervento militare alla vigilia delle elezioni del 27 ottobre. E con la situazione in Cisgiordania sempre più tesa. Ma se la crisi fra Iran e Usa tornerà a farsi acuta non c’è nessuna certezza che questo Paese possa restarne completamente immune.