PARIGI – «Sono il candidato della sinistra democratica che potrà battere l’estrema destra». Raphaël Glucksmann festeggia la vittoria alle primarie e lancia subito la sfida per l’Eliseo. L’eurodeputato ha conquistato la candidatura con oltre il 66 per cento dei voti, liquidando già al primo turno i quattro avversari, a cominciare dal segretario socialista Olivier Faure, fermo al 14 per cento. «La democrazia ha parlato, il risultato è senza appello» proclama Glucksmann, che promette una «rifondazione della sinistra» e soprattutto una doppia rottura: «Con il macronismo e con l’egemonia di Jean-Luc Mélenchon sulla gauche». La sfida è però soprattutto all’estrema destra, in testa ai sondaggi per le presidenziali di aprile 2027. «Non permetteremo a Marine Le Pen di vincere. Batteremo l’estrema destra, i putinisti e i trumpisti».
Per la prima volta il partito socialista non avrà un candidato proveniente dalle proprie file alle presidenziali. Nelle ultime due elezioni, i socialisti avevano to…
PARIGI – «Sono il candidato della sinistra democratica che potrà battere l’estrema destra». Raphaël Glucksmann festeggia la vittoria alle primarie e lancia subito la sfida per l’Eliseo. L’eurodeputato ha conquistato la candidatura con oltre il 66 per cento dei voti, liquidando già al primo turno i quattro avversari, a cominciare dal segretario socialista Olivier Faure, fermo al 14 per cento. «La democrazia ha parlato, il risultato è senza appello» proclama Glucksmann, che promette una «rifondazione della sinistra» e soprattutto una doppia rottura: «Con il macronismo e con l’egemonia di Jean-Luc Mélenchon sulla gauche». La sfida è però soprattutto all’estrema destra, in testa ai sondaggi per le presidenziali di aprile 2027. «Non permetteremo a Marine Le Pen di vincere. Batteremo l’estrema destra, i putinisti e i trumpisti».
Per la prima volta il partito socialista non avrà un candidato proveniente dalle proprie file alle presidenziali. Nelle ultime due elezioni, i socialisti avevano toccato i minimi storici. Benoît Hamon si era fermato al 6 per cento nel 2017 e Anne Hidalgo era precipitata all’1,75 per cento nel 2022. Questa volta i militanti socialisti e i simpatizzanti iscritti alla consultazione hanno scelto il leader di una formazione alleata, Place publique, fondata appena otto anni fa. Ségolène Royal, ex candidata socialista all’Eliseo nel 2007, si è fermata al 7,62 per cento, mentre Jérôme Guedj ed Emmanuel Maure, che incarnavano l’ala più a sinistra, hanno raccolto ciascuno poco meno del 6 per cento. Hanno partecipato oltre 120mila persone, con un’affluenza vicina al 90 per cento degli iscritti abilitati al voto elettronico.
L’immagine della serata è però quella di una famiglia politica tutt’altro che riconciliata. Nella foto di gruppo con Glucksmann, gli altri candidati mostrano sorrisi tirati e una freddezza che contrasta con l’entusiasmo dei sostenitori dell’eurodeputato. Faure riconosce una «maggioranza molto chiara» a favore del vincitore ma insiste sulla necessità di costruire alleanze. «Vinceremo queste presidenziali con la sinistra unita», avverte il segretario socialista. «Senza questa galassia che ho cercato di rappresentare, nessuna trasformazione sociale ed ecologica è immaginabile». Ancora più esplicita Royal, che durante la campagna aveva definito Glucksmann uno «stagista della politica». L’ex ministra si dice «molto delusa» dal risultato e chiede di costruire «un’unione delle forze di sinistra prima di rivolgersi al centro».
Glucksmann vuole invece chiudere la stagione del cosiddetto campo largo con Mélenchon, dopo le alleanze alle ultime legislative. «Non siamo qui per vincere una disputa interna alla sinistra. Siamo qui per vincere le elezioni presidenziali», ribatte. Il leader della France Insoumise, che ieri ha radunato circa 10mila persone in un comizio a Clermont-Ferrand, resta un concorrente ingombrante. Gli ultimi sondaggi presidenziali continuano ad attribuirgli più intenzioni di voto rispetto a Glucksmann, accreditato tra il 11 e il 13 per cento prima della vittoria alle primarie. Il progetto di Glucksmann è rimanere autonomo tanto dalla France Insoumise quanto dall’eredità politica di Emmanuel Macron. Ma questa linea rischia di allontanare altre componenti della gauche e le divisioni possono pesare anche sull’organizzazione della campagna del nuovo candidato all’Eliseo. Glucksmann ha conquistato la candidatura, ma non controlla la macchina del partito socialista, con la sua rete di federazioni, militanti, amministratori locali e risorse finanziarie. Per affrontare una competizione nazionale avrà bisogno di mobilitare proprio l’apparato guidato da Faure, che ha appena sconfitto.