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Le carte di Zelensky in attesa di midterm: profilo basso e caccia al sostegno degli alleati

(afp)

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Dopo il nuovo attacco di Trump, il presidente ucraino sceglie la strategia della pazienza. “Sta affrontando il momento più difficile dal 2022”
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Profilo basso, e attendere che passi la nottata. L’ennesimo agguato a sorpresa di Trump, una perfetta riedizione della “catastrofe” nello Studio Ovale a febbraio dello scorso anno, costringe l’impetuoso Zelensky a rispolverare tutta la pazienza con cui aveva ricostruito lentamente un rapporto che pareva demolito per sempre.

“Penso sia il momento più difficile per lui dal 2022 – dice a Repubblica Ruslan Bortnyk, direttore dell’Istituto di Politica di Kiev – perché l'Occidente è diviso tra l’Europa e l’amministrazione repubblicana degli Stati Uniti, e l’Ucraina appare esausta. Zelensky sta cercando un sostegno aggiuntivo dagli alleati europei”, e punta a limitare i danni per arrivare alla conclusione delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: “Mancano soltanto tre settimane – continua Bortnyk – la sua speranza è che con un riequilibrio dei rapporti di forza negli Stati Uniti questo atteggiamento negativo nei confronti dell’Ucraina e di Zelensky personalmente possa cambiare”.

Dunq…

Profilo basso, e attendere che passi la nottata. L’ennesimo agguato a sorpresa di Trump, una perfetta riedizione della “catastrofe” nello Studio Ovale a febbraio dello scorso anno, costringe l’impetuoso Zelensky a rispolverare tutta la pazienza con cui aveva ricostruito lentamente un rapporto che pareva demolito per sempre.

“Penso sia il momento più difficile per lui dal 2022 – dice a Repubblica Ruslan Bortnyk, direttore dell’Istituto di Politica di Kiev – perché l'Occidente è diviso tra l’Europa e l’amministrazione repubblicana degli Stati Uniti, e l’Ucraina appare esausta. Zelensky sta cercando un sostegno aggiuntivo dagli alleati europei”, e punta a limitare i danni per arrivare alla conclusione delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: “Mancano soltanto tre settimane – continua Bortnyk – la sua speranza è che con un riequilibrio dei rapporti di forza negli Stati Uniti questo atteggiamento negativo nei confronti dell’Ucraina e di Zelensky personalmente possa cambiare”.

Dunque poche dichiarazioni, e rispettose; bisogna evitare ogni polemica, e intanto cercare conferme e appoggio esplicito degli alleati; e occorre mostrarsi disponibili ad assecondare tutte le idee del tycoon, facendo però attenzione a innestare tutti i “ma” e i “però” necessari per scongiurarle di fatto. Le elezioni? “Se Trump convince Putin a cessare il fuoco per due mesi noi siamo certamente pronti a votare”, dice il presidente. Tregua energetica? “Non sapevamo che fosse in vigore, ma siamo pronti a rispettarla… se lo fanno anche i russi”.

Nel frattempo, stringere le fila per salvare il salvabile: i finanziamenti e gli aiuti europei e dei volenterosi non bastano senza l’appoggio indispensabile dell’intelligence americana, senza Starlink e le forniture di armamenti statunitensi attraverso il programma Purl, soprattutto gli intercettori Patriot. Sono le principali leve del possibile ricatto del tycoon per convincerlo alle famose “concessioni”, che vorrebbe estorcergli per firmare la pace con Mosca.

La prima reazione all’annuncio a sorpresa dell’accordo sul diesel russo era stata istintiva, irritata. Lo aveva definito “ingiusto e disonesto”, e “un regalo di compleanno per Putin”. Esattamente ciò che Trump non sopporta, ed ecco l’affondo politico: l’Ucraina dice il presidente americano, dovrebbe avere un nuovo presidente capace di raggiungere un accordo, E gli intima di fermare gli attacchi alle raffinerie russe. Ma la linea americana non è compatta neppure al Congresso: sette senatori, quattro repubblicani e tre democratici, hanno chiesto di ritirare l’accordo sul diesel perché viola la legge americana.

Di fronte alle sparate e agli annunci caotici di Trump, come la tregua energetica proclamata a loro insaputa (poi ridimensionata dalla Casa Bianca a una proposta limitata in una prima fase alle raffinerie, mai accettata da Kiev), Zelensky fa buon viso a cattivo gioco. Annuncia di aver impartito alle forze armate tutte le disposizioni necessarie per un eventuale cessate il fuoco riguardante le infrastrutture energetiche: “Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco nel settore energetico. È una buona notizia per tutti, ma è importante che diventi realtà”, dice nel discorso serale, prendendo per buone le parole di Trump: “L'Ucraina è pronta a non colpire le infrastrutture energetiche russe, ci aspettiamo la stessa disponibilità da parte della Russia. Accogliamo favorevolmente un'intesa di questo tipo. Purtroppo, per tutta la giornata abbiamo avuto droni russi nei nostri cieli. Sono state colpite anche le nostre infrastrutture energetiche”.

Intanto il telefono è rovente. Ieri ha parlato con von der Leyen, con il presidente finlandese Stubb e il premier polacco Tusk, con il canadese Carney, con il segretario generale della Nato Rutte e con rappresentanti del Congresso americano. Nel colloquio con von der Leyen, Zelensky ha ricordato gli 1,24 miliardi di euro già ricevuti per la difesa e la conferma di altri circa 3 miliardi di aiuti militari da stanziare questa settimana. Ma sa di non poter fare a meno degli Stati Uniti: “Siamo pronti a fare tutto ciò che è necessario per porre fine alla guerra. Appoggiamo tutte le iniziative dei nostri partner che possano aiutarci. Ci aspettiamo dettagli chiari sul dialogo tra Stati Uniti e Russia e che Putin mantenga le promesse fatte al presidente Trump”.

Quanto alla mina delle elezioni, Zelensky la disinnesca con la disponibilità a organizzarle a condizione di un cessate il fuoco completo di almeno 60 giorni. Un miraggio, al momento: Mosca ha già escluso categoricamente più volte l’ipotesi di una tregua preventiva, e Zelensky ha insistito anche ieri sull’impossibilità di convocare elezioni nelle condizioni attuali. È nell’occhio del ciclone, ma non è rimasto “senza carte” come Trump gli aveva detto nella Sala Ovale. Il fronte tiene, e gli attacchi in Russia fanno male. Asseconda, aspettando che Trump si plachi, ma nessun reale passo indietro in attesa del verdetto delle midterm. E avanti tutta, insieme all’Europa, con sanzioni sempre più dure per Mosca.

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