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Lavrov: “Zelensky non merita la tregua”. Ma si tratta sullo stop ai raid sulle centrali

(reuters)

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La proposta Usa: “Iniziamo tutelando le raffinerie”. No del Cremlino alla pausa per consentire le elezioni: “Al massimo un giorno”
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«Domenica «siamo stati giorno e notte senz’acqua, ieri senza luce», raccontano dal centro di Kiev. È l’effetto degli ultimi attacchi russi durante la presunta tregua energetica, proclamata da Trump all’insaputa di russi e ucraini. Il presidente americano ha intimato a Zelensky di smettere di colpire le raffinerie russe e ha suggerito agli ucraini di scegliersi un altro presidente per concludere un accordo con Mosca; ma dietro lo scontro c’è una partita diplomatica capace di influire sull’andamento della guerra.

A Mosca il ministro degli Esteri Lavrov sostiene che Zelensky «non si è meritato una pausa». Il portavoce del Cremlino, Peskov, respinge anche la proposta ucraina di 60 giorni di tregua per le elezioni. Putin, concede, è disposto a sospendere i bombardamenti solo nel giorno del voto: «Non vogliamo una tregua ma una pace duratura». «Con tutto il rispetto per Trump, è il nostro popolo ad avere il diritto di scegliere il proprio leader», taglia corto Zelensky.

Ma la tregua propost…

«Domenica «siamo stati giorno e notte senz’acqua, ieri senza luce», raccontano dal centro di Kiev. È l’effetto degli ultimi attacchi russi durante la presunta tregua energetica, proclamata da Trump all’insaputa di russi e ucraini. Il presidente americano ha intimato a Zelensky di smettere di colpire le raffinerie russe e ha suggerito agli ucraini di scegliersi un altro presidente per concludere un accordo con Mosca; ma dietro lo scontro c’è una partita diplomatica capace di influire sull’andamento della guerra.

A Mosca il ministro degli Esteri Lavrov sostiene che Zelensky «non si è meritato una pausa». Il portavoce del Cremlino, Peskov, respinge anche la proposta ucraina di 60 giorni di tregua per le elezioni. Putin, concede, è disposto a sospendere i bombardamenti solo nel giorno del voto: «Non vogliamo una tregua ma una pace duratura». «Con tutto il rispetto per Trump, è il nostro popolo ad avere il diritto di scegliere il proprio leader», taglia corto Zelensky.

Ma la tregua proposta dagli americani sarebbe più articolata di come Trump l’ha annunciata. Secondo Axios dovrebbe limitarsi inizialmente alle raffinerie e solo in una seconda fase riguarderebbe le centrali e le reti elettriche ucraine. La Russia però ha una trentina di grandi raffinerie, e l’Ucraina attualmente nemmeno una pienamente operativa. Una disparità tale da rendere questa scaletta inaccettabile per Kiev.

Però si tratta. Mosca non ha confermato né smentito l’accordo annunciato da Trump sull’energia. «I contatti proseguono. Non appena avremo qualcosa da comunicare, vi informeremo», dice Peskov rifiutando di chiarire se la formula sia quella di un accordo limitato inizialmente alle raffinerie. Zelensky invece prende in parola Trump. Una tregua energetica proteggerebbe l’Ucraina da un incubo invernale: «Siamo pronti a rispettarla se la Russia farà altrettanto, ma i raid sulle centrali continuano. Evidentemente Putin non legge il Truth Social», ironizza. Però fa un passo avanti: «Sosteniamo l’idea. Siamo pronti a firmare garanzie. Può diventare un passo importante verso la fine della guerra, se gli americani si assicureranno che la Russia la rispetti».

Secondo il Kyiv Independent, che cita fonti ucraine e americane, Mosca ha subordinato la disponibilità a discutere la tregua energetica a una riduzione delle sanzioni occidentali. Dmitriev avrebbe sollevato la questione durante i colloqui negli Stati Uniti a settembre. E vorrebbe collegarla a un’intesa sul Mar Nero, mentre annuncia di aver colpito tre mercantili diretti ai porti ucraini sostenendo che trasportassero armi. Ciò che resta sul terreno, in queste tensioni diplomatiche, sono le «sei infrastrutture energetiche colpite», ieri, dai russi, i due morti ieri sera a Kiev e la ragazzina di 13 anni uccisa a Kramatorsk, nel Donbass, insieme alla mamma e alla nonna.

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