Najmeh Amini ha solo 23 anni. Studia contabilità e vive con la sua famiglia a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Per un post pubblicato sui social, e ritenuto “blasfemo” dalle autorità, è stata condannata a morte. “Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, ha detto in un messaggio fatto trapelare dal carcere di Vakilabad, dove è detenuta da gennaio.
Le organizzazioni per i diritti umani denunciano la condanna come un nuovo segnale dell’uso sempre più frequente della pena capitale da parte di Teheran per reprimere il dissenso e incutere timore nella popolazione. Secondo l’ong con sede a Oslo Iran Human Rights (Ihr), quest’anno sono già state eseguite oltre 600 esecuzioni. “Senza una forte risposta internazionale, rischiamo di assistere a un uso sempre più ampio della pena di morte per punire la libertà d’espressione”, ha scritto in un comunicato il direttore di Ihr, Mahmood Amiry-Moghaddam.
Amini, stesso cognome di Mahsa – la ragazza curda di 22 anni morta do…
Najmeh Amini ha solo 23 anni. Studia contabilità e vive con la sua famiglia a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Per un post pubblicato sui social, e ritenuto “blasfemo” dalle autorità, è stata condannata a morte. “Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, ha detto in un messaggio fatto trapelare dal carcere di Vakilabad, dove è detenuta da gennaio.
Le organizzazioni per i diritti umani denunciano la condanna come un nuovo segnale dell’uso sempre più frequente della pena capitale da parte di Teheran per reprimere il dissenso e incutere timore nella popolazione. Secondo l’ong con sede a Oslo Iran Human Rights (Ihr), quest’anno sono già state eseguite oltre 600 esecuzioni. “Senza una forte risposta internazionale, rischiamo di assistere a un uso sempre più ampio della pena di morte per punire la libertà d’espressione”, ha scritto in un comunicato il direttore di Ihr, Mahmood Amiry-Moghaddam.
Amini, stesso cognome di Mahsa – la ragazza curda di 22 anni morta dopo le percosse della polizia morale per una presunta violazione delle leggi sul velo che ha innescato le manifestazioni “Donna, Vita, Libertà” nel 2022 –, è stata arrestata a gennaio durante le proteste anti-governative, represse con forza dalle autorità. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano migliaia di morti e oltre 50.000 arresti. Amini è stata portata nel carcere di Vakilabad e la settimana scorsa è stata condannata a morte per "sab ol-nabi", “insulto al profeta". Né il rapporto dell’Ong né i media locali precisano quale fosse il contenuto del post e su quale piattaforma fosse stato pubblicato. In un procedimento diverso, Amini è stata anche condannata a 12 anni, sei mesi e un giorno per aver agito contro la sicurezza nazionale e aver diffuso propaganda contro il regime.
In Iran, l’articolo 262 del codice penale prevede la pena di morte per chi insulta il profeta Maometto. Ma ci sono alcune eccezioni, nell’articolo 263, per dichiarazioni rese in stato di ebrezza o senza dolo, per le quali la pena prevede fino a 74 frustate. Secondo il quotidiano iraniano Khorasan, Amini avrebbe dichiarato di aver pubblicato i commenti mentre era in preda ad allucinazioni, dopo aver assunto funghi allucinogeni con degli amici. La sua difesa ha contestato l’intenzionalità dell’offesa, parlando quindi di un “lapsus”. Ma il giudice ha respinto la ricostruzione. “Perché, in quello stesso stato allucinatorio, non ha insultato altri individui o oppositori del regime, come l'America e Israele?”, ha chiesto in tribunale.
La sentenza non è definitiva ed è soggetta ad appello presso la Corte Suprema iraniana. Le organizzazioni per i diritti umani si sono si appellate alla comunità internazionale per “chiedere che la condanna di Najmeh Amini venga annullata e una moratoria immediata su tutte le esecuzioni”, si legge nel comunicato di Iran Human Rights. “Sono una ragazza innocente, con tante speranze e sogni”, continua il messaggio della ragazza fatto trapelare dalla Ong. “Ho dei genitori che mi aspettano. Una famiglia che per la paura di perdermi sta trasformando le proprie notti in mattino”.