L’annuncio di Trump: “Al via esplorazioni estrattive nella nostra nuova e bella Groenlandia”
di Anna Lombardi«Hello Greenland!». Donald Trump ha dato il buongiorno agli abitanti della Groenlandia, con un fotomontaggio pubblicato nella notte americana sul suo social Truth dove si vede il suo faccione sbucare dall’inconfondibile panorama dell’isola più grande del mondo. Poi un post esplicativo, praticamente un annuncio: «Sto per iniziare un'esplorazione su larga scala di petrolio, gas e minerali nella nostra nuova e bellissima Groenlandia», scrive, attribuendo di fatto la proprietà dell’isola agli Stati Uniti.
«Alcuni esperti sostengono che la quantità di petrolio facilmente accessibile sia superiore a quella di ogni altra terra al mondo e, cosa ancora più importante, da un punto di vista della sicurezza per la difesa e l'offesa sia degli Stati Uniti d'America che dell'Europa, non ha eguali» senza però fornire ulteriori dettagli sull’operazione. E con buona pace del fatto che in realtà i ricercatori sostengono che l'estrazione di minerali e petrolio dal territorio della Groenlandia è estremame…
«Hello Greenland!». Donald Trump ha dato il buongiorno agli abitanti della Groenlandia, con un fotomontaggio pubblicato nella notte americana sul suo social Truth dove si vede il suo faccione sbucare dall’inconfondibile panorama dell’isola più grande del mondo. Poi un post esplicativo, praticamente un annuncio: «Sto per iniziare un'esplorazione su larga scala di petrolio, gas e minerali nella nostra nuova e bellissima Groenlandia», scrive, attribuendo di fatto la proprietà dell’isola agli Stati Uniti.
«Alcuni esperti sostengono che la quantità di petrolio facilmente accessibile sia superiore a quella di ogni altra terra al mondo e, cosa ancora più importante, da un punto di vista della sicurezza per la difesa e l'offesa sia degli Stati Uniti d'America che dell'Europa, non ha eguali» senza però fornire ulteriori dettagli sull’operazione. E con buona pace del fatto che in realtà i ricercatori sostengono che l'estrazione di minerali e petrolio dal territorio della Groenlandia è estremamente difficile e costosa, perché i principali giacimenti si trovano in zone remote al di sopra del Circolo Polare Artico, dove si estende una calotta glaciale polare spessa oltre un chilometro.
Anche la questione della “proprietà” è estremamente controversa: certo, il mese scorso, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno raggiunto un accordo volto a risolvere le tensioni sorte in seguito alle minacce di Trump di annettere l'isola, strategicamente importante, con la forza. Ma il documento firmato, che secondo Trump garantisce agli Stati Uniti il «controllo permanente» sulla sicurezza della Groenlandia, inizia con il riconoscimento della sovranità danese e del diritto all'autodeterminazione dei groenlandesi. E in realtà apporta solo piccole modifiche al trattato di Difesa del 1951 che già autorizzava gli Stati Uniti ad avere basi e truppe sull’isola. Petrolio o gas non sono mai menzionati, ma certo si riconosce la «cooperazione nel settore minerario e per lo sviluppo economico e la promozione di attività commerciali», senza fornire ulteriori dettagli. Tanto che proprio a Repubblica, l’esperto di diplomazia artica Marc Lanteigne aveva parlato di «patto oggetto di ampia interpretazione. Come è accaduto con l’Iran, l’accordo è vago ed è assolutamente possibile che le parti lo interpretino in modo diverso».
Nel suo post di mercoledì, Trump ha certo fatto accenno anche alla questione difesa: «Qualsiasi futuro attacco agli Stati Uniti dovrà necessariamente passare per la Groenlandia, dove la nostra Difesa abbatterà regolarmente droni, missili o qualsiasi altra forma di arma non ancora nemmeno concepita». Una reazione ufficiale da parte di Copenaghen e Nuuk non è ancora arrivata. Ma certo, sembra che, dopo l’accordo sul diesel con Vladimir Putin, annunciato da Trump la settimana scorsa, che tanto ha sconcertato europei ed ucraini, il presidente americano miri soprattutto a rassicurare i suoi concittadini in vista delle elezioni di midterm del prossimo 3 novembre, su cui – ormai lo sa bene – l’aumento dei prezzi dei beni alimentari e della benzina, provocato proprio dalla sua guerra in Iran. Il presidente, neanche troppo velatamente, spera di far scendere il prezzo del carburante alle pompe di benzina prima del voto. Ed è disposto a tutto pur di ottenerlo.