Albania, proteste in tutte le città. Gli studenti: “Rama dimettiti”, lui: “Agenti esterni”
di Alessia CanditoMolotov e pietre contro ministeri e palazzi istituzionali, assalti alle banche, cortei che attraversano non solo Tirana, ma anche Durazzo e Scutari. E quando sulla capitale cade la sera, inizia l’assedio al ministero dell’Interno, che si trasforma nel tentativo di prendere possesso del palazzo.
Dilaga la protesta in Albania, da tre giorni teatro di manifestazioni, che si ingrossano ora dopo ora, a dispetto di cannoni ad acqua, fumogeni, lacrimogeni e cariche usati per disperderle. Centinaia di giovani sono stati portati in ospedale, incluso 14 giornalisti che stavano coprendo le manifestazioni, a decine sono stati fermati, ma la protesta non si ferma.
La durissima reazione degli agenti, che ha spinto persino l’Unione europea a invitare pubblicamente gli agenti a “un’azione proporzionata e che rispetti i diritti fondamentali", non ha spaventato le piazze. Al contrario. Per il terzo giorno di fila, a migliaia si sono riversati in strada, incuranti dei blocchi.
In piazza ci sono gli studenti, ma le rivendicazioni di maggiori fondi per scuole e università pubbliche sono solo parte delle ragioni che li hanno portati in piazza. “È doloroso continuare a vivere in Albania. I miei genitori sono emigrati, mio fratello e mia sorella sono emigrati, io qui non ho più nessuno, neanche la speranza. Loro si arricchiscono con le nostre tasse, comprano ville, appartamenti, a noi l’unica strada che resta è quella di andare via”, spiega una studentessa in un filmato diventato virale.
Inflazione che ha eroso salari e le poche borse di studio, disoccupazione dilagante, corruzione sistemica, hanno fatto da brace. La protesta degli ambientalisti, da più di cento giorni in piazza contro il megaresort che la Affinity partners di Jared Kushner, il genero di Trump, vorrebbe tirare su in un’isola protetta, l’ha alimentata, insieme agli li scandali che hanno toccato anche l’entourage più stretto del premier Edi Rama, non ultimo quello che ha travolto la superdirigente Vlora Hyseni, che lui aveva voluto al vertice dei servizi segreti, accusata per corruzione. La repressione dei primi cortei è stata la benzina che ha alimentato l’incendio, adesso l’Albania è in fiamme.
“Quando è troppo è troppo” è lo slogan che rimbalza nelle piazze che non si scioglieranno – hanno confermato anche oggi gli studenti – fin quando non arriveranno le dimissioni del premier Rama. Possibilità che lo storico oppositore e ex premier e presidente Sali Berisha ne approfitti, cavalcando la protesta? Scarse o nulle. Anche lui e i suoi sono nel mirino dei cortei.
Dopo giorni di silenzio, questa mattina, con un video che lo mostra nel cortile di una scuola danneggiata, Rama ha respinto l’ipotesi di mollare. “La mia responsabilità è ascoltare, affrontare le preoccupazioni legittime e far progredire l'Albania. Qualsiasi altra scelta rappresenterebbe un tradimento nei confronti degli albanesi, che mi hanno conferito un solido mandato per portare a termine i negoziati per l'adesione all'Unione Europea", ha affermato”, ha detto alla Reuters. E contro la piazza ha puntato il dito, parlando di “infiltrazioni esterne”. Medesima accusa è arrivata dal capo della polizia, al centro delle critiche nazionali e internazionali per le violente modalità di repressione delle proteste. Ancora benzina sul fuoco.
"Questo governo è corrotto, guidato e gestito da un primo ministro corrotto", ha detto Lulzim Tanushi, un avvocato che partecipa alla protesta. "Da quando Rama è salito al potere, ha abusato della vita delle persone e l'ha rovinata; ecco perché la gente esprime la propria rabbia: perché in precedenza non è stata ascoltata".
Panchine divelte e trascinate in mezzo agli incroci per creare barricare, strade svuotate dei sampietrini lanciati contro banche, edifici pubblici o governativi, stazioni di polizia. Imponenti nuvole di fumo che si alzano verso il cielo, odore di bruciato. Le immagini che arrivano dal centro di Tirana per la terza sera consecutiva raccontano quasi uno scenario di guerra. "Da qui non ce ne andiamo”; urlano i manifestanti davanti al ministero dell’Interno. Tirana si prepara all’ennesima notte di scontri.