Dicono siano rimaste 1.700 anime disperse a Oleshky, la città fantasma di cui hanno parlato il Papa e Putin, infestata di droni e mine. Ci vivevano in 25mila, prima che i russi la conquistassero all’indomani dell’invasione, nel febbraio del 2022. E’ esattamente di fronte a Kherson, dall’altra parte del fiume Dnipro. Il problema dei civili, oggi, non è più solo sopravvivere ai bombardamenti: devono riuscire a trovare il pane, ma le vie d’accesso sono sotto tiro costante e i soccorsi non riescono a entrare. La Russia accusa gli ucraini di impedire i rifornimenti; Kiev denuncia il blocco delle evacuazioni da parte delle forze occupanti. Le Ong indipendenti hanno documentato una situazione umanitaria gravissima, confermata da entrambe le parti in guerra, e attacchi che tengono in costante pericolo la popolazione.
Foto e riprese recenti documentano la situazione drammatica della città, praticamente distrutta dopo quasi 5 anni di guerra. Oggi, secondo la stima di diverse fonti internazionali ci vivono ancora 47 bambini. A novembre 2022, quando le forze ucraine riconquistarono Kherson, Oleshky divenne prima linea delle forze russe che tra le marcite del Dnipro cercavano di impedire agli ucraini di attraversare il fiume per riconquistare il sud in direzione della Crimea. Da una parte del fiume c’erano le linee ucraine, dall’altra quelle russe. E da entrambe le parti, nel capoluogo Kherson come nella piccola Oleshky, continua a scorrere il sangue dei civili.
Nel giugno 2023 l’inondazione provocata dalla distruzione della diga di Kakhovka - di cui russi e ucraini si rimpallano le responsabilità, ma inchieste come quella New York Times basate su riscontri tecnici propendono per assegnare la colpa ai primi - ha devastato anche Oleshky. L’isolamento della città è peggiorato progressivamente dall’anno scorso, per l’aumento drammatico di droni e la presenza di bombardamenti e mine.
L’Onu ha riscontrato grave scarsità di cibo e assistenza medica, strade e percorsi minacciati da mine e droni, attacchi contro civili e soccorritori, ambulanze che non riescono più a raggiungere regolarmente le case, malati e feriti che non possono essere evacuati. Dall’inizio dell’anno, secondo un rapporto Onu di fine giugno, a Oleshky e Hola Prystan - un altro paese di frontiera poco più giù lungo la sponda sinistra del fiume – sono stati uccisi almeno 29 civili. Ma Oleshky non è solo un fronte di guerra, è anche un perfetto teatro di scontro della propaganda. Il rapporto Onu riconosce che il suo territorio controllato dalle forze russe è percorso da droni lanciati dalle forze ucraine, e descrive attacchi come quello del 5 marzo contro persone in fila per ricevere cibo. A maggio, un attacco ha ucciso un soccorritore e un uomo intervenuto ad aiutarlo. Ma precisa di non avere potuto attribuire con certezza le responsabilità di ogni singolo attacco. Accanto ai civili e lungo le sponde del fiume si annidano le posizioni russe da cui partono gli attacchi quotidiani a Kherson, che gli ucraini definiscono “safari umano” accusando i russi di inseguire e uccidere deliberatamente i civili. E la situazione alimentare, raccontata da familiari di persone rimaste a vivere lì, è gravissima. La fame, e il rischio concreto di morirne, sono documentati. Russi e ucraini se ne rimpallano la responsabilità. Per il Cremlino la città è sotto un blocco imposto dall'Ucraina con droni, bombardamenti e mine che impediscono di ripristinare i servizi essenziali. Per Kiev è la Russia ad aver trasformato la città in una trappola, limitando le evacuazioni e l’accesso agli aiuti e impedendo agli abitanti di fuggire raggiungendo luoghi sicuri. L’Ucraina ha proposto tregue locali e organizzato consegne di cibo con i droni, ma accusa i russi di aver fatto di tutto per ostacolarle.
Vladimir Saldo, capo dell’amministrazione regionale russa nel territorio occupato, la scorsa settimana ha detto che Mosca avrebbe accolto proposte concrete capaci di ridurre le ostilità e migliorare le condizioni di vita degli abitanti, criticando la “campagna propagandistica internazionale” sul caso Oleshky e sostenendo che la maggior parte dei civili rimasti abbia scelto autonomamente di restare nella propria casa. Sostiene che dall’inizio dell’anno gli attacchi ucraini abbiano ucciso 68 civili nel distretto, di cui 29 in città. Il ministero degli Esteri russo accusa Kiev di usare i droni per bloccare la città attaccando i convogli umanitari.
Dmytro Lubinets, difensore civico ucraino, sostiene che Kiev abbia proposto alla Russia una tregua locale per evacuare i residenti, senza ottenere l’autorizzazione russa necessaria. Se ne parlava apertamente già a maggio, ma non si riuscì a organizzare un’evacuazione generale. Tetiana Hasanenko, responsabile dell’amministrazione municipale trasferita sul territorio controllato da Kiev, denuncia la distruzione quasi completa della città e dice che molti cittadini sopravvivono con scorte minime e non possono uscire senza rischiare la vita. Il ministro degli Esteri ucraino Sybiha attribuisce alla Russia la piena responsabilità della catastrofe e ha portato la questione nelle sedi internazionali, sostenendo che la Russia controllando il territorio abbia la responsabilità di assicurare la sopravvivenza degli abitanti.
Un rapporto di luglio di Human Rights Watch basato su interviste a residenti fuggiti conferma la situazione gravissima descrivendo però attacchi ucraini prolungati nella zona; e ha trovato “indizi credibili” di mine e droni ucraini anche sulle strade di Oleshky. Il 25 settembre un militare della 34ª brigata ucraina ha ammesso a Ukrainska Pravda che Kiev mina a distanza alcuni percorsi per impedire i rifornimenti militari russi, sostenendo però che la strada principale viene lasciata libera per i civili.