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Mar Nero, lampi di guerra: droni colpiscono quattro navi. La Nato prepara la risposta

(afp)

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Due petroliere centrate nelle acque rumene, sette marinai dispersi. “Azioni russe”. A giorni il summit del Consiglio atlantico
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È stata una notte di guerra sui confini della Romania: quattro navi civili sono state attaccate da droni, due delle quali sono state distrutte. Due delle petroliere si trovavano nelle acque territoriali di Bucarest; un’altra era a pochi chilometri mentre la quarta è stata colpita nei pressi del porto di Ismail, in quel tratto del Danubio che segna la frontiera con l’Ucraina. Le autorità romene non hanno ancora attribuito la responsabilità delle incursioni, ma fonti della Difesa hanno detto che nelle stesse ore almeno tre droni russi sono penetrati nello spazio aereo provocando l’intervento dei caccia F16 romeni e degli F18 spagnoli della Nato schierati a Costanza.

Mentre tutti guardavano al Baltico, ora sta crescendo il timore che il Cremlino voglia testare la coesione dell’Alleanza atlantica proprio sul Mar Nero. Da undici giorni prosegue un’escalation di raid che hanno colato a picco sette tra petroliere e mercantili davanti alle coste di Bulgaria e Romania, membri della Nato e dell…

È stata una notte di guerra sui confini della Romania: quattro navi civili sono state attaccate da droni, due delle quali sono state distrutte. Due delle petroliere si trovavano nelle acque territoriali di Bucarest; un’altra era a pochi chilometri mentre la quarta è stata colpita nei pressi del porto di Ismail, in quel tratto del Danubio che segna la frontiera con l’Ucraina. Le autorità romene non hanno ancora attribuito la responsabilità delle incursioni, ma fonti della Difesa hanno detto che nelle stesse ore almeno tre droni russi sono penetrati nello spazio aereo provocando l’intervento dei caccia F16 romeni e degli F18 spagnoli della Nato schierati a Costanza.

Mentre tutti guardavano al Baltico, ora sta crescendo il timore che il Cremlino voglia testare la coesione dell’Alleanza atlantica proprio sul Mar Nero. Da undici giorni prosegue un’escalation di raid che hanno colato a picco sette tra petroliere e mercantili davanti alle coste di Bulgaria e Romania, membri della Nato e della Ue. Ventitré marinai sono stati uccisi e altri sette da ieri mattina sono considerati dispersi: le speranze di ritrovarli diminuiscono di ora in ora.

«È ovvio che la Russia stia cercando di destabilizzare il Fianco Est della Nato e di indebolire il sostegno all’Ucraina», ha dichiarato il presidente romeno Nicușor Dan: «La situazione è grave e ci sarà una risposta». Prima però il capo di Stato — che non ha chiamato direttamente in causa Mosca — vuole esaminare tutte le informazioni sugli attacchi. La Nato ha confermato che la “Sea Destiny” e la “Yara J” sono state bersagliate nelle acque territoriali, mentre la “Wine Trader” era all’ancora a poca distanza all’interno della zona di interesse economico esclusivo. Erano ormeggiate in prossimità del canale di Surina, un corridoio strategico che unisce il Mar Nero al Danubio. Per il primo ministro bulgaro Rumen Radev la responsabilità dell’affondamento di due mercantili avvenuto martedì è «probabilmente russa»: «Non riteniamo che l’Ucraina colpisca le sue navi ma non abbiamo ancora ottenuto prove solide. Una delle navi incendiate adesso sta entrando in porto e potremo studiare i rottami dei droni».

Sul mare i piccoli velivoli teleguidati in volo a bassa quota sono praticamente invisibili: lasciano tracce labili sugli schermi radar e sulla costa balcanica non esiste una rete di sorveglianza militare in grado di avvistarli. I vertici dell’Alleanza atlantica però sono convinti che non si tratti di incidenti, ma di aggressioni deliberate. Gli ordigni hanno centrato con precisione le sale comando delle navi; in almeno due casi ci sono stati assalti sincronizzati di droni aerei e marittimi. L’obiettivo russo è chiaro: punta a paralizzare l’economia di Kiev, interrompendo i rifornimenti di petrolio e le esportazioni di grano che, dopo centinaia di bombardamenti sui terminal di Odessa, ora fanno rotta sui porti del Danubio. Mosca però non limita le azioni di guerra al confine ucraino: le ha allargate per centinaia di chilometri lungo tutta la fascia europea del Mar Nero, con una violenta prova di forza che non ha precedenti. Una sfida alla Nato, incapace finora di proteggere il Fianco Est dalle incursioni.

L’allerta nei comandi dell’Alleanza è alta. Ieri il segretario generale Mark Rutte ha avuto un incontro con il presidente romeno e con il premier bulgaro: «Adegueremo — ha detto Rutte — la nostra deterrenza e la nostra postura difensiva in base alle necessità». Il comandante militare, il generale statunitense Alexus G. Grynkewich, ha parlato con gli stati maggiori dei due Paesi. Il presidente romeno Dan ha sottolineato che le discussioni riguardano «le misure operative per proteggere le infrastrutture e garantire la sicurezza della navigazione». La questione sarà discussa nel Consiglio atlantico della prossima settimana: è l’organismo decisionale della Nato, che potrebbe lanciare una missione navale nel Mar Nero sul modello di quella schierata nel Baltico. Non è escluso pure un potenziamento delle squadriglie impegnate nella protezione dello spazio aereo: in Romania sono attive da anni, mentre in Bulgaria c’è stata la presenza temporanea di intercettori F15 americani e l’aviazione ha soltanto una manciata di caccia moderni. La mobilitazione potrebbe coinvolgere anche l’Italia, perché gli accordi atlantici prevedono un ruolo chiave delle nostre forze armate nei Balcani: attualmente guidiamo un battle group terrestre proprio nel territorio di Sofia.

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