La «tregua energetica» proclamata da Trump è andata definitivamente in fumo insieme a una parte della raffineria Rosneft di Ryazan, attaccata ieri da droni e missili ucraini 180 chilometri a sudest di Mosca: «Lo stop è finito. Abbiamo chiuso», dice Zelensky al Financial Times, seppellendo la breve pausa nei bombardamenti alle infrastrutture petrolifere russe concessa su richiesta della Casa Bianca. Il barometro torna a puntare sull’escalation: da Londra arriva la notizia di un nuovo invio di missili Storm Shadow, una fornitura discussa mercoledì fra Zelensky e il premier britannico Burnham. Per Londra servirà a Kiev per colpire basi militari usate per i bombardamenti.
La tregua energetica è finita, in pratica, prima di cominciare. In quattro giorni di presunto cessate il fuoco, Mosca aveva attaccato e demolito centrali e sottostazioni ucraine. Ieri Kiev ha smesso di attendere, e ha replicato. Il governatore della regione di Ryazan, Malkov, ha confermato l’incendio nell’impianto che va…
La «tregua energetica» proclamata da Trump è andata definitivamente in fumo insieme a una parte della raffineria Rosneft di Ryazan, attaccata ieri da droni e missili ucraini 180 chilometri a sudest di Mosca: «Lo stop è finito. Abbiamo chiuso», dice Zelensky al Financial Times, seppellendo la breve pausa nei bombardamenti alle infrastrutture petrolifere russe concessa su richiesta della Casa Bianca. Il barometro torna a puntare sull’escalation: da Londra arriva la notizia di un nuovo invio di missili Storm Shadow, una fornitura discussa mercoledì fra Zelensky e il premier britannico Burnham. Per Londra servirà a Kiev per colpire basi militari usate per i bombardamenti.
La tregua energetica è finita, in pratica, prima di cominciare. In quattro giorni di presunto cessate il fuoco, Mosca aveva attaccato e demolito centrali e sottostazioni ucraine. Ieri Kiev ha smesso di attendere, e ha replicato. Il governatore della regione di Ryazan, Malkov, ha confermato l’incendio nell’impianto che vale il 5% della capacità di raffinazione russa, e rifornisce la capitale. Putin minimizza l’impatto dei raid ucraini definendoli «nulla di significativo». Ma significativo è il cambio di passo di Zelensky: di fronte ai continui attacchi verbali di Trump, alle pressioni e ai ricatti della sua amministrazione, ha rinunciato al tentativo di assecondare il tycoon. E ora lo sfida apertamente.
Dopo essersi definito «tradito» da Trump, con il Financial Times Zelensky accusa Washington di aver tagliato la condivisione dei dati satellitari per non aver interrotto i raid sulle raffinerie. Dice di avere rispettato per giorni la richiesta americana, mentre la Russia continuava a martellare la rete energetica ucraina. Mosca nega, e accusa Kiev di aver colpito due impianti petroliferi già mercoledì. Ma è contro Washington che il presidente ucraino alza il tiro, furioso per l’accordo sul gasolio russo e per le notizie secondo cui Trump valuta un allentamento delle restrizioni anche sulle petroliere sanzionate. Critica l’ammirazione del presidente Usa per autocrati e super ricchi, a cominciare da Putin: «Dice che ama e rispetta persone del genere. Per lui, se qualcuno riesce a restare al potere 40 anni, significa che deve essere molto forte».
E dice che i militari di Kiev erano stati avvertiti dagli americani: «Se non interromperete gli attacchi, bloccheremo l’intelligence». Da allora l’Ucraina non ha più ricevuto gli allerta americani sui missili, e la costola militare del sistema satellitare Starlink ha introdotto limitazioni. Gli americani le attribuiscono a «problemi tecnici», e Trump nega di avere sospeso la condivisione. Ma Zelensky non è più disponibile a limitare gli attacchi ucraini in cambio del nulla: «Potete darmi missili per i Patriot?», dice chiedendoli in cambio della rinuncia agli attacchi alle raffinerie. Secondo Cnn l’Ucraina ha nuovamente esaurito gli intercettori: «I missili dell’ultimo attacco non sono stati intercettati per mancanza di munizioni», dice una sua fonte.
La Difesa ucraina conferma che Starshield, la versione militare del sistema Starlink di SpaceX, ha ripreso a funzionare dopo le restrizioni. Ma resterebbero in vigore i limiti di velocità. Elon Musk su X attacca Zelensky: «Il massacro continua... È ora che se ne vada», scrive. C’è poco da ricucire con Washington, per il presidente ucraino: «Non siamo stati noi a distruggere la relazione».
La notte scorsa la Russia ha lanciato 580 droni e due missili: «Ha intensificato gli attacchi dopo l’alleggerimento delle sanzioni», sostiene il presidente ucraino denunciando la coincidenza con le limitazioni ai sistemi satellitari: «Continueremo le operazioni a lungo raggio». Ieri Kiev sarebbe riuscita a distruggere 6 caccia russi usando i missili Neptune contro l’aeroporto militare di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh.