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Stati Uniti, le rivelazioni sul caso O.J. Simpson: ebbe un complice che si sbarazzò dell’arma

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A oltre trent'anni dall'omicidio di Nicole Brown Simpson e Ronald Goldman, il New York Times riapre il caso con documenti giudiziari finora segreti e una testimonianza che potrebbe gettare nuova luce sul delitto
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NEW YORK – O.J. Simpson aveva un complice, legato alla mafia italiana, che lo aveva aiutato a nascondere il coltello con cui aveva ucciso sua moglie Nicole Brown? E’ la tesi che avanza il New York Times, sulla base di documenti finora inediti e le testimonianze di alcun protagonisti di quello che almeno a Los Angeles era considerato il processo del secolo, peraltro rimasto senza un colpevole.

Il 12 giugno del 1994 Nicole e l’amico Ron Goldman era stati uccisi a coltellate nella sua casa di Los Angeles. Gli inquirenti avevano subito trovato una quantità di prove che puntavano il dito contro l’ex marito violento, dalle impronte delle sue scarpe sulla scena del delitto al guanto insanguinato, e quindi avevano chiesto di arrestarlo. L’ex campione di football era scappato, nascosto nel retro di un’auto guidata dal suo amico Al Cowlings, provocando un inseguimento della polizia sulle strade della California che l’America aveva seguito in diretta televisiva. Il processo sembrava destinato a …

NEW YORK – O.J. Simpson aveva un complice, legato alla mafia italiana, che lo aveva aiutato a nascondere il coltello con cui aveva ucciso sua moglie Nicole Brown? E’ la tesi che avanza il New York Times, sulla base di documenti finora inediti e le testimonianze di alcun protagonisti di quello che almeno a Los Angeles era considerato il processo del secolo, peraltro rimasto senza un colpevole.

Il 12 giugno del 1994 Nicole e l’amico Ron Goldman era stati uccisi a coltellate nella sua casa di Los Angeles. Gli inquirenti avevano subito trovato una quantità di prove che puntavano il dito contro l’ex marito violento, dalle impronte delle sue scarpe sulla scena del delitto al guanto insanguinato, e quindi avevano chiesto di arrestarlo. L’ex campione di football era scappato, nascosto nel retro di un’auto guidata dal suo amico Al Cowlings, provocando un inseguimento della polizia sulle strade della California che l’America aveva seguito in diretta televisiva. Il processo sembrava destinato a chiudersi rapidamente con una condanna, ma gli errori commessi dagli investigatori, i sospetti di pregiudizi razziali e l’abilità del collegio di difesa avevano portato invece alla clamorosa assoluzione. Simpson poi era stato riconosciuto colpevole in sede civile e obbligato a pagare i danni. In un libro di memorie intitolato "If I Did It" O.J., scomparso nel 2024, aveva lasciato intendere che se lui era l’assassino, non aveva agito da solo, e il New York Times ritiene di aver scoperto chi lo aveva aiutato.

Il sospetto si concentra su Joey Ippolito, cresciuto negli ambienti della mafia italiana in New Jersey, ma poi diventato amico dell’ex campione di football. Ippolito era stata arrestato e condannato negli anni Ottanta per traffico di droga, avendo aiutato il trasporto di 20 tonnellate di marijuana dalla Colombia a Long Island. Dopo tre anni di prigione si era trasferito a Los Angeles, dove gestiva il ristorante italiano PCH Bar & Grill, sul lungomare di Santa Monica. Così aveva conosciuto Cowlings ed era diventato amico anche di Simpson.

Si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e infatti Joey era stato nuovamente arrestato per traffico di cocaina nel 1992. Stavolta aveva ricevuto una condanna a 10 anni, finendo in una prigione della Florida. Era scappato durante un turno di lavoro ed era tornato a Los Angeles. Quando la polizia lo aveva rintracciato, pur di evitare un’altra lunga condanna aveva accettato di diventare un collaboratore. Così aveva aiutato gli investigatori a sgominare un importante traffico di droga, ma nello stesso tempo aveva raccontato anche il suo coinvolgimento nel caso Simpson, rivelando che il 12 giugno 1994 era sulla scena del delitto e lo aveva aiutato a nascondere l’arma usata per uccidere Nicole e Ron. Queste informazioni erano state trasferite agli inquirenti, ma non erano state prese sul serio, in parte perché erano arrivate molto tardi, dopo che i procuratori avevano già presentato il caso alla giuria.

Il New York Times ha rintracciato il fratello di Ippolito, Sam, che ha confermato la storia, aggiungendo alcuni dettagli. La sera del delitto infatti Joey era tornato a casa con le mani insanguinate e gli aveva chiesto di buttare una borsa, che conteneva il coltello. Sam ha poi ritrattato la sua versione, perché voleva essere compensato, e la procuratrice Marcia Clark ha detto che non ne era a conoscenza. Il caso dell’omicidio di Nicole Brown però è ancora aperto, perché non essendo stato trovato il colpevole, il Dipartimento di polizia di Los Angeles ha l’obbligo di continuare le indagini e seguire eventuali nuove piste. Come questa di Ippolito, che nel frattempo è morto, ma potrebbe aiutare a risolvere finalmente il processo del secolo.

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