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Israele, l’assist di Trump: “Appoggio Netanyahu, finiremo il lavoro in Iran”

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Incassato l’endorsement del tycoon, Bibi promette un ministero per Ben Gvir. Il centrista Gantz lascia la corsa elettorale
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GERUSALEMME – A sette giorni dal voto, l’endorsement via social di Donald Trump a Benjamin Netanyahu si arricchisce di una telefonata che il primo ministro, sapendo di giocarsi la carta più forte con l’elettorato israeliano, registra e diffonde. «Donald abbiamo un lavoro da finire e lo finiremo insieme, nessun altro lo farà», dice al presidente americano, toccando così una corda che fa vibrare la maggioranza della popolazione dello Stato ebraico: la guerra all’Iran, il nemico storico.

(afp)

Il sostegno pubblico di Trump è arrivato solo due giorni fa e Netanyahu cerca di capitalizzarlo, anche perché — secondo l’ultimo sondaggio di Kan, la televisione pubblica — la sua coalizione oggi otterrebbe 51 seggi, dieci in meno di quanti ne servono per avere la maggioranza della Knesset. Il blocco di opposizione, il cui capofila è Gadi Eisenkot, secondo la stessa rilevazione è a 52 seggi: vincerebbe facilmente s…

GERUSALEMME – A sette giorni dal voto, l’endorsement via social di Donald Trump a Benjamin Netanyahu si arricchisce di una telefonata che il primo ministro, sapendo di giocarsi la carta più forte con l’elettorato israeliano, registra e diffonde. «Donald abbiamo un lavoro da finire e lo finiremo insieme, nessun altro lo farà», dice al presidente americano, toccando così una corda che fa vibrare la maggioranza della popolazione dello Stato ebraico: la guerra all’Iran, il nemico storico.

(afp)

Il sostegno pubblico di Trump è arrivato solo due giorni fa e Netanyahu cerca di capitalizzarlo, anche perché — secondo l’ultimo sondaggio di Kan, la televisione pubblica — la sua coalizione oggi otterrebbe 51 seggi, dieci in meno di quanti ne servono per avere la maggioranza della Knesset. Il blocco di opposizione, il cui capofila è Gadi Eisenkot, secondo la stessa rilevazione è a 52 seggi: vincerebbe facilmente se accettasse l’alleanza con le due liste arabe, ma, al momento la linea non è cambiata. Perciò Netanyahu spera.

«Sei un leader straordinario del mondo libero, dell’America e il miglior amico che Israele abbia mai avuto e che mai avrà alla Casa Bianca», afferma al telefono con Trump. Il quale ricambia con un «sei un combattente, lo dimostreremo presto, penso che vincerai, sei l’uomo che voglio al mio fianco, Bibi». L’ipotesi che il conflitto con l’Iran possa riprendere prima del 27 ottobre, giorno delle elezioni, circola tra chi ritiene Netanyahu capace di qualsiasi cosa pur di non mollare la poltrona del potere, anche di provocare una reazione missilistica di Teheran che obbligherebbe a rimandare le elezioni. Dando così a lui più tempo di recuperare consenso.

(afp)

È una competizione all’ultimo voto. Nessuna delle due coalizioni si può permettere di perdere pezzi, il messaggio a tutti è «evitare la dispersione». Vanno lette in quest’ottica altre due novità di queste ore: Netanyahu che assicura, in caso di un settimo mandato, un posto «da ministro di peso» a Itamar Ben-Gvir, e Benny Gantz che, a sorpresa, si ritira dalla competizione.

Incassato il tanto atteso endorsement di Trump, il primo ministro ha dovuto sopire le voci che lo descrivono pronto a formare un governo di unità nazionale con Eisenkot, senza i Democratici di Yair Golan e senza la formazione di destra estrema del suprematista ebraico Ben-Gvir. Il quale punta al dicastero della Difesa e aveva accusato Netanyahu di essersi impegnato con alcuni Paesi dell’Ue per estrometterlo.

Il passo indietro di Gantz è dovuto al fatto che i sondaggi danno il suo partito centrista, Blu e Bianco, sotto la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. «Non mi candiderò alle prossime elezioni ma continuerò a lottare per l’unità», spiega l’ex capo di stato maggiore, entrato in politica nel 2018. In questo modo i suoi voti finiranno alla coalizione di opposizione.

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