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Raúl Castro, mandato di arresto Usa per l’omicidio di quattro americani

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L’accusa per l’abbattimento nel 1996 di due aerei Cessna da parte di Mig cubani . “Non fu un indicente, la prova negli audio scoperti da un giornalista. Diede lui l’ordine di fare fuoco”. Ma difficilmente verrà arrestato. “Il fratello del Lìder Máximo però non potrà lasciare l’isola”
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L’atto è concreto ma ha più che altro un valore simbolico. Dopo averlo formalmente incriminato nel giugno scorso, ieri il giudice Ariana Fajardo Orshan, dell’Undicesimo Distretto Giudiziario della Florida, ha emesso un mandato di cattura per omicidio nei confronti di Raúl Castro. La giustizia Usa lo considera direttamente responsabile della morte di quattro persone che si trovavano a bordo di due velivoli dell’associazione di esuli cubani “Soccorso ai Fratelli”. La vicenda risale al 24 febbraio del 1996. Quel giorno due aerei Cessna C-337 vennero abbattuti da due Mig dell’Aeronautica militare de L’Avana. Un terzo velivolo riuscì a fuggire per riparare in Florida da dove erano tutti decollati.

Si è sempre sospettato che l’ordine di lanciare i razzi che avevano colpito i due bimotori fosse arrivato dalle alte sfere del regime dell’isola caraibica. Ma non si sapeva chi fosse stato a darlo. Mancava la prova regina. Nel 2006 la trovò il giornalista cubano Wilfredo Cancio: una registrazione…

L’atto è concreto ma ha più che altro un valore simbolico. Dopo averlo formalmente incriminato nel giugno scorso, ieri il giudice Ariana Fajardo Orshan, dell’Undicesimo Distretto Giudiziario della Florida, ha emesso un mandato di cattura per omicidio nei confronti di Raúl Castro. La giustizia Usa lo considera direttamente responsabile della morte di quattro persone che si trovavano a bordo di due velivoli dell’associazione di esuli cubani “Soccorso ai Fratelli”. La vicenda risale al 24 febbraio del 1996. Quel giorno due aerei Cessna C-337 vennero abbattuti da due Mig dell’Aeronautica militare de L’Avana. Un terzo velivolo riuscì a fuggire per riparare in Florida da dove erano tutti decollati.

Si è sempre sospettato che l’ordine di lanciare i razzi che avevano colpito i due bimotori fosse arrivato dalle alte sfere del regime dell’isola caraibica. Ma non si sapeva chi fosse stato a darlo. Mancava la prova regina. Nel 2006 la trovò il giornalista cubano Wilfredo Cancio: una registrazione audio. Qualcuno gliela aveva data. Il referente perfetto: era corrispondente de "El Nuevo Heraldo” e si occupava proprio di affari cubani. Da anni lavorava al caso nonostante il fratello del leader Maximo si fosse già assunto la responsabilità sin dal 1996. Raúl Castro ammise l’episodio ma coprì i piloti dei due caccia. Sostenne che “avevano un ordine generale di non permettere di superare i nostri spazi aerei… hanno agito nella piena consapevolezza di eseguire gli ordini”.

Ma nel file audio reso pubblico da Cancio si sente distintamente la sua voce quando risponde ai piloti che chiedono come comportarsi con i due velivoli che si stavano avvicinando. “Bene, abbatteteli in mare quando appariranno; e non consultate chi ha l’autorità”, sono le sue parole. L’ordine, secondo questa registrazione, arrivò direttamente dal responsabile delle Forze armate cubane. E un ordine di Castro non si metteva in discussione. “Quello che è successo”, ha dichiarato James Uthmeier, procuratore generale della Florida, “non è stato un incidente, è stato un omicidio. Le prove dimostrano in modo inequivocabile che c’è stata una cospirazione”.

Il magistrato era apparso assieme a Jason Reding Quiñones, procuratore generale del Distretto Meridionale della Florida in una conferenza stampa tenuta presso la Facoltà di Giurisprudenza dello Stato. Di fronte alle domande dei giornalisti che chiedevano quali effetti avrebbe avuto il provvedimento restrittivo, Uthmeier ha dovuto ammettere che Raúl non potrà essere arrestato. Ma ha difeso la scelta ovviamente strumentale: “Anche se oggi non lo porteremo in prigione – per il momento, a meno di sorprese - questo ha delle conseguenze reali; non è solo un pezzo di carta”. Quindi ha precisato: “Il signor Castro non può semplicemente lasciare Cuba e circolare liberamente. Se per qualsiasi motivo dovesse finire in un paese amico, con cui abbiamo accordi di estradizione, verrà portato qui”.

Difficile pensare che un uomo che ha 95 anni, con il suo passato e il ruolo che ancora riveste come regista delle trattative con l’amministrazione Trump, portate avanti dal nipote, possa essere trascinato in manette davanti ai giudici della Florida. L’unico superstite di quella avventata iniziativa, Arnaldo Iglesias, 88 anni, ha spiegato di pensare ancora ai suoi quattro compagni periti in quell’abbattimento. Il gruppo stava conducendo operazioni di ricerca e salvataggio nel tratto di mare che collega Cuba agli Usa per assistere i “rafters”, i fuggitivi che su lanciavano in mare dall’isola decisi a raggiungere a nuoto la sponda opposta. Il mandato di cattura serve soprattutto a dare un po’ di giustizia a queste vittime e a placare la rabbia degli anticastristi di Miami che da mezzo secolo cercano vendetta. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito “ripugnante” il provvedimento. “Questa manovra orchestrata legalmente da parte di politici anti cubani contro Raúl e contro Cuba”, ha aggiunto, “merita la nostra ferma condanna”.

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