Dal ponte delle spie a Stephen Hubbard: la politica degli scambi tra Russia e Usa
di Enrico FranceschiniLONDRA – Dagli scambi di spie su un ponte di Berlino al tempo della Guerra Fredda si è passati agli accordi sul diesel. Così Stephen Hubbard, il cittadino americano catturato dalle truppe russe in Ucraina e condannato a sei anni di carcere con l’accusa di avere combattuto come mercenario al fianco delle truppe di Kiev, è stato rilasciato stamani per ordine di Vladimir Putin, pochi giorni dopo la decisione di Donald Trump di annullare le sanzioni che impedivano a Mosca di vendere carburante agli Stati Uniti. Secondo l’agenzia di stampa russa Novosti, Hubbard è stato trasferito immediatamente all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo per un volo verso gli Stati Uniti e il negoziatore americano Steve Witkoff, giunto in Russia per concludere la trattativa sul rilascio oltre che per un ennesimo tentativo di negoziati sulla guerra in Ucraina, ha ringraziato il capo del Cremlino.
Chi è Hubbard
Il 74enne Hubbard è un insegnante di scuola in pensione, cresciuto a Big Rapids, nello stato america…
LONDRA – Dagli scambi di spie su un ponte di Berlino al tempo della Guerra Fredda si è passati agli accordi sul diesel. Così Stephen Hubbard, il cittadino americano catturato dalle truppe russe in Ucraina e condannato a sei anni di carcere con l’accusa di avere combattuto come mercenario al fianco delle truppe di Kiev, è stato rilasciato stamani per ordine di Vladimir Putin, pochi giorni dopo la decisione di Donald Trump di annullare le sanzioni che impedivano a Mosca di vendere carburante agli Stati Uniti. Secondo l’agenzia di stampa russa Novosti, Hubbard è stato trasferito immediatamente all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo per un volo verso gli Stati Uniti e il negoziatore americano Steve Witkoff, giunto in Russia per concludere la trattativa sul rilascio oltre che per un ennesimo tentativo di negoziati sulla guerra in Ucraina, ha ringraziato il capo del Cremlino.
Chi è Hubbard
Il 74enne Hubbard è un insegnante di scuola in pensione, cresciuto a Big Rapids, nello stato americano del Michigan. Ha servito il suo Paese nella Air Force e nella Guardia Nazionale. Ha conseguito una laurea in inglese, la lingua che ha insegnato per 25 anni in Giappone, per poi trasferirsi a Cipro. Nel 2014 è andato a vivere a Izjum, una città di 40 mila abitanti in provincia di Kharkiv, nell’Ucraina orientale, dopo avere iniziato una relazione con una donna ucraina del luogo, secondo quanto ha raccontato sua sorella Patricia al Detroit News. All’epoca si manteneva con una pensione di appena 300 dollari al mese. Negli anni successivi ha diradato i contatti con i parenti in America: la sorella gli ha parlato per l’ultima volta nel 2021.
La cattura
Il 2014 è l’anno della prima invasione russa dell’Ucraina, quando le forze di Mosca si impossessarono della penisola di Crimea e di una parte del Donbass, avvicinandosi all’area in cui risiedeva Hubbard. Nel febbraio 2022 è iniziata la seconda, più massiccia invasione dell’esercito russo, che due mesi più tardi ha conquistato Izjum. È stato allora che l’americano è stato preso prigioniero: quando nel settembre dello stesso anno le truppe ucraine hanno ripreso la città, Hubbard era stato già portato via. Nonostante l’età avanzata, la magistratura russa sostiene che fosse al comando di un check point ucraino.
Il processo
In un processo a porte chiuse, nell’ottobre 2024 è stato riconosciuto colpevole di essere un mercenario e condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione. L’accusa afferma che Hubbard si era arruolato in una unità territoriale di difesa ucraina, aveva ricevuto un addestramento militare, armi e munizioni, e gli erano stati promessi mille dollari al mese per i suoi servigi. I media di Mosca hanno riportato che l’accusato avrebbe ammesso la propria colpevolezza. Ma la sorella di Hubbard non crede che le cose siano andate così, notando che suo fratello era troppo anziano per intraprendere azioni del genere e comunque aveva idee filorusse. Martin De Luca, il suo avvocato, basato negli Usa ha dichiarato all’agenzia Reuters che Hubbard gli aveva detto che le accuse contro di lui erano false, che non aveva fatto parte di nessuna unità militare o di combattimento, e che i soldati russi lo avevano semplicemente arrestato a casa sua dopo avere scoperto che era americano.
La trattativa
Nel gennaio 2025 l’amministrazione Trump ha designato ufficialmente Hubbard come un cittadino americano “ingiustamente detenuto”, così permettendo al governo Usa di avviare un negoziato per ottenerne il rilascio. Per un anno e mezzo la Russia ha negato ai diplomatici dell’ambasciata americana di Mosca ogni incontro con il prigioniero, che nel frattempo è stato spostato in almeno cinque prigioni diverse, fino a quella definitiva, nella regione di Mordovia, a est della capitale.
Poi la Casa Bianca ha avviato una trattativa segreta, che apparentemente si è sbloccata con la recente telefonata fra Tump e Putin, nel corso della quale gli Stati Uniti hanno sospeso alcune delle sanzioni applicate alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, annunciando il ripristino dell’acquisto di diesel da Mosca, una mossa utile al partito repubblicano in vista delle imminenti elezioni di mid-term, nel tentativo di fare scendere il prezzo del carburante in America.
Dopo la telefonata, Trump ha detto di sperare che Mosca liberasse presto un americano detenuto in Russia. E l’incontro di Witkoff con Putin ha completato l’accordo. Il negoziatore Usa aveva avuto il giorno prima un incontro a Oslo con il presidente ucraino Zelensky. I mediatori norvegesi e finlandesi presenti al colloquio hanno parlato di “progressi” nella trattativa per mettere fine alla guerra in Ucraina, ma resta da vedere se la visita di Witkoff porterà altri risultati, oltre alla liberazione di Hubbard, anch’essa un argomento che Trump cercherà sicuramente di fare valere a favore dei candidati repubblicani nelle elezioni parlamentari Usa del 3 novembre.
I precedenti
Prima del suo rilascio, ci sono stati vari scambi di prigionieri fra le due superpotenze nucleari. Il più ampio dall’epoca della guerra fredda è avvenuto ad Ankara nell’agosto 2024, durante la presidenza di Joe Biden: dopo sei mesi di negoziati segreti, Russia e Bielorussa hanno liberato 16 detenuti, mentre Stati Uniti, Germania, Polonia, Slovenia e Norvegia ne hanno liberati 8, più due minorenni, per un totale di 26 individui coinvolti nello scambio. Fra gli americani rilasciati figuravano Evan Gershkovich, corrispondente da Mosca del Wall Street Journal, e Paul Whelna, un ex-Marine, entrambi condannati accusati di spionaggio e condannati a sedici anni di carcere al termine di processi farsa, senza prove e senza possibilità di difendersi. Tra i russi rilasciati c’era una famiglia di cosiddette spie “dormienti”, due spie che vivevano in Slovenia con i propri figli, e un agente dell’Fsb, il servizio segreto russo, condannato all’ergastolo per avere assassinato in Germania un dissidente ceceno.
Un altro clamoroso scambio è avvenuto nel 2010 a Vienna, dove dieci agenti russi “dormienti” sono stati liberati in cambio di quattro cittadini russi condannati a Mosca come spie per conto di Stati Uniti e Gran Bretagna. Uno dei dormienti russi era Anna Chapman, detta “la rossa” per il colore dei capelli, una ex-fotomodella che si era trasferita a Londra, aveva sposato un cittadino britannico, e dopo avere ottenuto la cittadinanza britannica aveva divorziato, per poi stabilirsi a New York in attesa di iniziare lì la sua attività di spionaggio.
In precedenza, un celebre scambio di prigionieri fra Washington e Mosca era avvenuto a Berlino, nel 1962 sul ponte di Glienicke, detto “ponte delle spie”, a uno dei check-point che separavano Berlino Ovest da Berlino Est, ovvero la Germania occidentale democratica da quella orientale comunista alleata dell’Urss, dove avvenne lo scambio tra la spia russa Rudof Abel e il pilota dell’aereo spia americano Gary Powers, una vicenda poi ricostruita da Steven Spielbeger nell’omonimo film del 2015. Nel 1986, sempre sul ponte di Glienicke, erano stati rilasciati il dissidente ebreo russo Natan Sharansky e tre spie occidentali in cambio di mezza dozzina di spie sovietiche e di Paesi dell’Europa orientale sotto il controllo di Mosca, nel primo scambio di prigionieri di questo tipo autorizzato da Mikhail Gorbaciov, diventato capo del Cremlino un anno prima.