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La mossa degli Emirati: Lana Nusseibeh, di origini palestinesi, candidata alla guida dell’Onu

(reuters)
Diplomatica di lungo corso, discende da una famiglia di Gerusalemme e parla l’ebraico. Ma sulla sua corsa pesa il sostegno di Abu Dhabi alle milizie sudanesi accusate di genocidio e crimini di guerra. L’ipotesi un accordo con Mladenov e Grossi
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La piccola Sparta ha grandi ambizioni. Nella corsa alla segreteria generale delle Nazioni Unite, in cui nessun candidato sembra riuscire a superare il gioco dei veti incrociati, gli Emirati Arabi Uniti provano a vincere la partita candidando una donna, sarebbe la prima a guidare il più importante organismo della diplomazia internazionale: Lana Nusseibeh, 48 anni, che ha rappresentato l’Emirato a New York per più di dieci anni (2013-2024) e ha una biografia che incrocia la storia del Medioriente.

Figlia di Zaki Nusseibeh, un alto consigliere presidenziale emiratino che ha servito diversi leader del Paese, viene da una famiglia dell’intellighenzia palestinese con radici a Gerusalemme. Il nonno Anwar fu un importante politico e avvocato palestinese, ebbe incarichi anche a livello governativo in Giordania. Lei ha studiato nel Regno Unito, a Cambridge, facoltà di storia e ha poi fatto un master in studi ebraici alla Soas di Londra. Parla inglese, francese, ebraico, oltre alla sua lingua ma…

La piccola Sparta ha grandi ambizioni. Nella corsa alla segreteria generale delle Nazioni Unite, in cui nessun candidato sembra riuscire a superare il gioco dei veti incrociati, gli Emirati Arabi Uniti provano a vincere la partita candidando una donna, sarebbe la prima a guidare il più importante organismo della diplomazia internazionale: Lana Nusseibeh, 48 anni, che ha rappresentato l’Emirato a New York per più di dieci anni (2013-2024) e ha una biografia che incrocia la storia del Medioriente.

Figlia di Zaki Nusseibeh, un alto consigliere presidenziale emiratino che ha servito diversi leader del Paese, viene da una famiglia dell’intellighenzia palestinese con radici a Gerusalemme. Il nonno Anwar fu un importante politico e avvocato palestinese, ebbe incarichi anche a livello governativo in Giordania. Lei ha studiato nel Regno Unito, a Cambridge, facoltà di storia e ha poi fatto un master in studi ebraici alla Soas di Londra. Parla inglese, francese, ebraico, oltre alla sua lingua madre, l’arabo. Ha iniziato la carriera al ministero degli esteri di Abu Dhabi ed è stata inviata speciale in Pakistan e Afghanistan, nel 2013 la prima donna a rappresentare gli Emirati alle Nazioni Unite.

All’Onu si è spesa per i diritti delle donne afghane deturpati dai talebani e per aumentare gli aiuti umanitari a Gaza. E’ considerata una diplomatica tosta, capace di negoziare, con la tempra e l’esperienza necessarie per guidare l’Onu in un momento di profonda crisi, con le risorse ridotte di quasi la metà, l’ostilità del principale azionista, gli Stati Uniti, e la difficoltà per l’organizzazione di incidere davvero nella mediazione e nella prevenzione dei conflitti.

Il mandato dell’attuale segretario generale Onu António Guterres scade il 31 dicembre 2026, ma non è ancora chiaro quando ci sarà il voto ufficiale per il suo successore. La sua principale rivale è Rebecca Grynspan, costaricana, ma in pole ci sono anche l'argentino Rafael Grossi, capo dell’agenzia per l’energia atomica, e il bulgaro Mladenov, attuale direttore del Board of Peace, l’organismo creato da Trump e battezzato dall’Onu che dovrebbe gestire il dopoguerra a Gaza. Entrambi scontano però veti: Grossi non è amato perché ritenuto troppo vicino alle posizioni americane soprattutto sull’Iran e Mladenov non otterrebbe l’approvazione dei russi, che non vogliono un candidato dell’Europa orientale. Sulla carta, invece, Nusseibeh non dovrebbe incontrare ostacoli tra i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza, che hanno potere di veto.

Ma la sua candidatura potrebbe essere affossata proprio dalle implicazioni della politica estera del suo paese e in particolare dal sostegno che gli Emirati hanno dato alle Rapid Support Force, i gruppi paramilitari sudanesi accusati di atti di genocidio, crimini di guerra e atrocità. Abu Dhabi ha sempre negato di fornire loro armi, ma inchieste di Amnesty e delle stesse Nazioni Unite hanno dimostrato il contrario. Khartoum aveva accusato gli Emirati davanti alla Corte internazionale di giustizia di “complicità nella commissione di genocidio”, ma Abu Dhabi si è ritirata dalla convenzione sul genocidio e dunque il tribunale non ha proceduto con il caso.

Critiche sono state sollevate anche alla politica filoisraeliana degli Emirati a causa dei crimini commessi da Israele a Gaza dove però è proprio Abu Dhabi ad essere tra i primi donatori. La corsa di Nusseibeh potrebbe essere ostacolata anche dal fatto che, secondo una regola non scritta, la prossima segreteria generale dovrebbe toccare a un paese latinoamericano.

Gli Emirati comunque si stanno coordinando con gli americani e secondo alcune fonti si lavora a un accordo tra Nusseibeh, Grossi e Maldenov, per il quale se uno dei due uomini dovesse essere eletto nominerebbe lei come vice o al contrario diventerebbe suo vice se Nusseibeh dovesse spuntarla.

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