Dall’atomica di Bibi a Ben Gvir-genio di Aladino: così l’IA sta manipolando il voto in Israele
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – L’ultimo post mostra una bomba atomica esplodere nel cielo di Tel Aviv: nulla lo dice, ma si capisce che a sganciarla è stato l’Iran. Segue una scritta: “Abbiamo ancora due anni di presidenza Trump per portare a termine il lavoro con l'Iran; dopodiché, è impossibile prevedere cosa accadrà: se subentrerà Kamala Harris o qualcuno come Mamdani. Questo è l'arco di tempo che ci rimane. Tutte le risorse di cui lo Stato dispone devono essere investite in questa missione”. Il messaggio è chiaro: se volete evitare il “Secondo Olocausto” martedì votate Likud. In alto a destra, una scritta avverte: contenuto generato con intelligenza artificiale.
Secondo il progetto “Ze Be AI” dell’Università di Tel Aviv, il 13 per cento dei contenuti pubblicati da politici e partiti politici durante la campagna elettorale che si sta chiudendo in Israele è stato creato con l’intelligenza artificiale. Di questa quota, il 70 per cento proviene dal Likud. Se Israele non è certo l’unico Paese al mond…
TEL AVIV – L’ultimo post mostra una bomba atomica esplodere nel cielo di Tel Aviv: nulla lo dice, ma si capisce che a sganciarla è stato l’Iran. Segue una scritta: “Abbiamo ancora due anni di presidenza Trump per portare a termine il lavoro con l'Iran; dopodiché, è impossibile prevedere cosa accadrà: se subentrerà Kamala Harris o qualcuno come Mamdani. Questo è l'arco di tempo che ci rimane. Tutte le risorse di cui lo Stato dispone devono essere investite in questa missione”. Il messaggio è chiaro: se volete evitare il “Secondo Olocausto” martedì votate Likud. In alto a destra, una scritta avverte: contenuto generato con intelligenza artificiale.
Secondo il progetto “Ze Be AI” dell’Università di Tel Aviv, il 13 per cento dei contenuti pubblicati da politici e partiti politici durante la campagna elettorale che si sta chiudendo in Israele è stato creato con l’intelligenza artificiale. Di questa quota, il 70 per cento proviene dal Likud. Se Israele non è certo l’unico Paese al mondo in cui l’Ai gioca un ruolo crescente in politica, è però un caso unico, principalmente per due ragioni: la prima è il fatto è che uno delle culle high tech del mondo, il che significa che il livello di sofisticazione e il numero dei prodotti generati da Ai sono entrambi altissimi. Il secondo che qualche mese fa, alla vigilia dell’inizio ufficiale della campagna elettorale, il Comitato centrale elettorale – l’ente che verifica e garantisce la legittimità del processo di voto – ha emesso una serie di linee guida che impongono di rivelare contenuti che “potrebbero sembrare prodotti in modo autentico, pur non essendolo”. Un tentativo di regolamentazione che ha molti limiti, ma che tuttavia sta aiutando gli esperti a capire cosa accade in rete in queste settimane.
Basta atterrare in Israele del resto, perché inizi il bombardamento social: c’è Itamar Ben Gvir che si trasforma nel genio di Aladino per esaudire il desiderio di un palestinese e mandarlo in un batter d’occhio a Parigi.
O che esaudisce il desiderio di fuga di una famiglia di Gaza dopo aver ricevuto il loro messaggio in bottiglia.
C’è Gadi Eisenkot che abbraccia il presidente palestinese Abu Mazen. C’è Yoav Segalovitz (ebreo israeliano, numero due della lista guidata dall’arabo israeliano Mansour Abbas) baciato dallo stesso Abu Mazen. E c’è Ahmad Tibi, candidato di un’altra lista araba, che scende in campo e dribbla un difensore con le sembianze di Ben Gvir per segnare un trionfante gol ad un allibito portiere che ha la faccia di Netanyahu.
“Tutti i partiti hanno fatto un ampio uso di Intelligenza artificiale in questa campagna. I piccoli per compensare la mancanza di mezzi dei grandi. I grandi per prendere di mira in modo strategico gli avversari più pericolosi e umiliarli ponendoli in situazioni degradanti: per esempio Mansour Abbas viene spesso presentato come un amico dei terroristi, pronto a collaborare con loro”, ci spiega Anat Ben David, che coordina il lavoro di “Ze Be Al”.
Due i target principali: i giovani che cercano informazioni sui Social media. E gli anziani che non sono in grado di star dietro alle sofisticazioni made in Ai e ne subiscono passivamente il messaggio. Funziona? “Il nostro video di Ahmad Tibi che segna il gol ha ricevuto trenta milioni di visualizzazioni sui suoi social e cento nel mondo, quindi direi di sì”, ci racconta Watan Alqasim, ceo di Lamsa media, agenzia di comunicazione che lavora per portare alle urne i cittadini palestinesi di Israele. “Il nostro scopo è portare alle urne i giovani e possiamo raggiungerli solo usando ciò che a loro piace di più”. Dunque il calcio e i social media. Sempre meglio dell’atomica.