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Obama lancia El-Sayed: “Ma quale estremista, parla come Roosevelt”

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Nel Michigan si gioca una delle sfide più dure di questo voto di midterm: i dem al Senato puntano sull’astro nascente dei progressisti. Il primo presidente di colore in campo per convincere l’elettorato più scettico a eleggere il primo senatore musulmano
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DETROIT (Michigan) – Hussein è venuto a Detroit per appoggiare Mohammed. Basta usare i "middle name" dell’ex presidente Obama e dell’aspirante senatore El-Sayed, e il giochetto preferito da Donald Trump è fatto: l’America sta precipitando nelle mani dell’estremismo islamico. E per quanto falso, o semplicemente antiamericano possa sembrare tutto questo, è la realtà con cui dovrà fare i conti da oggi al 3 novembre il candidato democratico del Michigan, se vuole diventare il primo membro della Camera alta musulmano.

Per non parlare poi dei pregiudizi sulle sue posizioni di sinistra esagerata, a cui Obama ha risposto così: "Vuole l’assistenza sanitaria per tutti e un salario minimo decente, come Roosevelt". Poi però l’ex presidente è andato all’attacco del suo successore: "Questa è un’amministrazione di incompetenti e corrotti. Gli Stati Uniti devono ritrovare la loro stella polare, non solo sull’economia, la riduzione dei prezzi o la fine della guerra in Iran che li ha fatti esplodere, m…

DETROIT (Michigan) – Hussein è venuto a Detroit per appoggiare Mohammed. Basta usare i "middle name" dell’ex presidente Obama e dell’aspirante senatore El-Sayed, e il giochetto preferito da Donald Trump è fatto: l’America sta precipitando nelle mani dell’estremismo islamico. E per quanto falso, o semplicemente antiamericano possa sembrare tutto questo, è la realtà con cui dovrà fare i conti da oggi al 3 novembre il candidato democratico del Michigan, se vuole diventare il primo membro della Camera alta musulmano.

Per non parlare poi dei pregiudizi sulle sue posizioni di sinistra esagerata, a cui Obama ha risposto così: "Vuole l’assistenza sanitaria per tutti e un salario minimo decente, come Roosevelt". Poi però l’ex presidente è andato all’attacco del suo successore: "Questa è un’amministrazione di incompetenti e corrotti. Gli Stati Uniti devono ritrovare la loro stella polare, non solo sull’economia, la riduzione dei prezzi o la fine della guerra in Iran che li ha fatti esplodere, ma soprattutto sui nostri valori. Per questo le elezioni midterm devono rappresentare un punto di svolta".

La sfida in Michigan

Abdulrahman Mohamed El-Sayed, nato in Michigan 42 anni fa da genitori egiziani, laureato in medicina alla Columbia University e in public health a Oxford, è candidato al seggio senatoriale del proprio stato lasciato libero dall’incumbent democratico Gary Peters. In altre parole, una poltrona che il suo partito deve assolutamente conservare, se vuole sperare di togliere ai repubblicani la maggioranza nella Camera alta. Per riuscirci, l’establishment aveva puntato sulla collaudata deputata moderata Haley Maria Stevens, ma questi non sono tempi in cui la moderazione è necessariamente percepita come una virtù. Quando ad agosto El-Sayed, spinto dall’ala sinistra di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio Cortez, ha battuto Stevens nelle primarie, il Partito democratico è rimasto sorpreso e ha sbandato, temendo di aver commesso un suicidio simile alla candidatura di Graham Platner in Maine. Un po’ per le posizioni troppo progressiste di Abdul, un po’ per la sua storia personale, e un po’ per l’accusa di essere anti israeliano e vicino ai Fratelli Musulmani.

La benedizione di Obama

El-Sayed però ha dimostrato di saperci fare e poco alla volta i suoi colleghi si sono rassegnati ad accettare il verdetto delle urne, anche perché l’avversario repubblicano Mike Rogers lo tallona nei sondaggi. La prima è stata Kamala Harris, venuta in Michigan a fare campagna per lui, ma ieri a Detroit è arrivata la benedizione di Obama: "Duecentocinquanta anni fa l'America è stata fondata su un'idea semplice: questo paese appartiene a tutti noi. Non solo ai ricchi. Non solo ai ben connessi. Tutti. Oggi, questa idea è sotto attacco. E il Michigan è il luogo dove reagiamo. Ecco perché vi chiedo di sostenere Abdul El-Sayed per il Senato. Abdul è un medico e ha sfidato le reti dei grandi interessi speciali allo scopo di lottare per buoni posti di lavoro, migliori cure sanitarie e costi più bassi. Non ha mai preso soldi dalle grandi aziende. Capisce che l'assistenza sanitaria è un diritto umano, e pensa che dovremmo investire qui invece di sprecare soldi in guerre infinite".

A chi solleva dubbi sulla sua eleggibilità, considerandolo estremista, Obama risponde così: "La gente dice: 'Beh, è davvero di sinistra.' Ma non lo so, è a favore di un salario minimo più alto e dell'assistenza sanitaria per tutti, non mi sembra folle. Anche Franklin Delano Roosevelt era d'accordo". Ecco fatto: da parìa estremista guardato con sospetto, ad erede della tradizione del New Deal, buonsenso e genialità con cui gli Usa erano rinati dopo la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.

Il compito principale di Obama era convincere l’elettorato afro americano, che nella democratica Detroit vale tre quarti della popolazione, a fidarsi di un candidato arabo e musulmano. Il Michigan aveva già mandato un arabo al Senato, ma era il repubblicano Spencer Abraham, di origini libanesi e cristiano ortodosso. Altra storia è l’islam, che ha diviso i neri americani. Fra i convertiti infatti non ci sono stati solo campioni dello sport come Muhammad Ali o Karim Abdul Jabbar, ma anche Malcolm X, ucciso da killer membri della Nation of Islam di Elijah Muhammad e poi Louis Farrakhan. Storia complicata da armonizzare, anche se non è quella da cui viene El-Sayed.

Le accuse a El-Sayed

Lui piuttosto è stato accusato di relazioni pericolose con i Fratelli Musulmani, ad esempio quando dopo la caduta di Mubarak aveva firmato un appello al nuovo presidente Mohamed Morsi, per spingerlo ad epurare i fedelissimi del regime rimasti nella polizia e i media. Rogers poi gli rimprovera che sua madre e sua sorella hanno lavorato per organizzazioni sospettate di legami col terrorismo islamico, nonostante la mamma lo abbia abbandonato quando aveva tre anni e lui sia cresciuto col padre.

Qualche giorno fa, durante un dibattito pubblico, l’attivista cristiano Tommy gli ha chiesto perché non abbia preso le distanze dai Fratelli Musulmani. El-Sayed lo ha fatto seduta stante, ma poi ha attaccato: "Perché me lo chiedi? Dai per scontato che sia amico dei terroristi? Io non voglio diventare un musulmano senatore, ma un senatore che è musulmano. Anche a Kennedy chiedevano se obbedisse al Papa, invece che alla Costituzione". Quindi ha sfidato Tommy: "E tu saresti pronto a rinunciare a qualunque influenza della dottrina cristiana sulla leggi della nazione". Alla risposta negativa di Tommy, Abdul lo ha infilzato: "Ecco, allora sei tu che hai bisogno di capire meglio la Costituzione, non io". Nel frattempo però l’organizzazione ebraica Aipac sta finanziando Rogers, nella speranza di fermalo.

El-Sayed in passato aveva criticato pure Obama, perché aveva lanciato guerre e non aveva realizzato il programma progressista della sua campagna. Accogliendolo a Detroit, però, ha aggiustato così la mira: "E’ un mio eroe, il suo discorso alla Convention di Boston mi ha convinto che potevo fare politica. Poi, anche se vogliamo bene ai nostri padri, non sempre siamo d’accordo su tutto".

Il tentativo di arginare Trump

Fermare Trump, però, non è un argomento di discussione. Infatti Obama ha colto l’occasione per togliersi i guanti e attaccarlo senza limiti. Come prima cosa ha ricordato tutte le promesse elettorali non mantenute, dalla riduzione dei prezzi all’impegno di chiudere le guerre senza fine: "Sono scelte che ha fatto lui, non necessarie, non dovute ad eventi fuori dal suo controllo". Così come i dazi, che secondo Trump "dovevano abbassare il deficit, che invece è schizzato al livello più alto della nostra storia".

Ma il problema non è solo questo. Obama ha denunciato la corruzione nell’amministrazione, dal presidente "che si sta arricchendo alle spalle degli americani", ai suoi collaboratori "tipo l’ambasciatrice in Grecia Guilfoyle, che ha chiesto ad un donatore di saldarle un debito da 100.000 dollari con la carta di credito. Mi piacerebbe pensare che stessi inventando queste storie, ma sono tutte vere e documentate".

Quindi ha sfottuto Trump anche per i suoi gusti estetici: "Sta costruendo una sala da ballo più grande della Casa Bianca, che ora sembra una torta cucinata da Saddam Hussein". L’emergenza però è profonda: "Ormai l’unica cosa che conta è essere ricchi. Abbiamo dimenticato i valori fondanti del nostro paese, a cominciare dall’empatia verso i nostri vicini e il rispetto per tutti gli esseri umani, fino all’importanza di rimboccarci le maniche per lavorare insieme a favore del bene comune".

Perciò le midterm del 3 novembre valgono molto più della maggioranza al Congresso: "Ho fatto tante campagne elettorali, e capisco quando sta arrivando un cambiamento che nessuno può fermare. Questa è un’amministrazione di persone corrotte, incompetenti, non serie. Siamo stanchi di tutto ciò, della rabbia, del risentimento che ci governano, o dell’assenza del governo. Vogliamo tornare a sorridere, gioire, lavorare insieme secondo i nostri valori. Perciò le elezioni di novembre possono rappresentare il punto di svolta".

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