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Eisenkot avanti nei sondaggi, “possibile governo di minoranza”. Ma gli alleati non sono convinti

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Ieri ultimo comizio del 66 enne ex capo di Stato maggiore, leader di Yashar!, prima del voto di domani in Israele. “Netanyahu non esiterà a ricorrere a qualsiasi stratagemma pur di restare al potere”. E i suoi collaboratori temono possa lanciare accuse di brogli nei seggi arabi
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TEL AVIV – “Sì, sono fiducioso, vincerò…”, ha appena il tempo di dire Gadi Eisenkot, prima di essere trascinato fuori dall’hangar 11 del porto di Tel Aviv dove si è tenuto l’ultimo comizio elettorale prima del voto di domani. Circondato dai suoi sostenitori che lo stringono in abbracci, da bandiere di Israele, da giornalisti e da guardie del corpo, il 66 enne ex capo di Stato maggiore, leader di Yashar! ha parlato per mezz’ora a una sala coinvolta ma che non è riuscito a riempire (c’erano molte sedie vuote nelle zone più lontane dal palco), mettendo in guardia sul fatto che, nonostante i sondaggi a lui favorevoli, Netanyahu non è per niente fuori dalla partita. “Non esiterà a ricorrere a qualsiasi stratagemma, qualsiasi misura estrema pur di restare al potere”.

I suoi collaboratori temono che l’attuale premier possa lanciare accuse di brogli nei seggi arabi tentando di invalidare il voto. A Eisenkot, però, è stato assic…

TEL AVIV – “Sì, sono fiducioso, vincerò…”, ha appena il tempo di dire Gadi Eisenkot, prima di essere trascinato fuori dall’hangar 11 del porto di Tel Aviv dove si è tenuto l’ultimo comizio elettorale prima del voto di domani. Circondato dai suoi sostenitori che lo stringono in abbracci, da bandiere di Israele, da giornalisti e da guardie del corpo, il 66 enne ex capo di Stato maggiore, leader di Yashar! ha parlato per mezz’ora a una sala coinvolta ma che non è riuscito a riempire (c’erano molte sedie vuote nelle zone più lontane dal palco), mettendo in guardia sul fatto che, nonostante i sondaggi a lui favorevoli, Netanyahu non è per niente fuori dalla partita. “Non esiterà a ricorrere a qualsiasi stratagemma, qualsiasi misura estrema pur di restare al potere”.

I suoi collaboratori temono che l’attuale premier possa lanciare accuse di brogli nei seggi arabi tentando di invalidare il voto. A Eisenkot, però, è stato assicurato di essere in vantaggio ed è convinto di poter formare un governo di minoranza, nonostante sia Naftali Bennett che Avigdor Lieberman, i suoi due alleati di destra, abbiano dichiarato di essere contrari all’ipotesi. Al momento, è l’incognita più grande che grava sulle sue speranze di vittoria.

Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio di Channel 12, Yashar! prende 23 seggi, attestandosi come prima formazione politica israeliana, mentre l’eterogeneo blocco di opposizione sionista di cui fa parte (include la sinistra laburista e la destra di Bennett e Lieberman) arriva a 56 posti alla Knesset, contro i 50 della coalizione di Netanyahu.

E’ una previsione ottimistica. Ci sono altre rilevazioni demoscopiche che danno uno scarto inferiore tra i due sfidanti, e comunque sempre di sondaggi si tratta: la storia è piena di urne che si aprono e ribaltano previsioni che non sono state capaci di intercettare l’orientamento dei più giovani. Netanyahu, inoltre, ha già dimostrato in passato di essere un abile tattico politico. Tuttavia, l’ex generale dell’Idf, che nella guerra a Gaza dopo il 7 Ottobre ha perso il figlio Gal, sente di avere una chance concreta di diventare primo ministro. E già parla come tale, basta sentirlo dal palco annunciare “entro 18 mesi dal mio insediamento, Hamas non governerà più la striscia di Gaza”.

Il suo staff spiega come, se il sondaggio interno troverà conferma, Eisenkot proporrà al presidente Herzog un governo di minoranza senza le liste arabe. La sua posizione, sul punto, è articolata: non è un no assoluto, perché ha più volte sottolineato “se qualche partito arabo ci vuole sostenere, è una decisione loro”, però non è neppure un invito a governare insieme. La Lista Comune, che riunisce Hadash, Ta’al e Balad, e Ra’am di Mansour Abbas potenzialmente possono conquistare tra i 14 e i 16 seggi sui 120 della Knesset, con loro Eisenkot avrebbe un’ampia maggioranza. Ma il 7 Ottobre è il giorno infinito per gli israeliani. E se la richiesta di una Commissione indipendente d’inchiesta sul fallimento della sicurezza è un elemento che compatta l’opposizione a Netanyahu, la collaborazione dei partiti arabi-israeliani è più difficile da far digerire agli elettori ebrei. Tant’è che nel blocco che vuole cacciare il più longevo premier della storia dello Stato ebraico (19 anni di governo), solo il democratico Yair Golan è disposto ad accettarla

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