Spodestato dagli ungheresi dopo 16 anni al potere, l’ex premier Viktor Orbán potrebbe tornare sul palcoscenico della politica in uno degli incarichi più prestigiosi della diplomazia internazionale: la segreteria delle Nazioni Unite. Questo almeno vorrebbero gli americani che stanno valutando la sua candidatura come potenziale capo dell’Onu. Lo scrive il quotidiano finanziario Wall Street Journal, aggiungendo che Orbán avrebbe il sostegno di Cina e Russia ma rischierebbe il veto di altri due membri permanenti del consiglio di sicurezza, Francia e Regno Unito.
L’ungherese sarebbe aperto a questa possibilità ma non avrebbe ancora sciolto la riserva e potrebbe farlo dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, contando sull’appoggio di Trump e del vice J.D.Vance che si era anche speso per la sua campagna elettorale in una sfortunata visita a Budapest prima del voto.
Un funzionario del Dipartimento di Stato ha detto a…
Spodestato dagli ungheresi dopo 16 anni al potere, l’ex premier Viktor Orbán potrebbe tornare sul palcoscenico della politica in uno degli incarichi più prestigiosi della diplomazia internazionale: la segreteria delle Nazioni Unite. Questo almeno vorrebbero gli americani che stanno valutando la sua candidatura come potenziale capo dell’Onu. Lo scrive il quotidiano finanziario Wall Street Journal, aggiungendo che Orbán avrebbe il sostegno di Cina e Russia ma rischierebbe il veto di altri due membri permanenti del consiglio di sicurezza, Francia e Regno Unito.
L’ungherese sarebbe aperto a questa possibilità ma non avrebbe ancora sciolto la riserva e potrebbe farlo dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, contando sull’appoggio di Trump e del vice J.D.Vance che si era anche speso per la sua campagna elettorale in una sfortunata visita a Budapest prima del voto.
Un funzionario del Dipartimento di Stato ha detto al Wall Street Journal che Orbán potrebbe “raccogliere almeno otto voti nel Consiglio di Sicurezza, arrivando potenzialmente a dieci”. La corsa per la guida dell’organismo più influente nel sistema delle istituzioni multilaterali si è arenata perché nessun candidato sembra al momento forte abbastanza da superare il gioco dei veti incrociati. Il mandato dell’attuale segretario generale Onu António Guterres scade il 31 dicembre 2026, ma non è ancora chiaro quando ci sarà il voto ufficiale per il suo successore.
I candidati
Una candidata piuttosto forte è Rebecca Grynspan, costaricana, ma in pole ci sono anche l'argentino Rafael Grossi, capo dell’agenzia per l’energia atomica, e il bulgaro Nickolay Mladenov, attuale direttore del Board of Peace, l’organismo creato da Trump e battezzato dall’Onu che dovrebbe gestire il dopoguerra a Gaza. Grossi non è gradito al cosiddetto Sud globale, che lo considera troppo vicino alle posizioni americane soprattutto sull’Iran. Il bulgaro Mladenov non otterrebbe l’approvazione dei russi, che non vogliono un candidato dell’Europa orientale.
La scorsa settimana si è fatta avanti Lana Nusseibeh, ministra degli esteri emiratina di origini palestinesi, ma la sua candidatura potrebbe essere affossata dal coinvolgimento degli Emirati nella guerra in Sudan a sostegno delle Rapid Support Force, i gruppi paramilitari sudanesi accusati di atti di genocidio, crimini di guerra e atrocità.
Viktor Orbán è stato sconfitto alle elezioni politiche dello scorso aprile dopo aver governato per 16 anni in maniera sempre più autocratica, concentrando i poteri nelle sue mani, limitando la libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura, e guadagnandosi censure e sanzioni per questo da parte dell’Unione Europea. Orbán è stato a lungo considerato la quinta colonna di Putin in Ue, contrario agli aiuti all’Ucraina e teorico della necessità di un appeasement con Mosca.