LONDRA – Un avvocato del Connecticut, un banchiere americano a Mosca e una ex-spia della Stasi, il famigerato servizio segreto della Germania orientale comunista. Questo trio di personaggi ha creato un’eterogenea alleanza con l’ambizioso obiettivo di convincere Vladimir Putin a non usare armi nucleari nella guerra contro l’Ucraina. Soprannominati dal Financial Times “gli uomini che sussurrano” a Putin, la loro iniziativa rivela la difficoltà di aprire un canale di comunicazione diretto con il presidente della Russia, notoriamente circondato di consiglieri che tendono a compiacerlo e a dargli ragione, nel timore di venire esautorati, o peggio, se esprimono opinioni differenti da quelle del capo del Cremlino.
L’avvocato si chiama Richard Conn, vive e lavora a Weston, sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si era trasferito con la famiglia a Mosca per cercare di aiutare il governo dell’allora presidente Boris Eltsin nella transizione verso democraz…
LONDRA – Un avvocato del Connecticut, un banchiere americano a Mosca e una ex-spia della Stasi, il famigerato servizio segreto della Germania orientale comunista. Questo trio di personaggi ha creato un’eterogenea alleanza con l’ambizioso obiettivo di convincere Vladimir Putin a non usare armi nucleari nella guerra contro l’Ucraina. Soprannominati dal Financial Times “gli uomini che sussurrano” a Putin, la loro iniziativa rivela la difficoltà di aprire un canale di comunicazione diretto con il presidente della Russia, notoriamente circondato di consiglieri che tendono a compiacerlo e a dargli ragione, nel timore di venire esautorati, o peggio, se esprimono opinioni differenti da quelle del capo del Cremlino.
L’avvocato si chiama Richard Conn, vive e lavora a Weston, sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si era trasferito con la famiglia a Mosca per cercare di aiutare il governo dell’allora presidente Boris Eltsin nella transizione verso democrazia e capitalismo. Ci è tornato nella prima metà degli anni Duemila, durante il primo mandato presidenziale di Putin, e da allora ha mantenuto legami e contatti con imprenditori e politici della società russa. Da giovane, il Kgb aveva provato a reclutarlo. Poi ci ha provato la Cia. Ha risposto di no ad entrambi, rimanendo ostinatamente fedele all’idea di favorire un dialogo fra America e Russia.
Il banchiere è Bob Foresman: anche lui ha passato parte della vita nell’ex-Urss, dapprima a Kiev, dopo ha conosciuto la donna che è diventata sua moglie, quindi a Mosca, dove ha diretto il ramo investimenti della filiale locale della Banca di Dresda. Nel 2016, quando Donald Trump diventa il favorito nelle primarie repubblicane per la Casa Bianca, è lui a fargli arrivare un invito per parlare a una conferenza a San Pietroburgo.
E l’ex-agente della Stasi è Matthias Warnig, che dopo avere lasciato lo spionaggio della Germania est ha lavorato con Foresman alla Banca di Dresda. Negli anni Novanta aveva conosciuto a Dresda un tenente colonnello del Kgb: Putin, all’epoca in servizio nel Paese satellite di Mosca. Lo rivede negli anni Novanta a San Pietroburgo, dove Putin muove i primi passi in politica con l’amministrazione locale: passano molte sere a bere vodka insieme, Warnig diventa amico del futuro presidente russo, uno dei pochi in grado di parlargli direttamente, senza filtri. Sono così intimi che, quando sua moglie Lyudmila si infortuna gravemente in un incidente d’auto, Putin manda le loro due figlie a stabilirsi per qualche tempo in Germania presso la famiglia di Warnig.
Questa ragnatela di contatti produce una missione comune dopo che, nel febbraio 2022, la Russia invade l’Ucraina, dando inizio alla guerra tuttora in corso. L’offensiva di Mosca non va bene come Putin aveva sperato. A un certo punto il capo del Cremlino comincia a minacciare il possibile uso di un’arma nucleare tattica, se sentisse minacciata la sicurezza della Russia. Alcuni analisti ritengono che sia solo un bluff per intimorire l’Occidente. Altri esperti sono incerti su fino a che punto potrebbe arrivare una escalation militare. L’avvocato Conn è tra i più preoccupati di uno scenario disastroso: entra a contatto con il banchiere Foresman, che gli indica il suo collega Warnig come possibile portatore di un messaggio a Putin, per dissuaderlo dal ricorrere alle armi atomiche. Un quarto uomo viene informato dell’iniziativa: Eric Green, direttore del dipartimento Russia nel National Security Council della Casa Bianca, che dà loro luce verde per andare avanti.
Quello che segue sono una serie di incontri, dalle Canarie a Zurigo, da Washington a Mosca. Dapprima Warnig contatta Jurij Ushakov, ex-ambasciatore russo negli Usa e dal 2012 uno dei consiglieri di politica estera del Cremlino. Poi vede anche Putin. L’esito dei colloqui non è chiaro, scrive il quotidiano della City ricostruendo tutta la vicenda, e nemmeno è chiaro fino a che punto i tre personaggi abbiano avuto l’appoggio della Casa Bianca. Fonti dell’amministrazione descrivono il loro tentativo come solo uno dei vari canali aperti dall’America e dai suoi alleati per interagire con Putin e metterlo in guardia sull’uso di armi nucleari. Ma il ruolo dei “Putin whisperers”, come li chiama il Financial Times, gli uomini che sussurrano a Putin, rivela le insolite strade che portano ad avvicinare il presidente della Russia e i timori dell’Occidente sulle sue vere intenzioni.