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Midterm a rischio caos tra cause e brogli: Trump offre un milione di dolari a chi denuncia frodi

Trump e Dan Sullivan 
In Alaska Trump ha ordinato una causa preventiva per la presenza di due candidati dal cognome Sullivan, di cui uno repubblicano, che potrebbero confondere l’elettorato. Ma non è l’unica
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NEW YORK - Interferenze, cause, brogli, intimidazioni, contestazioni: lo scontro è già cominciato. Alla vigilia delle elezioni midterm, l’affidabilità del sistema elettorale americano torna a dominare la scena, con echi del 6 gennaio 2021 che minacciano di avere effetti devastanti sulla credibilità la tenuta della democrazia americana. Trump è arrivato ad offrire un milione di dollari a chi denuncerà frodi. Non si capisce bene da dove verrebbero i soldi e come sarebbero distribuiti, ma il messaggio di delegittimazione del voto e’ chiaro e si tratta di una strategia premeditata.

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La causa preventiva in Alaska per i due Sullivan

L’ultimo episodio in ordine temporale è la causa preventiva che il presidente Trump ha ordinato al dipartimento della Giustizia, per non certificare il risultato della corsa al seg…

NEW YORK - Interferenze, cause, brogli, intimidazioni, contestazioni: lo scontro è già cominciato. Alla vigilia delle elezioni midterm, l’affidabilità del sistema elettorale americano torna a dominare la scena, con echi del 6 gennaio 2021 che minacciano di avere effetti devastanti sulla credibilità la tenuta della democrazia americana. Trump è arrivato ad offrire un milione di dollari a chi denuncerà frodi. Non si capisce bene da dove verrebbero i soldi e come sarebbero distribuiti, ma il messaggio di delegittimazione del voto e’ chiaro e si tratta di una strategia premeditata.

Elezioni di midterm Usa - La guida/1: Cosa sono e perché ne parliamo

La causa preventiva in Alaska per i due Sullivan

L’ultimo episodio in ordine temporale è la causa preventiva che il presidente Trump ha ordinato al dipartimento della Giustizia, per non certificare il risultato della corsa al seggio senatoriale dell’Alaska, nel caso in cui il repubblicano in carica Dan Sullivan perdesse contro la democratica Mary Peltola. La scusa è che tra i candidati c’è un altro Sullivan, che potrebbe creare confusione tra gli elettori.

Il primo punto da discutere sarebbe l’uso della giustizia da parte del presidente come arma elettorale, visto che è stato lui stesso a confermare di aver dato ordine al suo ex avvocato Todd Blanche, oggi segretario nell’amministrazione, di presentare la causa. Ma anche volendo ignorare questo elefante nella stanza, come ormai avviene con tanti altri elefanti tipo l’arricchimento personale della famiglia presidenziali, resta il problema della sostanza dell’iniziativa. E’ vero che ci sono due Sullivan sulla scheda, però il primo è chiaramente indicato come Dan S. Sullivan, repubblicano e incumbent, ossia senatore in carica; mentre il secondo è Dan J. Sullivan, indipendente senza affiliazione ad alcun partito. Secondo Trump, è un tentativo dei democratici di creare confusione, togliendo al Sullivan repubblicano voti che gli elettori vorrebbero dare a lui.

"Interferenza elettorale”

Secondo la Corte Suprema dell’Alaska il problema non esiste, perché le informazioni scritte sulla scheda sono sufficienti ad evitare equivoci. Lo stesso Blanche non ha saputo indicare con precisione quale sia il potenziale reato su cui si basa la sua causa, che la candidata democratica Peltola ha bocciato così: "E’ un insulto all’intelligenza e alla libertà dei cittadini dell’Alaska". Poi ha aggiunto: "E’ interferenza elettorale. Trump viola la legge e usa il sistema giudiziario come arma perché teme di perdere. Dimostra la corruzione del suo governo, che gli americani non sopportano più". Per la verità anche l’altra senatrice repubblicana, Lisa Murkowski, ha criticato la causa voluta dal presidente: "Gli abitanti dell’Alaska non hanno bisogno di alcun aiuto per votare i candidati che preferiscono. Lo Stato dell’Alaska ha già provveduto in merito, distinguendo chiaramente i candidati sulla scheda elettorale di quest’anno. Il Dipartimento di Giustizia non avrebbe mai dovuto intentare questa causa».

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Vedremo come andrà a finire e quale sarà il giudizio dei tribunali, ma il timore è che Trump stia ponendo le basi per contestare l’eventuale sconfitta del suo candidato, ripetendo lo schema già adottato nel 2020 contro Joe Biden, sfociato poi nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.

L’iniziativa dem in California

Non è l’unica causa in corso, però. Anche i democratici hanno preso una iniziativa, chiedendo ad un giudice federale di bloccare i tentativi dell’amministrazione di escludere alcuni elettori o non contare alcuni voti, ad esempio dove si sospetta che siano illegali, come in California.

I tentativi di influenzare il voto sono stati molti, a partire dal cambio delle regole con la partita già in corso. Trump ad esempio ha ordinato agli stati repubblicani di ridisegnare i distretti elettorali, in modo da rendere la mappa per la Camera più favorevole al Gop e quindi togliere seggi ai democratici. L’opposizione ha risposto facendo altrettanto in alcuni stati che controlla, tipo New York e California, ma i giudici repubblicani hanno bloccato queste iniziative in altre regioni, come la Virginia.

Il rischio è che il 4 novembre gli Stati Uniti si risveglino nel caos più totale, fra contestazioni, cause e potenzialmente anche violenze, magari ripetendo qualcosa di simile all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Essendo già accaduto, tutti i politici responsabili dovrebbero impegnarsi ad evitare che ricapiti. Prima di tutto per impedire violenze e danni, ma anche per salvaguardare la democrazia americana, la sua credibilità e il suo futuro. Chiunque non si adoperi a questo scopo per interessi personali sta violando la Costituzione e si assume una gravissima responsabilità davanti alla storia.

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