Brexit, il sindaco di Londra: “Tornare nella Ue è inevitabile, gli Usa sono inaffidabili”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Lo scorso marzo Sadiq Khan disse a Repubblica che “il Regno Unito deve tornare subito nell’unione doganale e nel mercato comune europeo, e il Labour deve promettere alle prossime elezioni di tornare in Ue, magari con un secondo referendum sulla Brexit”. Allora, con Keir Starmer a Downing Street e le sue “linee rosse” contro ogni rientro in Ue, le richieste del sindaco di Londra sembravano esagerazioni. Ora invece, il nuovo primo ministro Andy Burnham - amico di Khan - ha riaperto il dibattito sulla Brexit, non escludendo persino il ritorno di Londra nella Ue “nel corso nella mia vita”. Khan intanto è stato nominato alla camera dei Lord e a Westminster si pensa che al prossimo giro possa entrare addirittura nel governo Burnham. Incontriamo il sindaco a margine della cerimonia della pedonalizzazione di Oxford Street, la più celebre via dello shopping popolare a Londra, precisamente nei grandi magazzini di John Lewis dove da giovane lavorò come commesso, e la prima domanda è abb…
LONDRA - Lo scorso marzo Sadiq Khan disse a Repubblica che “il Regno Unito deve tornare subito nell’unione doganale e nel mercato comune europeo, e il Labour deve promettere alle prossime elezioni di tornare in Ue, magari con un secondo referendum sulla Brexit”. Allora, con Keir Starmer a Downing Street e le sue “linee rosse” contro ogni rientro in Ue, le richieste del sindaco di Londra sembravano esagerazioni. Ora invece, il nuovo primo ministro Andy Burnham - amico di Khan - ha riaperto il dibattito sulla Brexit, non escludendo persino il ritorno di Londra nella Ue “nel corso nella mia vita”. Khan intanto è stato nominato alla camera dei Lord e a Westminster si pensa che al prossimo giro possa entrare addirittura nel governo Burnham. Incontriamo il sindaco a margine della cerimonia della pedonalizzazione di Oxford Street, la più celebre via dello shopping popolare a Londra, precisamente nei grandi magazzini di John Lewis dove da giovane lavorò come commesso, e la prima domanda è abbastanza scontata.
Lord Khan, le sue parole sembrano ascoltate dal nuovo primo ministro. Sembra proprio che il Regno Unito ora possa rientrare in Europa, no?
“(Ride, ndr) Se guardiamo agli ultimi dieci anni, l’uscita dall’Unione europea sia stata il più grande atto di autolesionismo economico che un Paese si sia mai inflitto. L’economia di Londra è più piccola di quanto sarebbe stata altrimenti. Sono stati creati meno posti di lavoro di quanti se ne sarebbero creati. Ci abbiamo rimesso sul piano economico, sociale e culturale. Sono davvero contento di quello che sta facendo Andy Burnham. Sta portando avanti il lavoro di Keir Starmer per un maggiore allineamento con l’Unione europea. È davvero importante. Attendo con interesse il vertice del mese prossimo a Bruxelles tra Ue e Uk. A mio avviso, ripeto, dovremmo rientrare nell’unione doganale e nel mercato unico. E alle prossime elezioni politiche gli elettori dovrebbero poter votare per il rientro nell’Unione europea, con un impegno esplicito nel programma elettorale”.
Recentemente, Neil Kinnock, ex leader Labour ma soprattutto mentore e padrino politico di Burnham, ha detto a Repubblica che "l’obiettivo del primo ministro è tornare in Ue" e sarà lui l’uomo che riporterà Londra in Europa. È d’accordo?
“Non ho parlato con Andy di questo punto specifico. Adoro Neil Kinnock e gli voglio molto bene, e penso che Andy abbia ragione e che abbia dimostrato coraggio e determinazione nel parlarne. La Brexit è il grande problema che tutti fanno finta di non vedere. Perché il nostro Paese sta andando peggio di quanto potrebbe, proprio in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti non è affidabile quanto lo sono stati i suoi predecessori? Che si tratti della Nato, di quanto è accaduto in Iran o di ciò che sta accadendo in Ucraina, è un motivo di preoccupazione. Quanto ai dazi e al protezionismo, il nostro partner commerciale più vicino, ossia l’Ue, è anche il più importante, e mi sembra insensato non cercare un maggiore allineamento. Credo che Kinnock si riferisse proprio a questa realtà: prima o poi entreremo in un’Unione europea riformata. Perché rimandare l’inevitabile e, nel frattempo, subirne le conseguenze, con meno posti di lavoro, meno ricchezza e meno prosperità?”.
Intanto anche lei ha avuto coraggio con la pedonalizzazione di Oxford Street, battaglia vinta dopo quasi 10 anni. Perché ci tiene così tanto?
"Dobbiamo quindi rendere l’esperienza dello shopping più piacevole e attraente. Questo significa pedonalizzare un chilometro di Oxford Street, rendendolo definitivamente libero dal traffico automobilistico. Una strada vivace e di successo incoraggia anche altre persone a venire qui come Las Ramblas di Barcellona o Times Square a New York. Sappiamo che l’affluenza pedonale è tornata ai livelli precedenti alla pandemia. Le esperienze di città di tutto il mondo, come Copenaghen, New York, Parigi e Barcellona, dimostrano che pedonalizzare una strada porta a un aumento dell’affluenza, spinge le persone a trascorrervi più tempo e a spendere di più, contribuendo anche a ridurre la criminalità e i comportamenti antisociali. È un circolo virtuoso. Da qui a Natale, ascolteremo le esigenze delle attività commerciali e dei negozi della zona, evitando di avviare troppi lavori, poi, vedrete comparire cinquanta nuovi alberi, cento nuove panchine e due nuove piazze pubbliche. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito al declino di questa strada. Abbiamo visto chiudere o andare via grandi marchi e negozi storici. Sappiamo anche che oggi, più che mai, dobbiamo fare i conti con la concorrenza dello shopping online, ma anche con quella dei grandi centri commerciali situati fuori città”.
Ecco, non sarebbe meglio tassare di più i giganti come Amazon, per proteggere i negozi delle città?
"Conosco bene le difficoltà che comporta gestire un’attività commerciale: le imposte sugli immobili commerciali da pagare, gli affitti da sostenere, il personale da assumere e così via. So quanto sia difficile, per un commerciante nel 2026, far fronte a tutti questi costi di gestione. Basta fare un confronto con i grandi magazzini logistici da cui vengono spediti i prodotti acquistati online. Le condizioni di concorrenza non sono affatto eque. Per questo, mi auguro che il ministro delle Finanze John Healey intervenga per affrontare questa disparità nella legge di bilancio di mercoledì. Non è giusto che chi gestisce un negozio debba sostenere costi come le imposte sugli immobili commerciali, l’affitto e gli stipendi del personale addetto al servizio clienti, mentre chi vende online attraverso grandi magazzini logistici non deve affrontare gli stessi oneri”.
Come ha appena detto, mercoledì 28 ci sarà la legge di bilancio del governo Burnham, ma le grandi banche temono di essere colpite da nuove tasse e minacciano di lasciare Londra. Non è preoccupato?
“In linea generale penso che chi ha le spalle più larghe debba sostenere il peso maggiore. Ma il settore finanziario è davvero importante per Londra, così come lo è la City. Il settore finanziario, comprese le banche, crea centinaia di migliaia di posti di lavoro. Voglio che le banche restino qui e che ne arrivino anche altre. Sono davvero contento che J.P. Morgan Chase stia investendo in un enorme nuovo edificio a Canary Wharf. Abbiamo visto Goldman Sachs trasferirsi qui, e anche altri operatori. È davvero importante. Soprattutto se vogliamo rientrare nell’Unione Europea”.