Da una parte il Texas, che non elegge un senatore democratico dal 1988; dall’altra l’Alaska, dove l’amministrazione Trump si è già mossa per impedire la certificazione del risultato in caso di sconfitta del candidato repubblicano. In vista delle midterm del 3 novembre – in cui gli americani sono chiamati a rinnovare i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato – la posta in gioco in questi due Stati è alta. In Texas, il democratico James Talarico, ex seminarista presbiteriano, sfida il repubblicano ultraconservatore Ken Paxton in una corsa più aperta del previsto nel cuore del movimento Maga. In Alaska, il senatore uscente Dan Sullivan affronta Mary Peltola, prima nativa dello Stato eletta alla Camera, mentre sulla competizione incombe un terzo candidato, Daniel J. Sullivan Jr., la cui presenza sulla scheda è al centro di una controversia giudiziaria.
Texas, la sfida nel cuore Maga
Il Texas è la seconda economia degli Stati Uniti, un gigante dell’energia e u…
Da una parte il Texas, che non elegge un senatore democratico dal 1988; dall’altra l’Alaska, dove l’amministrazione Trump si è già mossa per impedire la certificazione del risultato in caso di sconfitta del candidato repubblicano. In vista delle midterm del 3 novembre – in cui gli americani sono chiamati a rinnovare i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato – la posta in gioco in questi due Stati è alta. In Texas, il democratico James Talarico, ex seminarista presbiteriano, sfida il repubblicano ultraconservatore Ken Paxton in una corsa più aperta del previsto nel cuore del movimento Maga. In Alaska, il senatore uscente Dan Sullivan affronta Mary Peltola, prima nativa dello Stato eletta alla Camera, mentre sulla competizione incombe un terzo candidato, Daniel J. Sullivan Jr., la cui presenza sulla scheda è al centro di una controversia giudiziaria.
Texas, la sfida nel cuore Maga
Il Texas è la seconda economia degli Stati Uniti, un gigante dell’energia e uno dei motori della crescita demografica del Paese. Per decenni parte del Sud democratico, dalla seconda metà del Novecento si è progressivamente spostato verso i repubblicani, diventando oggi una delle roccaforti Maga. È anche una base strategica per Elon Musk: qui hanno sede Tesla e X, mentre SpaceX gestisce importanti impianti. Il miliardario ha contribuito alla campagna elettorale di Paxton, fino a renderla una delle più costose. Eppure i cambiamenti demografici, insieme al malcontento verso l’amministrazione Trump, hanno reso la corsa più incerta. Gli ultimi sondaggi descrivono un testa a testa, con Talarico leggermente avanti.
Donald Trump è tornato in Texas ieri per la quarta volta dall’inizio della campagna, confermando quanto sia importante per i repubblicani difendere il seggio. Paxton, procuratore generale dello Stato e figura di primo piano del movimento Maga, ha conquistato la candidatura grazie al sostegno del presidente. Su Paxton pesano però gli scandali che negli anni scorsi hanno portato la Camera texana, a maggioranza repubblicana, ad avviare una procedura di impeachment, poi conclusasi con la sua assoluzione. A complicare la sua immagine è arrivata anche la separazione dalla moglie Angela, che nel 2025 ha chiesto il divorzio accusandolo di adulterio.
Le reticenze di una parte dell’establishment repubblicano e il malcontento verso Trump possono favorire Talarico, che punta anche sugli elettori conservatori delusi dalla leadership del partito. Ex insegnante in una scuola pubblica, deputato statale dal 2018, il candidato democratico ha costruito parte della propria campagna attorno alla fede cristiana. “Davide poteva non essere forte e grande come Golia, poteva non avere molte armi, ma aveva speranza e fede e una fionda. Corpus Christi, voi siete la mia fionda”, ha detto durante un comizio. Una sua vittoria avrebbe un forte valore simbolico nazionale e potrebbe contribuire a cambiare gli equilibri al Senato.
Alaska, la variabile del secondo Sullivan
Rurale, scarsamente popolata e geograficamente isolata, l’Alaska vive soprattutto di pesca ed estrazione di petrolio e gas. In questo Stato la dipendenza dalle risorse naturali e la vulnerabilità alla crisi climatica rendono particolarmente delicato l’equilibrio tra sviluppo economico, tutela dell’ambiente e difesa delle comunità locali. A rendere particolarmente delicata la sfida è il peso che il seggio potrebbe avere nella battaglia nazionale per il controllo del Senato, attualmente in mano ai repubblicani. L'Alaska non elegge un democratico alla Camera alta dal 2008 e nel 2024 Trump ha sconfitto Kamala Harris con oltre 13 punti percentuali di distacco.
Ma negli ultimi anni hanno trovato spazio anche candidati democratici moderati, capaci di intercettare elettori indipendenti e repubblicani. È su questo terreno che si gioca la sfida tra Dan Sullivan, senatore uscente sostenuto da Trump, e Mary Peltola, che ha rappresentato l’Alaska alla Camera dal 2022 al 2025 ed è stata la prima nativa dello Stato a essere eletta al Congresso. Peltola punta su un profilo pragmatico e sullo slogan “fish, family, freedom”, “pesca, famiglia, libertà”, concentrandosi su temi come il costo della vita e la tutela della pesca, settore fondamentale per l’economia locale. Sullivan, ex procuratore generale dello Stato, fa invece leva sull’esperienza a Washington, sul sostegno di Trump e sulla difesa dell’industria energetica e degli interessi strategici dell’Alaska.
A rendere la corsa ancora più incerta è però un terzo candidato: Dan J. Sullivan, 68 anni, insegnante in pensione ed ex dipendente del servizio forestale federale, che condivide nome e cognome con il senatore uscente. I repubblicani lo accusano di essersi candidato per confondere gli elettori e sottrarre voti a Sullivan, favorendo così Peltola. Lui respinge le accuse e la Corte Suprema dell’Alaska gli ha consentito di restare sulla scheda.
Il sistema elettorale dello Stato prevede che gli elettori possano ordinare i candidati secondo le proprie preferenze. Se nessuno ottiene la maggioranza al primo conteggio, il candidato meno votato viene eliminato e le sue schede vengono redistribuite in base alle preferenze successive. Il timore repubblicano è che l’omonimo possa sottrarre voti al senatore uscente e che una parte dei suoi sostenitori non lo indichi come seconda scelta, favorendo indirettamente Peltola. Per questo motivo, il presidente Trump ha deciso di giocare d’anticipo e ha ordinato al dipartimento della Giustizia di non certificare il risultato della corsa al seggio senatoriale dell’Alaska, nel caso in cui il repubblicano in carica Dan Sullivan perdesse contro la democratica Mary Peltola.