LONDRA – “Sono orgoglioso di essere qui in solidarietà con il popolo palestinese, continuerò a battermi fino all’ultimo respiro per la sua liberazione”. Il rapper Macklemoreha concluso così il tour che in questi giorni lo ha portato sui palcoscenici di Dublino, Parigi e Londra, dopo essere stato escluso in settembre da una serie di concerti negli Stati Uniti, in cui accompagnava il cantante britannico Ed Sheeran, per avere gridato “Free Palestine” (Palestina libera). “Sei settimane fa a creare un problema sono bastate quelle due parole, che non sono divisive, non incitano all’odio, invitano soltanto a riconoscere la nostra umanità condivisa”, ha continuato il 43enne artista americano. “E mentre il mondo discute di quelle due parole, noi vediamo in televisione le immagini di genitori che estraggono i propri figli dalle macerie, famiglie cancellate, una devastazione che va oltre ogni immaginazione. Eppure, quelle parole sono diventate più controverse della sofferenza che le ha rese necessarie”.
Il pubblico gli ha risposto ovunque ripetendo “Free Palestine” fra un brano musicale e l’altro, in una marea di bandiere palestinesi. La cantante araba Lina Makoul, il dj americano-palestinese Habibeats e l’attore pro-Pal Liam Cunningham sono intervenuti a parlare dal palco durante i concerti. “Macklemore è riuscito a dare voce ai nostri sentimenti”, dice Siobahan Lyons, una dei 13 mila spettatori che hanno assistito all’esibizione a Dublino. Altri due gruppi rap, Kneecap e Beoga, che si erano dimessi dal tour negli Usa di Sheeran per solidarietà con Mackelmore dopo la sua esclusione, hanno cantato con lui nella tournée europea.
La polemica sulla sua presenza nel Loop Tour di Sheeran era scoppiata dopo il primo concerto al MetLife Stadium del New Jersey. L’Israeli-American Council, un’organizzazione ebraica americana, aveva aperto una petizione per chiedere che venisse espulso dalle rimanenti tappe del tour. Al secondo concerto in New Jersey, il rapper ha ripetuto lo slogan “Free Palestine”, affermando che le sue parole, e le sue condanne della campagna militare di Israele a Gaza, non erano “in alcun modo una critica contro il popolo ebraico”, solo “un messaggio di pace e amore, affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità”.
Ma il 14 settembre Sheeran lo ha cancellato dai propri successivi concerti, adducendo come motivazione un ultimatum ricevuto da Robert Kraft, proprietario del Gillette Stadium di Boston, che avrebbe vietato l’esibizione se Macklemore ne avesse fatto parte. Kraft, che è ebreo, ha accusato il rapper di diffondere odio, di usare informazioni selettive e di non tenere conto dell’aggressione di Hamas contro Israele che hanno scatenato la guerra di Gaza.
In precedenza, Macklemore si era già impegnato più volte in solidarietà con il popolo palestinese, accusando fra l’altro Israele di genocidio a Gaza e donando all’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati palestinesi i proventi di una sua canzone. Nei giorni seguenti alla decisione di espellere il rapper dal tour, Sheeran si è scusato, affermando di avere “sbagliato” e sottolineando che la decisione è stata presa dai promotori del tour, non da lui stesso. “Nella mia carriera cerco di non prendere posizioni politiche perché vorrei che la musica servisse a unire, non a dividere, ma in questo caso devo esprimere le mie opinioni”, ha dichiarato. “L’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 è stato un atto terribile, ma quello che è poi accaduto a Gaza è una catastrofe ingiustificabile e sproporzionata”.