Attacco Usa all’Iran, Khamenei avvisa: “Risposta immediata”
di Gabriella ColarussoL’orologio della diplomazia scorre veloce, la posta in gioco è alta: la maratona negoziale che da giorni è in corso nel Golfo non serve solo a evitare un’altra guerra tra Stati Uniti e Iran, ma a scongiurare un conflitto che sarebbe di portata più vasta di quelli combattuti finora tra i due nemici storici. Negli ultimi giorni la stampa americana ha fatto trapelare più volte la notizia che l’amministrazione Trump sarebbe pronta a colpire duramente l’Iran e oggi è arrivata la risposta di Mojtaba Khamenei, la guida suprema iraniana che da otto mesi è sparita dai radar: non parla, non appare in pubblico, comunica solo con messaggi scritti.
«Qualsiasi livello o tipologia di minaccia deve ricevere una risposta immediata, incisiva e senza vincoli geografici», ha stabilito il rahbar dopo aver incontrato i vertici militari. È una novità sostanziale: Khamenei padre aveva stabilito e imposto restrizioni alla gittata dei missili (2000 km) che il figlio ha rimosso, ampliando il ventaglio degli obi…
L’orologio della diplomazia scorre veloce, la posta in gioco è alta: la maratona negoziale che da giorni è in corso nel Golfo non serve solo a evitare un’altra guerra tra Stati Uniti e Iran, ma a scongiurare un conflitto che sarebbe di portata più vasta di quelli combattuti finora tra i due nemici storici. Negli ultimi giorni la stampa americana ha fatto trapelare più volte la notizia che l’amministrazione Trump sarebbe pronta a colpire duramente l’Iran e oggi è arrivata la risposta di Mojtaba Khamenei, la guida suprema iraniana che da otto mesi è sparita dai radar: non parla, non appare in pubblico, comunica solo con messaggi scritti.
«Qualsiasi livello o tipologia di minaccia deve ricevere una risposta immediata, incisiva e senza vincoli geografici», ha stabilito il rahbar dopo aver incontrato i vertici militari. È una novità sostanziale: Khamenei padre aveva stabilito e imposto restrizioni alla gittata dei missili (2000 km) che il figlio ha rimosso, ampliando il ventaglio degli obiettivi. Se attaccato, l’Iran risponderà non solo sulle strutture fisiche — raffinerie, basi militari — ma anche su quelle immateriali, dati, reti finanziarie. La scorsa settimana, il vicepresidente JD Vance ha inviato una lettera a Mohsen Rezaei, capo del potente consiglio di sicurezza nazionale iraniano, chiedendo negoziati diretti e lasciando intendere che gli americani potrebbero fare delle concessioni economiche se gli iraniani accetteranno di discutere da subito di nucleare.
Rezaei, ex capo dei Pasdaran, è un veterano del regime, un uomo che non hai mai messo in discussione la sua lealtà alla Repubblica islamica e ha costruito la sua carriera sull’opposizione a qualsiasi accordo con gli Stati Uniti. Ma a Washington è ormai chiaro che se un’intesa ci sarà non potrà che essere raggiunta con i duri: i pasdaran e l’oligarchia economico-militare a loro collegata. Rezaei si muove tra i due mondi.
«Gli Usa hanno cambiato completamente tono e atteggiamento, e questo è un buon segnale», ha detto oggi chiarendo tuttavia che il Paese non ha ancora deciso se rivedere o no la sua dottrina nucleare. È un messaggio indiretto, ma decisivo: in caso di un nuovo attacco la Repubblica islamica potrebbe rivedere la decisione di non costruire armi atomiche. Per evitare questo scenario da incubo, i Paesi del Golfo stanno cercando di mediare un’intesa che porti alla de-escalation. oggi a Doha sono proseguiti i negoziati con gli iraniani, i qatarini erano in constante contatto con la Casa Bianca.
Il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, ha spiegato che la proposta di cui di discute riduce tra sette a due giorni il tempo per la riapertura dello stretto di Hormuz, se gli americani rispetteranno le condizioni di Teheran: via il blocco navale, revoca delle sanzioni sul petrolio, sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto, con una sola rotta da cui far passare le navi, quella concordata con l’Oman. In cambio, gli ispettori dell’Aiea potrebbero tornare a Teheran. Niente colloqui diretti per il momento, ha detto Araghchi, segno che il dialogo è serio, ma le distanze ancora molto ampie.