✕

Ue, una mini-Schengen per sostenere Kiev: “Riceverà più aiuti”

Ascolta l'audio

L’Unione studia l’ipotesi di aprire le frontiere con l’Ucraina: renderebbe più veloci le consegne dei beni
2 minuti di lettura

BRUXELLES – Un piccolo spazio di libero commercio con l’Ucraina. Una sorta di ”Mini-Schengen”. Da attivare subito per aiutare Kiev nei rifornimenti. È una delle ipotesi allo studio della Commissione europea per affrontare le nuove emergenze che stanno emergendo nella zona di guerra. Un Paese che dipende dagli aiuti esterni per quasi ogni cosa. Tutto nasce da quel che sta accadendo ai confini tra l’Ucraina e quattro paesi dell’Unione: Polonia, Ungheria, Romania e Slovacchia. Code lunghissime di tir che trasportano merci verso Kiev e le altre città ucraine. File che possono durare fino a dieci giorni e che stanno compromettendo i rifornimenti anche di beni di prima necessità. Oltre che a trasformare il lavoro degli autotrasportatori in una specie di percorso di sopravvivenza.

Una situazione determinata dal cambio di strategia della Russia in relazione agli obiettivi da bombardare. Fino a ad alcuni mesi fa, Mosca indirizzava i razzi e i droni sulle infrastrutture ferroviarie per imp…

BRUXELLES – Un piccolo spazio di libero commercio con l’Ucraina. Una sorta di ”Mini-Schengen”. Da attivare subito per aiutare Kiev nei rifornimenti. È una delle ipotesi allo studio della Commissione europea per affrontare le nuove emergenze che stanno emergendo nella zona di guerra. Un Paese che dipende dagli aiuti esterni per quasi ogni cosa. Tutto nasce da quel che sta accadendo ai confini tra l’Ucraina e quattro paesi dell’Unione: Polonia, Ungheria, Romania e Slovacchia. Code lunghissime di tir che trasportano merci verso Kiev e le altre città ucraine. File che possono durare fino a dieci giorni e che stanno compromettendo i rifornimenti anche di beni di prima necessità. Oltre che a trasformare il lavoro degli autotrasportatori in una specie di percorso di sopravvivenza.

Una situazione determinata dal cambio di strategia della Russia in relazione agli obiettivi da bombardare. Fino a ad alcuni mesi fa, Mosca indirizzava i razzi e i droni sulle infrastrutture ferroviarie per impedire la consegna delle merci. In sostanza colpivano i binari. La resilienza degli ucraini aveva però sviluppato una capacità a ricostruire in tempi brevi le linee ferroviarie. La Russia allora ha iniziato a mettere nel mirino direttamente locomotive e convogli, e quindi a non risparmiare i viaggiatori civili. A conferma che gli attacchi del Cremlino sono sempre più volti a generare terrore tra la popolazione e quindi a fiaccarne la resistenza. Da quel momento, allora – considerando che anche il trasporto su nave sul Mar Nero è ormai diventato piuttosto pericoloso - larga parte del trasporto commerciale è passato su gomma. Provocando degli ingorghi infernali. Le procedure doganali, infatti, restano per il momento intatte: sia in uscita dall’Ue, sia in entrata.

Una situazione che è diventata via via più drammatica e che è stata tenuta sotto osservazione da una missione europea nei giorni scorsi. Acuita dalla consapevolezza, ribadita ieri dal Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, che la pace non si siglerà in tempi brevi. Pure la disponibilità di Volodymyr Zelensky ad incontrare Vladimir Putin in Turchia non sembra una soluzione per il momento in grado di avvicinare una soluzione pacifica.

(afp)

L’idea allora è di trovare una modalità per sveltire le procedure. Una sorta, appunto, di “Piccola Schengen” con dei limiti ben precisi. In particolare concernenti il trasporto di prodotti commerciali. Il modello preso come punto di riferimento è il “Schengen Mobility Military”, il sistema che il prossimo anno dovrebbe entrare in vigore tra i 27 per accelerare gli spostamenti di mezzi e truppe militari. In caso di emergenza, infatti, dislocare soldati e armi in un altro paese dell’Unione al momento richiede fino a 45 giorni. Tempi incompatibili con l’eventuale urgenza.

Allo stato attuale, dunque, la principale esigenza è garantire i rifornimenti all’Ucraina. Ma in caso di allarme poter contare su una modalità veloce di trasferimento anche di mezzi militari da un paese che ha presentato formale domanda di adesione all’Ue, sta diventando una riflessione crescente anche a Bruxelles.

Leggi i commenti