GERUSALEMME – Da tre giorni il cielo di Gerusalemme è saturo dell’eco dei caccia israeliani. La maggior parte non si vede nemmeno, di alcuni appaiono le scie di condensazione. Vanno a nord e a sud. Le forze armate non hanno comunicato niente di specifico. «Esercitazioni», è il massimo che si ottiene da fonti informate. Questo rombo continuo e lontano, però, alimenta la sensazione di essere a un passo da un nuovo conflitto con l’Iran.
Netanyahu ne ha parlato al telefono con Trump sabato scorso: più volte ha pubblicamente dichiarato di voler «finire il lavoro». La tornata elettorale che lo ha visto perdere la maggioranza della Knesset è, per lui, un motivo in più per lanciare un altro attacco contro Teheran e ribaltare così il processo di formazione del nuovo governo. Trump però non ha ancora preso la decisione finale, rimandandola a dopo le midterm e all’esito del negoziato con l’Iran che è ripreso. Senza il presidente Usa Netanyahu, che propone un governo di unità nazionale senza i pa…
GERUSALEMME – Da tre giorni il cielo di Gerusalemme è saturo dell’eco dei caccia israeliani. La maggior parte non si vede nemmeno, di alcuni appaiono le scie di condensazione. Vanno a nord e a sud. Le forze armate non hanno comunicato niente di specifico. «Esercitazioni», è il massimo che si ottiene da fonti informate. Questo rombo continuo e lontano, però, alimenta la sensazione di essere a un passo da un nuovo conflitto con l’Iran.
Netanyahu ne ha parlato al telefono con Trump sabato scorso: più volte ha pubblicamente dichiarato di voler «finire il lavoro». La tornata elettorale che lo ha visto perdere la maggioranza della Knesset è, per lui, un motivo in più per lanciare un altro attacco contro Teheran e ribaltare così il processo di formazione del nuovo governo. Trump però non ha ancora preso la decisione finale, rimandandola a dopo le midterm e all’esito del negoziato con l’Iran che è ripreso. Senza il presidente Usa Netanyahu, che propone un governo di unità nazionale senza i partiti arabi, difficilmente si muoverà.
Nell’attesa, il suo Likud alimenta il sospetto che il voto del 27 ottobre sia stato viziato da interferenze straniere e da finanziamenti non leciti: circostanze che né la Commissione elettorale né lo Shin Bet confermano, tant’è che Gadi Eisenkot, lo sfidante, accusa Netanyahu di «attacco diretto alla democrazia».
La guerra con l’Iran viene lasciata sullo sfondo delle consultazioni, che iniziano domani, nonostante si accumulino i segnali. Del via vai dei caccia si è detto. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv ha elaborato un piano di emergenza per una chiusura “non superiore alle 12 ore”, nel tentativo di ridurre gli eventuali disagi. Almeno dieci cargo militari americani sono già atterrati nelle basi di Nevatim e Ovda. Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, inoltre, decine di jet, accompagnati da aerocisterne, hanno attraversato lo spazio aereo della Siria e dell’Iraq, rientrando prima di oltrepassare il confine iraniano. “Un’esercitazione di deterrenza”, è stata la spiegazione.
Dal Texas, a quanto riferisce il Wall Street Journal, è stato inviato un sistema Patriot per la difesa anti-missile. Sono segnalati anche rifornimenti di munizioni e trasferimenti di personale militare: il sito Walla stima in 3.000 il numero dei soldati Usa presenti in Israele.
Le manovre di preparazione non avvengono solo in aria. Da domenica la Brigata Search and Rescue del Comando interno è impegnata con truppe e veicoli in intense esercitazioni “per scenari multi-fronte”, che hanno l’obiettivo di migliorare e rendere più rapida la risposta per “incidenti multipli e simultanei”, come nel caso dell’arrivo di uno sciame di droni, di missili o anche incursioni via terra dal Libano. Il timore è che Teheran, se attaccato, attivi quel che resta di Hezbollah contro l’area nord dello Stato ebraico