Il vertice dei leader anti-Netanyahu: “Il mandato ad Eisenkot”. Ma la maggioranza resta un’enigma
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Cinque leader al tavolo e una quadra che non stanno trovando. Alla vigilia dell’inizio delle consultazioni che il presidente Herzog avvierà per formare il nuovo governo israeliano, gli esponenti del Blocco del cambiamento si sono riuniti ad Herzliya per fare il punto e definire la strategia, appannatasi per una serie di veti incrociati che rischiano di lasciare a Netanyahu lo spazio di manovra per rimanere primo ministro.
All’uscita dell’incontro, Gadi Eisenkot, Naftali Bennett, Yair Lapid, Yair Golan e Avigdor Lieberman hanno diffuso questo comunicato congiunto. “Siamo coordinati e agiremo immediatamente per sostituire il governo del 7 ottobre con un governo di emergenza nazionale e far valere la netta maggioranza parlamentare alla Knesset”. Sì, però.
La netta maggioranza alla Knesset, senza i 19 seggi dei partiti arabi, non è netta e non è neppure maggioranza: il Blocco, infatti, ha 48 seggi, contro i 53 della coalizione di Netanyahu. I leader concordano nell’indicare …
GERUSALEMME – Cinque leader al tavolo e una quadra che non stanno trovando. Alla vigilia dell’inizio delle consultazioni che il presidente Herzog avvierà per formare il nuovo governo israeliano, gli esponenti del Blocco del cambiamento si sono riuniti ad Herzliya per fare il punto e definire la strategia, appannatasi per una serie di veti incrociati che rischiano di lasciare a Netanyahu lo spazio di manovra per rimanere primo ministro.
All’uscita dell’incontro, Gadi Eisenkot, Naftali Bennett, Yair Lapid, Yair Golan e Avigdor Lieberman hanno diffuso questo comunicato congiunto. “Siamo coordinati e agiremo immediatamente per sostituire il governo del 7 ottobre con un governo di emergenza nazionale e far valere la netta maggioranza parlamentare alla Knesset”. Sì, però.
La netta maggioranza alla Knesset, senza i 19 seggi dei partiti arabi, non è netta e non è neppure maggioranza: il Blocco, infatti, ha 48 seggi, contro i 53 della coalizione di Netanyahu. I leader concordano nell’indicare al presidente Herzog il nome di Eisenkot come premier incaricato, ma i numeri ancora non tornano.
Durante il vertice di Herzliya, secondo quanto ricostruisce Ynet, hanno discusso molto delle liste arabe. Golan, l’unico che è favorevole al loro ingresso nel governo sionista, ha chiesto agli altri se fossero davvero sicuri di non volerne accettare la collaborazione. Lieberman ha subito detto di esserne sicuro e che questa era la risposta definitiva, Bennett è Eisenkot hanno annuito. Quindi niente governo allargato, a meno che i partiti arabi non accettino le quattro condizioni messe nero su bianco da Eisenkot: il riconoscimento di Israele come stato ebraico e democratico, aderenza ai valori della Dichiarazione di Indipendenza, servizio militare o civile obbligatorio e il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica unito all’impegno di smantellarla a Gaza. Forse solo Ra’am di Mansour Abbas potrebbe aderirvi, ma non è detto. Rimane aperta l’ipotesi del sostegno esterno, senza dichiarato accordo politico.
Golan, da parte sua, ha ribadito agli alleati di non essere disposto ad entrare in un governo di unità nazionale con Netanyahu. “Se lo fate, io mollo tutto”. Al tavolo non è stato esclusa la trattativa con gli ultraortodossi, una possibilità che Eisenkot sta sondando da giorni per capire se il partito Ebraismo nella Torah unito possa cambiare coalizione oppure garantire almeno l’appoggio esterno. Lieberman non pone il veto, ma non si capisce come la metteranno col nodo dell’arruolamento e delle esenzioni per gli studenti delle yeshiva.
Le priorità per il Blocco, al momento, sono “l’assunzione del controllo della Knesset” e la sostituzione dell’attuale presidente Amir Ohana. Si è fatto quello di Lapid, ma non c’è ancora il via libera. “Ci troviamo davanti a un tentativo estremo e pericoloso di invalidare le elezioni”, dice Lapid, riferendosi alle accuse del Likud di Netanyahu e all’indagine in corso su presunte interferenze straniere. “Mi è stato mostrato il materiale di intelligence, le elezioni si sono svolte regolarmente e non c’è alcuna ragione per annullarle. Semplicemente non sono disposti ad ammettere di avere perso”.