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Schiavismo, la vergogna di re Carlo: “Provo orrore”. Ma non chiede scusa come vorrebbe Burnham

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Il sovrano al summit del Commonwealth ad Antigua: “Profondo dolore per un capitolo vergognoso della storia”. Ma il primo ministro vorrebbe scusarsi ufficialmente, rischiando così di aprire il capitolo riparazioni e un solco con il monarca
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LONDRA - “Provo profondo dolore nei confronti dello schiavismo. Riempie il mio cuore di orrore, ed è un capitolo vergognoso della storia”. Così re Carlo ha parlato oggi ad Antigua di fronte ai leader del Commonwealth, l’organizzazione erede del decaduto Impero Britannico che si riunisce ogni due anni con le sue 56 nazioni membri. Ma attenzione: il sovrano britannico non ha chiesto scusa, come invece si appresterebbe a fare il primo ministro Andy Burnham. Per quello che è un grosso solco tra il monarca e il capo del governo e che ha generato critiche e polemiche negli ultimi giorni.

"Non possiamo cambiare le azioni di coloro che ci hanno preceduto. Possiamo, tuttavia, imparare dal passato”, ha dichiarato Carlo III, in visita ad Antigua con la consorte regina Camilla, “la tratta transatlantica delle persone ridotte in schiavitù continua a proiettare la sua ombra su queste isole e su altri membri del nostro Commonwealth. Come ho già detto, quel vergognoso capitolo della storia riempie il…

LONDRA - “Provo profondo dolore nei confronti dello schiavismo. Riempie il mio cuore di orrore, ed è un capitolo vergognoso della storia”. Così re Carlo ha parlato oggi ad Antigua di fronte ai leader del Commonwealth, l’organizzazione erede del decaduto Impero Britannico che si riunisce ogni due anni con le sue 56 nazioni membri. Ma attenzione: il sovrano britannico non ha chiesto scusa, come invece si appresterebbe a fare il primo ministro Andy Burnham. Per quello che è un grosso solco tra il monarca e il capo del governo e che ha generato critiche e polemiche negli ultimi giorni.

"Non possiamo cambiare le azioni di coloro che ci hanno preceduto. Possiamo, tuttavia, imparare dal passato”, ha dichiarato Carlo III, in visita ad Antigua con la consorte regina Camilla, “la tratta transatlantica delle persone ridotte in schiavitù continua a proiettare la sua ombra su queste isole e su altri membri del nostro Commonwealth. Come ho già detto, quel vergognoso capitolo della storia riempie il mio cuore di orrore e la mia anima del più profondo dolore personale. Eppure la storia ci insegna anche che il male non deve necessariamente avere l’ultima parola; che la forza morale e il coraggio possono unirsi per superare le ingiustizie più mostruose, come avvenne con la determinazione a porre fine al commercio internazionale delle persone ridotte in schiavitù, nel quale la Royal Navy svolse un ruolo così importante".

"Quanto più ho approfondito la mia comprensione di queste questioni, ascoltando, imparando e osservando”, ha continuato il re britannico, "tanto più mi sono impegnato a trovare modi per lavorare insieme, in un partenariato moderno, al fine di affrontare i torti del passato con azioni rivolte al futuro. Migliorando l’accesso all’istruzione, investendo nel lavoro e nelle opportunità, incoraggiando gli scambi commerciali all’interno del Commonwealth e promuovendo misure fondamentali di resilienza climatica in tutto il mondo, ho sempre ritenuto che si possa fare moltissimo per aiutare chi lotta contro le difficoltà e lo svantaggio. Ho sempre cercato di fare la mia parte proprio in questo”.

"Perché, come sa ogni marinaio che naviga per mare, non possiamo comandare i venti, tanto meno quelli che ci hanno condotto fin qui dal passato, ma possiamo scegliere come orientare le nostre vele. Il Commonwealth di oggi non è semplicemente un prodotto del passato: è una risposta al mondo di oggi”, ha concluso re Carlo, che poi ha parlato anche dei “conflitti brutali affliggono il nostro mondo, distruggendo vite e proiettando lunghe ombre sull’intero pianeta”. O di come “la tecnologia sta trasformando le nostre società e le nostre economie a una velocità vertiginosa, con ben poche certezze su dove possa condurci”.

Infine, ovviamente la lotta al cambiamento climatico, tema a lui carissimo già in tempi non sospetti, per cui ha esortato pubblico e privato a cooperare: “Non è più soltanto una prospettiva terrificante, ma una realtà catastrofica che minaccia il nostro stesso modo di vivere. La natura è sotto costante attacco e sistemi naturali essenziali stanno collassando. Qui nei Caraibi il cambiamento climatico non è una prospettiva lontana, ma una realtà allarmante. Come sappiamo, i grandi stati oceanici hanno contribuito ben poco alle cause del cambiamento climatico, eppure sono tra quelli che ne sopportano i costi maggiori”.

La posizione di re Carlo però, netta ma anche molto equilibrata, si discosta da quella del nuovo primo ministro Andy Burnham. Che ha appena compiuto 100 giorni a Downing Street e che non ha escluso di chiedere ufficialmente scusa alle nazioni del Commonwealth vittime della tratta degli schiavi nei secoli scorsi. Tratta alla quale ha partecipato anche l’Impero britannico: “Voglio avere una conversazione seria e profonda con gli altri membri Commonwealth, per arrivare a una posizione comune”.

A Burnham è stato rimproverato di mettere così in imbarazzo re Carlo, come ha accusato per esempio il leader della destra Nigel Farage. Ma diversi osservatori hanno sottolineato anche come il primo ministro rischi così di aprire il capitolo riparazioni, dando un appiglio legale a quei Paesi e attivisti che chiedono centinaia di miliardi di danni in quanto vittime storiche della tratta degli schiavi. Downing Street respinge fermamente questo scenario: “Le due cose non sono connesse”. Tuttavia, come un possibile compromesso per il primo ministro, Burnham sta pensando di cancellare parte del debito di alcuni Paesi verso il Regno Unito.

La svolta di Burnham è stata fortemente criticata anche alla leader dei conservatori, Kemi Badenoch, di origine nigeriana: "Se i Paesi caraibici chiedono alla Gran Bretagna delle scuse formali per il ruolo svolto dal Paese nella tratta transatlantica degli schiavi, chiederanno lo stesso anche ai discendenti dei regni, dei sovrani e dei mercanti africani che catturavano e vendevano schiavi, traendo profitto da questo commercio? Per quanto riguarda le richieste di risarcimento, sotto forma di denaro o di cancellazione del debito, abbiamo già percorso questa strada in passato. Venticinque anni fa, Jubilee 2000, Drop the Debt e Make Poverty History sostenevano che cancellare il debito dei Paesi più poveri avrebbe consentito loro di ripartire da zero. Alla fine sono stati cancellati debiti per oltre 100 miliardi di dollari, ma da allora molti di quei Paesi hanno accumulato debiti ancora maggiori”.

"Non c'è alcun motivo per cui i contribuenti britannici di oggi debbano essere ritenuti finanziariamente responsabili di fatti accaduti generazioni prima che ciascuno di noi nascesse”, conclude Badenoch, “e ho ancora meno pazienza nei confronti delle élite politiche dei Paesi del Commonwealth che, incapaci di garantire prosperità ai propri cittadini, cercano ora un'altra occasione per attribuire la colpa alla Gran Bretagna. In qualità di primo ministro, Andy Burnham dovrebbe essere il più strenuo difensore della Gran Bretagna. Invece, sostiene che dobbiamo fare i conti con la nostra storia (come se non lo avessimo già fatto abbastanza) e prende in considerazione la possibilità di presentare un'altra dichiarazione formale di scuse per il nostro passato. Non c’è bisogno di ricascarci”.

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