✕

Trump mette le mani avanti: “Se perdessimo, potrei andare in Israele a fare il premier”

(afp)

Ascolta l'audio

Intervistato a urne aperte, il presidente evita di sbilanciarsi sull’Iran. Ma il “New York Times” rivela: il Centcom è pronto ad attaccare già oggi
2 minuti di lettura

WASHINGTON – Se la gente negli Usa si stancasse di me, mi trasferirei in Israele e diventerei primo ministro». Incorreggibile, Donald Trump ha continuato a fare notizia anche mentre gli americani andavano alle urne per le midterm.

In questo modo, però, ha confermato quello che tutti già sapevano, ossia che le elezioni erano un referendum su di lui, prima ancora che il rinnovo del Congresso, di diversi governatori e delle cariche locali. Così ha reso impossibile separare l’esito del voto dal suo destino politico, qualunque sia il risultato finale, positivo o negativo per il Partito repubblicano e il suo presidente. In caso di sconfitta dirà che la colpa è dei candidati, perché lui non era sulla scheda, anche se ha supplicato i suoi sostenitori di fare finta che lo fosse. Quindi cercherà di ignorare il Congresso, come peraltro ha già fatto nei primi due anni di mandato, governando per decreto. Le sue dichiarazioni però confermano che lui considerava il voto come un referendum su se ste…

WASHINGTON – Se la gente negli Usa si stancasse di me, mi trasferirei in Israele e diventerei primo ministro». Incorreggibile, Donald Trump ha continuato a fare notizia anche mentre gli americani andavano alle urne per le midterm.

In questo modo, però, ha confermato quello che tutti già sapevano, ossia che le elezioni erano un referendum su di lui, prima ancora che il rinnovo del Congresso, di diversi governatori e delle cariche locali. Così ha reso impossibile separare l’esito del voto dal suo destino politico, qualunque sia il risultato finale, positivo o negativo per il Partito repubblicano e il suo presidente. In caso di sconfitta dirà che la colpa è dei candidati, perché lui non era sulla scheda, anche se ha supplicato i suoi sostenitori di fare finta che lo fosse. Quindi cercherà di ignorare il Congresso, come peraltro ha già fatto nei primi due anni di mandato, governando per decreto. Le sue dichiarazioni però confermano che lui considerava il voto come un referendum su se stesso, al punto di scherzare sul possibile esilio.

Lunedì sera, parlando sempre con la Fox nel programma di Sean Hannity, Trump aveva sollecitato i sostenitori ad andare alle urne, perché «altrimenti tutto quello che abbiamo fatto andrà perduto». Riferendosi all’Iran aveva aggiunto: «Potrebbe degenerare, se non dovessero raggiungere un accordo, ma loro desiderano ardentemente un’intesa. Ci sono ottime probabilità di arrivarci. Certo, loro vorrebbero vincere, ma noi agiamo da una posizione di totale forza. Possiamo chiudere la faccenda in qualsiasi momento. Se posso arrivare a un accordo, preferisco farlo: salverebbe molte vite».

Ieri mattina il presidente ha parlato con la trasmissione “Fox & Friends”, dicendo che «se i repubblicani votano, vinceremo con un margine schiacciante». Ma non essendo sicuro che accadesse, ha scherzato sul suo futuro: «Potrei fare il premier in Israele, lì ho un indice di gradimento del 99%».

Ben diverso il discorso per quel che concerne l’Iran. Il presidente ha preferito non sbilanciarsi sulle mosse future, nonostante gli attacchi lanciati dal Pentagono lunedì contro l’isola di Qeshm, vicIno a Hormuz, e a dispetto del fatto che il suo ex sostenitore, Tucker Carlson, abbia scritto che il premier israeliano Netanyahu lo vuole spingere a utilizzare l’arma atomica tattica per distruggere il sito nucleare di Pickaxe Mountain.

«Staremo a vedere. Non cerco di uccidere un gran numero di persone, ma se sarà necessario, lo faremo. Tuttavia, non è questo il mio obiettivo». Quindi ha aggiunto: «L’Iran è il principale sostenitore del terrorismo al mondo. Sono i più spietati, ma sono stati decapitati». Un tentativo, forse, di recuperare i consensi degli elettori Maga, che erano contrari ad attaccare l’Iran e sono scontenti per l’inflazione che la guerra ha provocato. Eppure, qualcosa pare si stia muovendo: secondo quanto riferito dal New York Times, il Centcom ha predisposto un piano per colpire l’Iran, con un possibile avvio degli attacchi già oggi, subito dopo le elezioni di metà mandato. Il quotidiano newyorchese cita a supporto alcune fonti anonime, secondo le quali le condizioni ideali per il tipo di operazione pianificata persisteranno solo per un breve periodo. Già da giorni, del resto, si vocifera che Donald Trump potrebbe attaccare subito dopo le elezioni, soprattutto in caso di pesante sconfitta. Un piano che sarebbe perfettamente in sintonia con quello del premier israeliano Netanyahu, anche lui tentato dalla ripresa delle ostilità con l’Iran nel tentativo di restare alla guida del Paese dopo aver perso la maggioranza la settimana scorsa.

Leggi i commenti