NEW YORK – Dal seggio al numero 1619 sulla Terza Avenue, nell’Upper East Side di Manhattan, tre donne anziane escono tenendosi a braccetto. E con un sorriso stampato sul volto. Tutte e tre indossano cappelli, due hanno un tailleur, l’altra un soprabito. Sono donne che sembrano appartenere da sempre a questa Manhattan colta, benestante e liberal, fatta di palazzi signorili, librerie, musei e conversazioni sulla politica nei caffè. Dicono solo il nome: Patty, Susan e Catherine. Oggi, spiegano, «non contava il nome del candidato da votare, perché ne basta uno da cancellare: Donald Trump. Lo ha detto lui che dovevamo far finta che ci fosse. Beh, siamo venute tutte insieme, per dargli una spinta più forte», aggiungono scoppiando a ridere. Tre signore, tre sorrisi, tre adesivi elettorali con scritto «Ho votato». Anche questa è l’America delle elezioni di medio termine per il rinnovo del Congresso.
Nel seggio ricavato in un edificio in mattoni rossi vicino al Ruppert Park, le persone en…
NEW YORK – Dal seggio al numero 1619 sulla Terza Avenue, nell’Upper East Side di Manhattan, tre donne anziane escono tenendosi a braccetto. E con un sorriso stampato sul volto. Tutte e tre indossano cappelli, due hanno un tailleur, l’altra un soprabito. Sono donne che sembrano appartenere da sempre a questa Manhattan colta, benestante e liberal, fatta di palazzi signorili, librerie, musei e conversazioni sulla politica nei caffè. Dicono solo il nome: Patty, Susan e Catherine. Oggi, spiegano, «non contava il nome del candidato da votare, perché ne basta uno da cancellare: Donald Trump. Lo ha detto lui che dovevamo far finta che ci fosse. Beh, siamo venute tutte insieme, per dargli una spinta più forte», aggiungono scoppiando a ridere. Tre signore, tre sorrisi, tre adesivi elettorali con scritto «Ho votato». Anche questa è l’America delle elezioni di medio termine per il rinnovo del Congresso.
Nel seggio ricavato in un edificio in mattoni rossi vicino al Ruppert Park, le persone entrano in modo ordinato. Fuori, cartelli in inglese, spagnolo e cinese indicano il seggio. Un nastro giallo con scritto «cuidado», attenzione in spagnolo, divide in due lati l’ingresso. Lungo una fila di tavoli raccolgono le registrazioni. Attorno è un via vai di elettori che stringono schede lunghe come lenzuola. Non ci sono soltanto i nomi dei candidati al Congresso e alla carica di governatore, ma consiglieri municipali, della giustizia, l’attorney general dello Stato, rappresentanti di circoscrizione. A mezzogiorno nei cinque sobborghi di New York avevano votato 427 mila persone, il 61,9 per cento dei circa 690 mila che lo avevano fatto in anticipo tra il 24 ottobre e l’1 novembre. Il voto anticipato aveva segnato già un incremento del 60 per cento rispetto a quanto registrato alle elezioni di medio termine del 2022. Nel seggio dell’Upper East il risultato appare scontato: vinceranno i democratici. Anche chi non aveva scelto il socialista Zorhan Mamdani, stavolta dice di non avere dubbi: «Si vota blu o non avremo più una chance in futuro», dice Douane. «L’anno scorso avevo votato Andrew Cuomo come sindaco, quindi non sono certo un estremista, ma questa elezione è troppo importante. Un’amministrazione così corrotta come questa non si era mai vista», aggiunge. Se la notte elettorale avrà confermato i sondaggi, che indicavano i democratici in netto vantaggio per il controllo della Camera, il leader della minoranza Hakeem Jeffries, di Brooklyn, è il favorito per diventare da gennaio il nuovo Speaker. C’è chi ha portato al seggio anche le figlie, per mostrare loro l’importanza di andare a votare. «Come padre di due ragazze — spiega Michael — la sicurezza pubblica è un elemento chiave. Bisogna mettere un controllo a Trump». L’elemento nuovo di questa elezione è nella divergenza tra l’ottimismo del Partito democratico, che si aspetta una vittoria a valanga, e la prudenza della base, che teme cattive sorprese.
Anche altri elettori sostengono di non fidarsi, mentre un portoricano con indosso una lunga maglietta con stampata la bandiera americana e il cappello con scritto «Love Jesus» annuncia l’arrivo del Messia. Non vota. Helen, uscita dal seggio, lo guarda divertita poi torna seria e commenta: «Nel caso i dem dovessero vincere davvero, allora sarebbe una doppia buona notizia: Trump non potrebbe più fare quello che vuole, e la democrazia americana avrebbe vinto».