James Talarico, il pastore che ha sconfitto Golia: così il Texas ha sconfitto la maledizione
dalla nostra inviata Anna LombardiAUSTIN – James Talarico ha rotto la maledizione che incombeva sui democratici del Texas da 38 anni: un anno prima della sua nascita. L’ex seminarista presbiteriano, già insegnante di scuola media in una delle aree più povere di San Antonio, è il primo senatore dem eletto nel Lone Star State dal 1988, dai tempi di Lloyd Bentsen. D’altronde, prima di cedere alla vocazione della politica ed essere eletto come deputato al Congresso locale, sognava di seguire le orme del nonno, ex veterano e a lungo pastore di fede battista. Quel Grandpa Jimmy, citato spesso nei suoi comizi: «Mi ha insegnato due comandamenti fondamentali: amare Dio e il prossimo».
Gli attacchi repubblicani
A sconfiggere il figlio di una madre single, che lasciò il marito alcolizzato quando baby James aveva appena 7 settimane, così povera da farlo dormire «in una culla ricavata in un cassetto», non è bastato il nomignolo dispregiativo appioppatogli da Donald Trump: “Tala-Freako”, “lo strambo”, che i sostenitori invece …
AUSTIN – James Talarico ha rotto la maledizione che incombeva sui democratici del Texas da 38 anni: un anno prima della sua nascita. L’ex seminarista presbiteriano, già insegnante di scuola media in una delle aree più povere di San Antonio, è il primo senatore dem eletto nel Lone Star State dal 1988, dai tempi di Lloyd Bentsen. D’altronde, prima di cedere alla vocazione della politica ed essere eletto come deputato al Congresso locale, sognava di seguire le orme del nonno, ex veterano e a lungo pastore di fede battista. Quel Grandpa Jimmy, citato spesso nei suoi comizi: «Mi ha insegnato due comandamenti fondamentali: amare Dio e il prossimo».
Gli attacchi repubblicani
A sconfiggere il figlio di una madre single, che lasciò il marito alcolizzato quando baby James aveva appena 7 settimane, così povera da farlo dormire «in una culla ricavata in un cassetto», non è bastato il nomignolo dispregiativo appioppatogli da Donald Trump: “Tala-Freako”, “lo strambo”, che i sostenitori invece fatto proprio scrivendoselo pure sulle t-shirt indossate con orgoglio: “I am a Tala-freako”. Né hanno funzionato gli attacchi basati su una sua affermazione del 2021: «Dio è non-binario»: una frase pronunciata durante un dibattito sugli atleti trans, quando correva per un distretto elettorale molto liberal e aveva evidentemente bisogno di farsi apprezzare con posizioni più provocatorie. «Dio è tutto e ovunque, quella frase è estrapolata dal contesto», aveva poi ripetutamente chiarito.
Inutile pure tentare di solleticare contro di lui l’orgoglio texano: il rivale, procuratore generale dello Stato Ken Paxton in carica dal 2015 - e accusato ripetutamente di corruzione, tanto da essere stato sottoposto a impeachment dal suo stesso partito – ha tentato più volte ad ironizzare sui suoi gusti culinari, presumibilmente «vegani». Un’ “accusa” formulata solo per aver affermato, nel 2022, la necessità di ridurre il consumo di carne per ragioni ambientali. «Scappa a vomitare dietro le quinte», lo ha deriso pure Donald Trump. «Bandirà i barbecue in caso di vittoria». Affondi tutt’altro che ironici: tesi a mettere in dubbio la mascolinità del prete mancato, che, per rispondere, è andato in una celebre catena di hamburger texana, Whataburger, ribadendo il suo amore per il cibo locale. «Non hanno argomenti, vogliono distrarvi dai problemi reali, mentre i prezzi aumentano». Citando, anche lui, un eroe texano, il generale Sam Houston: «“Fa’ la cosa giusta e affronta le conseguenze».
La gara più dispendiosa
D’altronde, nemmeno i miliardi spesi da Musk per sostenere i repubblicani del Texas sono serviti. Quella appena conclusa è stata infatti la gara elettorale locale più dispendiosa della Storia: i repubblicani hanno investito 239 milioni di dollari (cinque volte più dei 45 investiti dai dem), 158 dei quali sborsati da Elon.
Ha invece funzionato lo slogan della campagna che il trentasettenne Talarico ha ricavato dall’amato telefilm: “Friday Night Lights”, storia di una squadra liceale di “underdog” – sì, insomma, sfigati – capace di vincere il campionato grazie all’allenatore che li motiva con quelle parole. Una metafora della gara condotta con verbo populista, lo ha spinto a portare il bus della sua campagna nei luoghi più periferici del Texas: «Ho incontrato una nonna che a Houston lavora 10 ore al giorno per prendersi cura del nipote di 5 anni, ma non guadagna più abbastanza per pagare l’affitto ed è stata sfrattata» ha raccontato durante il comizio tenuto lunedì sera da Stubb’s il più famoso locale di barbecue e country di Austin.
Temi che toccano la gente, da lui galvanizzata, pure con un’altra metafora, quella di Davide e Golia: «L’unica minoranza che distrugge l’America sono i miliardari. Hanno investito un sacco di soldi in questa campagna per screditarmi». Quando nella notte è apparso sul palco del Joe and Teresa Lozano Long Center for the Performing Arts, davanti al suo popolo, sfatto ma felice, lo ha detto subito: «Abbiamo appena dimostrato che i soldi non comprano la gente. E la politica dell’odio non vince su quello dell’amore». Ripetendo ancora una volta quello che ha detto a ogni comizio: «Sanno che la nostra unità è la minaccia più grande al loro benessere e al loro potere. Voi, il popolo, siete stati la mia fionda capace di abbattere Golia».