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La corsa per il Michigan, El-Sayed al comando nonostante i tradimenti

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Il candidato della sinistra potrebbe essere il primo musulmano al Senato. “Dobbiamo dimostrare di potercela fare”
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DETROIT – «I’m not afraid», non ho paura, la voce suadente di Eminem, rapper bianco cresciuto al numero 19946 di Dresden Street, compagno delle strade operaie di Detroit con il mito del trailer park, quartiere di roulotte A&L Mobile, scandisce da Instagram l’epilogo della campagna di Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato contro il repubblicano Mike Rogers.

I 78 secondi sulle note di Not Afraid alternano folle, comizi e attacchi al presidente Donald Trump, «Michigan, è il momento. Tocca a noi mostrare al Paese cosa è possibile. Il mondo ci guarda», scandisce El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo islamico al Congresso Usa. Per Rogers canta invece Kid Rock, rocker Maga, che attacca El-Sayed, pure il pentagramma si spacca a Midterm.

Nella città dei dischi Tamla Motown, Ford e General Motors, fabbriche chiuse per sempre, ci si batte per un seggio che può decidere il controllo del Senato. El-Sayed, medico, figlio di immigrati egiziani, predica sanità universale, salari migl…

DETROIT – «I’m not afraid», non ho paura, la voce suadente di Eminem, rapper bianco cresciuto al numero 19946 di Dresden Street, compagno delle strade operaie di Detroit con il mito del trailer park, quartiere di roulotte A&L Mobile, scandisce da Instagram l’epilogo della campagna di Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato contro il repubblicano Mike Rogers.

I 78 secondi sulle note di Not Afraid alternano folle, comizi e attacchi al presidente Donald Trump, «Michigan, è il momento. Tocca a noi mostrare al Paese cosa è possibile. Il mondo ci guarda», scandisce El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo islamico al Congresso Usa. Per Rogers canta invece Kid Rock, rocker Maga, che attacca El-Sayed, pure il pentagramma si spacca a Midterm.

Nella città dei dischi Tamla Motown, Ford e General Motors, fabbriche chiuse per sempre, ci si batte per un seggio che può decidere il controllo del Senato. El-Sayed, medico, figlio di immigrati egiziani, predica sanità universale, salari migliori, guerra ai miliardari. Rogers, ex Fbi, veterano dell’intelligence parlamentare, promette sicurezza, confini protetti, fedeltà a Trump. Oltre 100 milioni di dollari di spot hanno incendiato la campagna, con i fondi di Elon Musk e il record raccolto da El-Sayed: lo seguiranno gli arabi, 2% degli elettori che nel 2024 punirono la Harris per il sostegno a Israele? E operai bianchi, sindacati, neri di Detroit, araboamericani di Dearborn, ebrei, giovani universitari?

Il tradimento di Haley Stevens, deputata battuta da El-Sayed alle primarie, che ha annunciato il sostegno a domenica a Rogers, subito espulsa, peserà? «Per nulla, non siamo comparse!», protesta Amie Osborn, elettrice di Northville, indignata perché Stevens usa gli afroamericani come claque. Lunedì sera, al Majestic Theatre, la senatrice liberal Elizabeth Warren gridava «Michigan! Siete il punto decisivo», colonna sonora il rapper Common entusiasma i sostenitori. El-Sayed sembrava commosso: «Dicevano che con il mio nome non potevo vincere. Io scommetto sulla bontà del Michigan», accanto la moglie Sarah. Rogers punta sui trumpiani silenziosi per i sondaggi e sui moderati spaventati dai socialisti.

Nella volata dei sondaggi El-Sayed è favorito, New York Times/Siena 53-42, Emerson 51-45, Trafalgar 47-46. Cook Political Report classifica il Michigan con vantaggio Dem, Polymarket assegna al democratico circa il 78% di probabilità di vittoria, 3 milioni di cittadini hanno già votato, il verdetto stanotte. Il vecchio quotidiano Detroit Free Press sceglie El-Sayed, il conservatore Detroit News pubblica l’endorsement per Rogers. I repubblicani non vincono il seggio dal 1994, Trump prevalse nel 2024, prima di inflazione, carobenzina, tagli alla sanità, guerra Iran, dazi scriteriati. Urne chiuse alle venti, le code son già lunghe, per la Storia si può far tardi a cena.

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