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I repubblicani scaricano Hegseth: dai processi all’alcolismo, tutti i guai del capo del Pentagono

Il segretario alla Guerra potrebbe diventare il primo capro espiatorio della clamorosa sconfitta subita da Donald Trump nelle elezioni di midterm. Nel suo curriculum, oltre all’appoggio alla guerra in Iran, ci sono diversi problemi
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“Voleva che l’America assistesse in diretta a un’esecuzione. Presto gli americani assisteranno alla sua”. È la previsione che circola sul web per Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, anzi, “alla guerra”, come ha voluto ribattezzare il ministero di cui è a capo, a rischio di diventare il primo capro espiatorio della clamorosa sconfitta subita da Donald Trump nelle elezioni di midterm. Una sconfitta imputata dal vicepresidente J. D. Vance “alla guerra in Iran”, conflitto del quale Hegseth è stato fin dall’inizio il più convinto assertore. Sarà davvero la sua testa a rotolare per prima? Alla vigilia del voto, il presidente gli ha riconfermato la fiducia, ribadendo, diversamente da Vance, che sarebbe pronto a rifare il conflitto in Iran perché continua a reputarlo necessario.

Il precedente di Rumsfeld

Ma in materia esiste un vistoso precedente, che risale a vent’anni fa esatti. Un giorno prima delle elezioni di midterm del 2006, George W. Bush, allora capo della Casa Bianca, gara…

“Voleva che l’America assistesse in diretta a un’esecuzione. Presto gli americani assisteranno alla sua”. È la previsione che circola sul web per Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, anzi, “alla guerra”, come ha voluto ribattezzare il ministero di cui è a capo, a rischio di diventare il primo capro espiatorio della clamorosa sconfitta subita da Donald Trump nelle elezioni di midterm. Una sconfitta imputata dal vicepresidente J. D. Vance “alla guerra in Iran”, conflitto del quale Hegseth è stato fin dall’inizio il più convinto assertore. Sarà davvero la sua testa a rotolare per prima? Alla vigilia del voto, il presidente gli ha riconfermato la fiducia, ribadendo, diversamente da Vance, che sarebbe pronto a rifare il conflitto in Iran perché continua a reputarlo necessario.

Il precedente di Rumsfeld

Ma in materia esiste un vistoso precedente, che risale a vent’anni fa esatti. Un giorno prima delle elezioni di midterm del 2006, George W. Bush, allora capo della Casa Bianca, garantì che Donald Rumsfeld, suo controverso segretario alla Difesa e architetto della guerra in Iraq, sarebbe rimasto nell’incarico sino al termine del secondo mandato presidenziale, ovvero fino al 2008. Una settimana dopo la batosta sofferta dal partito repubblicano nel voto per il Congresso, tuttavia, Bush licenziò Rumsfeld, sostituendo un “falco” super aggressivo, quale egli era, con Robert Gates, assai più cauto ex-direttore dell’intelligence, con credenziali sufficientemente moderate da mantenere lo stesso posto fino al 2011 sotto la successiva presidenza di Barack Obama.

È possibile, se non probabile, che Vance suggerisca caldamente a Trump un ricambio del genere al vertice del Pentagono, per non arrivare alle elezioni presidenziali del 2028, alle quali intende candidarsi, con un guerrafondaio al dipartimento della Difesa in grado di fargli perdere voti, come è successo in queste elezioni di midterm al suo partito. E se Hegseth non venisse licenziato dal presidente, un’altra possibilità è che il Senato, ora a maggioranza democratica, avvii un procedimento di impeachment nei suoi confronti per costringerlo a dimettersi.

I tatuaggi

Ci sono infatti anche altri problemi, oltre all’appoggio alla guerra in Iran, nel curriculum di Hegseth. Il primo ad emergere è il gran numero di tatuaggi che ha sulle braccia e sul corpo. Uno in particolare ha attirato attenzione: sul bicipite destro si è fatto tatuare le parole Deus vult, motto latino che significa “Dio lo vuole”, adottato come slogan da una varietà di gruppi cristiani ultranazionalisti e di estrema destra americani, incluse associazioni di suprematisti bianchi. Per questa ragione, quando è membro della Riserva nella Guardia Nazionale, i superiori gli proibiscono di essere di servizio durante la cerimonia di inaugurazione della presidenza di Joe Biden, nel gennaio 2017, giudicandolo “una potenziale minaccia”. Hegseth si dimette dalla Guardia Nazionale per protesta.

I processi a Fox News

Facciamo un passo indietro. Dopo una laurea in scienze politiche a Princeton, si arruola nell’esercito servendo in Afghanistan e in Iraq, dove ottiene una medaglia di bronzo al valore: in seguito descrive come “un’esperienza in cui ho rischiato di morire” il momento in cui una granata colpisce il veicolo su cui sta viaggiando ma non esplode. Fin dall’università si impegna in politica con l’ala più radicale del partito repubblicano e dopo avere lasciato le armi trova lavoro a Fox News, l’emittente di destra di proprietà di Rupert Murdoch, dapprima come analista militare, quindi come commentatore politico, guadagnando una crescente fama durante il primo mandato presidenziale di Trump, del quale si dice grande sostenitore. Durante il suo decennio alla Fox, dal 2014 al 2024, è oggetto di varie cause giudiziarie, tra cui una in cui è accusato di avere tirato un’ascia contro un tamburino durante un evento all’accademia militare degli Stati Uniti.

Due divorzi per adulterio

La prima moglie, Meredith Schwarz, è una sua compagna di scuola. Nello year book dell’anno del diploma, vengono indicati come “la coppia con più probabilità di sposarsi”. Si sposano infatti, nel 2004, ma dopo quattro anni di matrimonio lei chiede il divorzio accusandolo di cinque relazioni extraconiugali. Comincia a uscire durante il divorzio con la donna che diventa la sua seconda moglie, Samantha Deergin, da cui ha tre figli, ma sette anni dopo le nozze anche lei ottiene il divorzio, accusando Hegseth di avere avuto un figlio da Jennifer Rauchet, produttrice di un suo programma a Fox News. Due anni più tardi, nel 2019, sposa Jennifer, in una cerimonia a un golf club di Trump a cui partecipa la famiglia del presidente.

Abusi sessuali e alcolismo

Nel 2024 la nomination a segretario alla Difesa incontra forte resistenza al Senato per la sua inesperienza per un incarico di così alta responsabilità. Poi le accuse si ampliano, quando tre giornali, New York Times, Washington Post e Vanity Fair, pubblicano rivelazioni di molestie, abusi sessuali e stupro commessi da Hegseth con varie donne. Il New York Times pubblica una email di sua madre che lo accusa di avere maltrattato le donne per anni, ma lei ritratta, dicendo di averlo criticato in un momento di rabbia e che nel frattempo suo figlio è cambiato.

E il settimanaleNew Yorker riporta episodi di eccessivo uso di alcolici, in cui perfino alcuni commilitoni, mentre è nella U.S. Army, si preoccupano per il suo stato di ubriachezza. Lui nega tutto, ma promette che, se confermato a capo della Difesa, non berrà più nemmeno una goccia di alcol. Alla fine, tre senatori repubblicani si uniscono all’opposizione democratica votandogli contro e il verdetto è 50 a 50: Hegseth ottiene la nomina solo grazie al voto decisivo del vicepresidente Vance, che ha la prerogativa di poter votare in caso di parità in quanto Speaker del Senato È soltanto la seconda volta nell’intera storia americana che un ministro viene confermato grazie al voto del vicepresidente (la precedente riguardava la segretaria dell’istruzione, durante il primo mandato di Trump). Con l’approvazione, a 44 anni Hegseth diventa il secondo più giovane segretario alla Difesa della storia Usa. Più giovane di lui è stato solo Donald Rumsfeld, quello poi licenziato da Bush dopo la sconfitta nel midterm: un’altra coincidenza nelle loro carriere.

Le purghe al Pentagono

Nei suoi due anni alla guida del ministero “della guerra”, Hegseth licenzia più di 80 generali e ammiragli, il 10 per cento del totale, accusandoli di essere portatori di una cultura “woke”, non abbastanza guerriera per i suoi gusti. Si scaglia inoltre contro la presenza di donne, gay e islamici nelle forze armate, proibendo perfino ai soldati di farsi crescere la barba e proponendo test per verificare il livello di testosterone nei militari. Nell’agosto scorso il segretario dell’Esercito, Dan Driscoll, si è dimesso per protestare contra la “purga” dei massimi gradi, affermando che le destituzioni di Hegseth indeboliscono il Pentagono e mettono a rischio la sicurezza dell’America.

Altri incidenti contraddistinguono la sua gestione della Difesa, come la condivisione di informazioni top secret sui preparativi per un attacco americano nello Yemen in una chat su Signal non protetta, poche ore prima che l’operazione avvenisse, includendo accidentalmente nella conversazione un giornalista del mensile Atlantic; e i raid missilistici contro imbarcazioni di presunti trafficanti di droga nei Caraibi, che gli attirano accuse di violazioni dei diritti umani. C’è infine il recente incidente in cui Hegseth annuncia la trasmissione in diretta streaming dell’esecuzione di un ex-ufficiale americano condannato a morte per pluriomicidio, finché Trump stesso, di fronte a critiche unanimi, interviene facendo sapere che la trasmissione in diretta non ci sarebbe stata. Al di là delle singole polemiche, sono l’atteggiamento e il linguaggio di Hegseth a suscitare riprovazione. Come quando dice: “Le forze armate non sono fatte per trans e barbudos. Via i clown politicamente corretti, dentro i cowboy al testosterone”. Saranno le sue ultime parole famose?

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