Così la vittoria dem potrebbe cambiare il modo in cui si elegge il prossimo presidente Usa
di Massimo BasileNEW YORK - La vittoria schiacciante ottenuta dai democratici negli Stati Uniti potrebbe avere effetti molto più grandi a livello statale: potrebbe cambiare la formula delle future elezioni presidenziali. Dalla notte dell’Election Day, che ha portato i democratici a conquistare una larga maggioranza alla Camera e al Senato, si è affacciata la possibilità che venga modificato il sistema per eleggere il presidente degli Stati Uniti, non più decidendolo in base agli Stati che votano a favore di un candidato, ma contando il voto popolare nazionale anziché affidarsi al sistema dei grandi elettori.
Questa possibilità è legata al National Popular Vote Interstate Compact, un accordo che impegnerebbe gli Stati aderenti ad assegnare i propri grandi elettori presidenziali - assegnati con il sistema attuale attraverso la maggioranza dei voti espressi in ogni Stato - al candidato che ottiene il maggior numero di voti a livello nazionale, a patto che gli Stati partecipanti rappresentino almeno …
NEW YORK - La vittoria schiacciante ottenuta dai democratici negli Stati Uniti potrebbe avere effetti molto più grandi a livello statale: potrebbe cambiare la formula delle future elezioni presidenziali. Dalla notte dell’Election Day, che ha portato i democratici a conquistare una larga maggioranza alla Camera e al Senato, si è affacciata la possibilità che venga modificato il sistema per eleggere il presidente degli Stati Uniti, non più decidendolo in base agli Stati che votano a favore di un candidato, ma contando il voto popolare nazionale anziché affidarsi al sistema dei grandi elettori.
Questa possibilità è legata al National Popular Vote Interstate Compact, un accordo che impegnerebbe gli Stati aderenti ad assegnare i propri grandi elettori presidenziali - assegnati con il sistema attuale attraverso la maggioranza dei voti espressi in ogni Stato - al candidato che ottiene il maggior numero di voti a livello nazionale, a patto che gli Stati partecipanti rappresentino almeno 270 voti elettorali, cioè i “grandi elettori” che formalmente “eleggono” il presidente. La California ne ha 54, il Texas, 40, la Florida 30, il Nevada 6, per citarne alcuni. Attualmente il “patto” comprende 222 voti elettorali. Ne servono altri 48 per arrivare a 270 e farlo entrare in vigore.
I successi ottenuti questa settimana dai democratici nelle legislature statali hanno reso molto più concreta questa possibilità. «I cinque nuovi Stati caratterizzati da un governo interamente democratico - Pennsylvania, Michigan, Arizona, Wisconsin e Nevada, dove i dem hanno governatore, Camera e Senato statali - dispongono di 61 voti nel Collegio Elettorale», ha dichiarato a Newsweek Steven Rogers, professore di scienze politiche alla Saint Louis University. «Se ciascuno aderisse al patto - ha aggiunto - potrebbe di fatto istituire un sistema di voto popolare nazionale per l’elezione del presidente». A questi si potrebbe aggiungere il New Hampshire, che dispone di quattro voti, ma in questo caso i democratici hanno Camera e Senato, mentre la governatrice è repubblicana. Se dovesse essere raggiunta la soglia per far scattare il Patto, il cambiamento sarebbe storico. Per il candidato non conterebbe perdere in uno degli Stati del patto, se poi nel conteggio nazionale risultasse in testa. In teoria, nel 2028 un candidato democratico potrebbe vincere in uno Stato democratico ma vedere i grandi elettori assegnati al suo avversario repubblicano, se avesse ottenuto più voti a livello nazionale.
Con questa formula, forse, l’America trumpiana non ci sarebbe mai stata: nel 2016 la democratica Hillary Clinton ottenne quasi tre milioni di voti in più di Donald Trump, ma per il conteggio dei “grandi elettori” assegnati su base statale il vincitore risultò il tycoon.
Il dubbio sul collegio nazionale è politico ed etico: senza il coinvolgimento degli Stati a maggioranza repubblicana, verrebbe fuori una riforma di parte e non credibile per milioni di elettori. Questo, secondo alcuni analisti, potrebbe portare a un rallentamento della procedura: i democratici sostengono, al momento, di voler onorare il patto con gli elettori e impegnarsi fin da subito sul costo della vita e sugli altri problemi quotidiani. Se riusciranno a raggiungere gli obiettivi, collegio nazionale o no, aumenterebbero le possibilità di vedere alla Casa Bianca nel gennaio 2029 di nuovo un democratico. Ma questo tema è destinato a tornare più volte nei prossimi mesi.