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Parolin sull’Iran: “Le guerre preventive rischiano di incendiare il mondo”

Il Segretario di Stato della Santa Sede ai media vaticani: “Pericoloso l’affermarsi di un multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza”. E si mobilitano 600mila suore: preghiera internazionale venerdì
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La Santa Sede critica apertamente l’intervento militare di Stati Uniti e Israele in Iran. “Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme”, ha dichiarato il cardinale Pietro Parolin, “è davvero preoccupante questo venir meno del diritto internazionale: alla giustizia è subentrata la forza, alla forza del diritto si è sostituito il diritto della forza, con la convinzione che la pace possa nascere solo dopo che il nemico è stato annientato”.

Linee divergenti

L’intervista del Segretario di Stato vaticano all’Osservatore Romano e Vatican News ha i crismi dell’ufficialità, segno che l’intervento è meditato e concordato con Leone XIV. Il Papa nato a Chicago ha già dato la linea – divergente dalla Casa Bianca – quando all’Angelus di domenica, pur senza scagliare anatemi, ha però parlato di una “tragedia di proporzioni enormi” e del rischio di una “voragine…

La Santa Sede critica apertamente l’intervento militare di Stati Uniti e Israele in Iran. “Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme”, ha dichiarato il cardinale Pietro Parolin, “è davvero preoccupante questo venir meno del diritto internazionale: alla giustizia è subentrata la forza, alla forza del diritto si è sostituito il diritto della forza, con la convinzione che la pace possa nascere solo dopo che il nemico è stato annientato”.

Linee divergenti

L’intervista del Segretario di Stato vaticano all’Osservatore Romano e Vatican News ha i crismi dell’ufficialità, segno che l’intervento è meditato e concordato con Leone XIV. Il Papa nato a Chicago ha già dato la linea – divergente dalla Casa Bianca – quando all’Angelus di domenica, pur senza scagliare anatemi, ha però parlato di una “tragedia di proporzioni enormi” e del rischio di una “voragine irreparabile”. E’ tornato a chiedere alla comunità internazionale di "cercare soluzioni, senza le armi” martedì sera all’uscita da Villa Barberini a Castel Gandolfo.

Cristiani fragili

Ora tocca al cardinale Segretario di Stato articolare la posizione vaticana. Che peraltro non collima perfettamente con quella italiana. Oltretevere l’asticella della preoccupazione ha superato ampiamente il livello di allarme, non da ultimo per le ricadute della guerra avranno per “le già fragili comunità cristiane”. Il ragionamento di Parolin, che ieri ha anche telefonato al presidente Joseph Aoun per assicurargli “il sostegno della Santa Sede al Libano”, è però più ampio: il linguaggio abrasivo non è fine a se stesso ma tenta di riaprire la strada della diplomazia ed evitare che venga seppellito il multilateralismo incarnato da Nazioni Unite e Unione europea, la stessa ragione alla base del rifiuto di entrare nel board of peace di Donald Trump. “Senza nostalgie per il passato”, dice Parolin al direttore editoriale vaticano, Andrea Tornielli, “è necessario contrastare ogni delegittimazione delle istituzioni internazionali e promuovere il consolidamento di norme sovranazionali che aiutino gli Stati a risolvere pacificamente le contese, attraverso la diplomazia e la politica”.

“Danni collaterali”

Prevenendo l’obiezione di parzialità, il porporato veneto chiarisce che “certamente” le massicce manifestazioni di piazza delle scorse settimane soffocate nel sangue non si possono dimenticare, ma “ci si può chiedere se davvero si pensi che la soluzione possa arrivare tramite il lancio di missili e bombe”. E anzi critica – un riferimento a Gaza? – il fatto che la comunità internazionale dia a volte “l’impressione che esistano violazioni del diritto da sanzionare e altre da tollerare, vittime civili da deplorare e altre da considerare come “danni collaterali””. “Auspico che cessi presto il rumore delle armi e si torni al negoziato”, dice il Segretario di Stato vaticano. “Non si deve svuotare il senso dei negoziati: è fondamentale concedere il tempo necessario affinché esse possano giungere a risultati concreti, operando con pazienza e determinazione”.

Si mobilitano le suore

Sulla stessa linea anche il cardinale Matteo Zuppi, che ai media vaticani rilancia gli appelli del Papa: “In primo luogo”, spiega il presidente della Conferenza episcopale italiana, “ha detto ‘fermatevi’ e poi che la diplomazia venga utilizzata. La diplomazia c’è, ma se viene vista come perdita di tempo oppure come un binario morto, allora si utilizzano altri strumenti”. Anche le suore, intanto, si mobilitano. L’Unione Internazionale delle Superiori Generali (Uisg), che riunisce 600mila suore in tutto il mondo, ha indetto per venerdì 6 marzo alle 15.30 “un momento internazionale di preghiera”: “Come donne religiose consacrate, presenti nei contesti più fragili della società e vicine a chi soffre”, ha dichiarato suor Roxanne Schares, “non possiamo rimanere in silenzio di fronte a una spirale di distruzione che mina la dignità umana e mette a rischio il futuro delle nuove generazioni”.

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