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E se la misteriosa “stella di Betlemme” fosse una cometa dal comportamento anomalo?

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Un astronomo della Nasa ha ricostruito la traiettoria di un astro che si sarebbe fermato nel cielo circa duemila anni fa, uno studio compatibile con le osservazioni effettuate dagli astronomi cinesi all’epoca della nascita di Cristo
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È di stagione. Ogni anno, intorno a Natale, fioriscono su Internet articoli sull’autenticità astronomica della «stella di Betlemme». Quest’anno, l’esercizio si rinnova leggermente grazie al lavoro di un appassionato che pubblica sul Journal of the British Astronomical Association il frutto delle sue riflessioni e delle sue modellizzazioni. Se Mark Matney non è un archeoastronomo professionista, è però uno scienziato rispettabile: planetologo della Nasa e specialista nella modellizzazione dei detriti spaziali.

Che cosa sappiamo della stella di Betlemme? Questo astro è menzionato in un solo vangelo canonico, quello di Matteo. Dei magi venuti da Oriente arrivano a Gerusalemme e chiedono: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo». Il re Erode «chiamò segretamente i magi e si informò con precisione da loro sul tempo in cui la stella era apparsa». Li manda quindi a Betlemme, in Giudea, dove si suppone sia nato il Cristo. I magi si m…

È di stagione. Ogni anno, intorno a Natale, fioriscono su Internet articoli sull’autenticità astronomica della «stella di Betlemme». Quest’anno, l’esercizio si rinnova leggermente grazie al lavoro di un appassionato che pubblica sul Journal of the British Astronomical Association il frutto delle sue riflessioni e delle sue modellizzazioni. Se Mark Matney non è un archeoastronomo professionista, è però uno scienziato rispettabile: planetologo della Nasa e specialista nella modellizzazione dei detriti spaziali.

Che cosa sappiamo della stella di Betlemme? Questo astro è menzionato in un solo vangelo canonico, quello di Matteo. Dei magi venuti da Oriente arrivano a Gerusalemme e chiedono: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo». Il re Erode «chiamò segretamente i magi e si informò con precisione da loro sul tempo in cui la stella era apparsa». Li manda quindi a Betlemme, in Giudea, dove si suppone sia nato il Cristo. I magi si mettono in cammino «ed ecco la stella che avevano visto in Oriente li precedeva, finché giunta sopra il luogo dove si trovava il bambino, si fermò». Entrano, vedono Maria e il bambino, si prostrano davanti a lui e offrono «in dono oro, incenso e mirra». «Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, fecero ritorno al loro paese per un’altra strada».

L’episodio è breve e il Vangelo secondo Matteo è l’unico testo del Nuovo Testamento a menzionarlo. Si nota che i magi non sono definiti “re” e che non se ne indica né il numero né il nome. Saranno testi molto più tardivi a sviluppare tutti i dettagli della storia così come ci è stata tramandata. Per completezza, segnaliamo che la stella di Betlemme è citata anche in un vangelo apocrifo, quello di Giacomo, ma secondo gli specialisti si tratta di un prestito dal testo di Matteo e non apporta alcun indizio supplementare.

Un gioco da detective

Come riassumeva molto bene il gesuita Guy Consolmagno, direttore dell’Osservatorio Vaticano, in un articolo pubblicato online nel 2021, potrebbe trattarsi tanto di «un evento miracoloso» quanto di «una storia pia che san Matteo ha inserito nel suo Vangelo per paragonare la nascita di Gesù a quelle degli imperatori romani, che utilizzavano questo tipo di astrologia per dimostrare la loro legittimità». Nel primo caso, la scienza non ha davvero spazio. Nel secondo, ci si può interrogare sull’esistenza di un evento astronomico reale che avrebbe fatto da “supporto” al racconto. In fondo, ciò non ne cambierebbe realmente il significato. «Le credenze non hanno bisogno di prove, quindi cercare la stella di Betlemme è un’operazione che non ha senso a livello teologico, per così dire», ricorda Yaël Nazé, astrofisica FNRS all’università di Liegi e specialista di storia dell’astronomia, autrice nel 2014 di un articolo che riassume le diverse ipotesi formulate nel corso del tempo sulla stella di Natale.

Prendiamo dunque questo esercizio, come hanno fatto molti prima di noi — e in particolare Mark Matney — come un semplice gioco da detective. Nel corso degli anni sono state avanzate tre ipotesi principali: la stella di Betlemme potrebbe essere stata una supernova (un’esplosione stellare che fa apparire improvvisamente un nuovo punto luminoso nel cielo, visibile per diverse settimane prima di scomparire), una congiunzione planetaria (per esempio l’avvicinamento di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, secondo un’ipotesi avanzata da Keplero) oppure una cometa.

«Per ragioni politiche, gli astronomi cinesi potevano essere tentati di trasformare le supernovae in comete», osserva Yaël Nazé. Se la prima ipotesi sembra la più “naturale”, le fonti astronomiche antiche, cinesi e mesopotamiche, non segnalano la comparsa di una nuova stella al momento della nascita di Gesù, che oggi si data intorno all’anno -5 o -6 avanti Cristo (un grossolano errore di calcolo commesso nel VI secolo durante la definizione del nostro calendario è all’origine di questa nascita di Gesù “prima di se stesso”). A meno che la «cometa» dell’anno -5 citata in un’opera cinese non fosse in realtà una supernova, cioè un’esplosione stellare. «Per ragioni politiche, gli astronomi cinesi potevano essere tentati di trasformare le supernovae in comete», sottolinea infatti Yaël Nazé. «Perché se la cometa è un cattivo presagio, la supernova è ancora peggiore! L’osservazione potrebbe essere stata edulcorata per non dispiacere all’imperatore». Ciò spiegherebbe anche perché la “cometa” in questione non avrebbe lasciato la costellazione del Capricorno durante i 70 giorni in cui fu visibile, tra marzo e aprile, mentre le vere comete, avvicinandosi alla Terra, si spostano giorno dopo giorno sullo sfondo del cielo.

Un problema di meccanica celeste

Arriviamo così allo scienziato della Nasa, Mark Matney. Anche lui ispirato dalla storia della cometa cinese dell’anno -5, si è posto una domanda radicalmente diversa: è possibile che questa cometa avesse una traiettoria compatibile con la descrizione di Matteo? Ha quindi messo le sue competenze di modellizzatore al servizio di questo problema di meccanica celeste, arrivando a una conclusione suggestiva: in alcuni casi molto particolari, una cometa avrebbe potuto essere visibile senza spostarsi molto nel Capricorno tra marzo e aprile e, in una giornata di metà giugno, mostrare un comportamento estremamente strano, passando molto vicino alla Terra e diventando abbastanza luminosa da essere visibile in pieno giorno. Avrebbe potuto apparire nel cielo del mattino, salendo quasi in linea retta verso sud-sud-ovest, per poi fermarsi per due ore nei pressi dello zenit (tra le 10 e mezzogiorno) e quindi riprendere il suo cammino verso ovest.

Ricostruendo la storia, i magi sarebbero stati allertati dalla cometa in marzo-aprile, e l’avrebbero poi seguita in pieno giorno a metà giugno, «precedendoli fino a giungere sopra il luogo dove si trovava il bambino, e fermarsi». Questo scenario è ovviamente impossibile da dimostrare e non spiega del tutto perché la corte del re Erode avrebbe ignorato l’evento, ma non è privo di poesia.

Lasciamo quindi l’ultima parola a fratel Guy Consolmagno: «Perché faccio astronomia? In definitiva, perché apprezzo il modo in cui la comprensione dell’universo mi avvicina al Creatore. Perché si festeggia il Natale? Per celebrare la Gioia nel mondo. Allora divertitevi a immaginare come avrebbe potuto apparire se foste stati lì con i re magi duemila anni fa. Che cosa avreste visto? Usate la vostra immaginazione di bambini. Non preoccupatevi se le vostre idee non coincidono con quelle degli esperti. Divertitevi. È la stagione della meraviglia e della gioia infantile».

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