Ecco perché la deterrenza europea è pericolosamente debole. E cosa sta accadendo in Italia
di Carolina DrütenLa Nato si esercita su come potrebbe impiegare, in caso di necessità, le armi nucleari americane trasportandole con aerei da combattimento. Non è una novità né qualcosa di insolito: esercitazioni di questo tipo si svolgono ogni anno. Tuttavia, quella in corso cade in un momento particolarmente delicato.
Innanzitutto, le tensioni con Mosca sono elevate. Dopo un’esercitazione della Nato nei pressi dell’exclave russa di Kaliningrad, ad agosto, Mosca ha inviato una lettera all’Alleanza minacciando di utilizzare, in caso di un eventuale isolamento di Kaliningrad, tutto il proprio arsenale per difenderla, comprese le armi nucleari.
In secondo luogo, ci si chiede se gli strumenti di cui dispone attualmente la Nato siano ancora sufficienti di fronte alla minaccia russa e all’incertezza sulle garanzie di sicurezza americane.
L’Alleanza cerca ora di trasmettere due messaggi contemporaneamente: dimostrare la propria prontezza operativa sul fronte nucleare e, al tempo stesso, evitare che la Russi…
La Nato si esercita su come potrebbe impiegare, in caso di necessità, le armi nucleari americane trasportandole con aerei da combattimento. Non è una novità né qualcosa di insolito: esercitazioni di questo tipo si svolgono ogni anno. Tuttavia, quella in corso cade in un momento particolarmente delicato.
Innanzitutto, le tensioni con Mosca sono elevate. Dopo un’esercitazione della Nato nei pressi dell’exclave russa di Kaliningrad, ad agosto, Mosca ha inviato una lettera all’Alleanza minacciando di utilizzare, in caso di un eventuale isolamento di Kaliningrad, tutto il proprio arsenale per difenderla, comprese le armi nucleari.
In secondo luogo, ci si chiede se gli strumenti di cui dispone attualmente la Nato siano ancora sufficienti di fronte alla minaccia russa e all’incertezza sulle garanzie di sicurezza americane.
L’Alleanza cerca ora di trasmettere due messaggi contemporaneamente: dimostrare la propria prontezza operativa sul fronte nucleare e, al tempo stesso, evitare che la Russia interpreti questa esercitazione di routine come un’escalation. Ecco le principali domande e risposte.
Che cosa sta simulando esattamente la Nato?
Lo scenario preciso è segreto. Secondo il colonnello americano David Bull, la Nato si esercita in tutte le fasi, dall’allarme simulato fino ai voli di addestramento veri e propri: come trasportare in sicurezza le armi dai depositi sotterranei agli aerei, come montarle sotto i velivoli e come portarle fino all’obiettivo nell’ambito di una complessa operazione aerea.
In una situazione reale, un caccia che trasporta una bomba atomica potrebbe dover attraversare uno spazio aereo minacciato da velivoli da combattimento nemici e sistemi di difesa antiaerea.
La Nato non utilizza vere armi nucleari durante queste esercitazioni, ma bombe da addestramento prive di testata nucleare. Alle manovre partecipano anche tre Tornado tedeschi. Il personale di terra si esercita inoltre nelle operazioni di caricamento, rifornimento e manutenzione degli aerei.
Come funziona la deterrenza nucleare della Nato e quale ruolo svolge la Germania?
La Nato vuole dissuadere potenziali aggressori dall’attaccare gli Stati membri dell’Alleanza. Per farlo, minaccia, come estrema risorsa, il ricorso alle armi nucleari. Un eventuale avversario deve mettere in conto che i costi di un attacco supererebbero di gran lunga i possibili benefici.
Stati Uniti, Regno Unito e Francia possiedono armi nucleari proprie, ma Londra e Parigi dispongono di un potere decisionale autonomo sul loro impiego.
Secondo le stime, oltre cento bombe atomiche americane B61 sono custodite in cinque Paesi europei della Nato: Germania, Belgio, Italia, Paesi Bassi e Turchia.
Gli Stati Uniti mantengono il controllo di queste armi. La partecipazione nucleare della Germania consiste nella possibilità di impiegarle in caso di necessità. Senza l’autorizzazione di Washington, tuttavia, i caccia tedeschi non potrebbero utilizzare le armi nucleari americane.
Nei prossimi anni, la Bundeswehr intende sostituire i suoi ormai obsoleti Tornado con caccia americani F-35, che dovranno garantire la continuità della partecipazione tedesca alla condivisione nucleare della Nato. A settembre, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha preso in consegna il primo velivolo presso lo stabilimento del produttore Lockheed Martin, in Texas.
Perché la Nato ricorre alla deterrenza nucleare?
Per impedire che un avversario minacci di utilizzare armi nucleari, o le utilizzi effettivamente, allo scopo di raggiungere obiettivi militari o politici. Per riuscirci, l’Alleanza deve rendere credibile la possibilità che un attacco del genere provochi una risposta dalle conseguenze inaccettabili.
Prendiamo il caso della Russia: Mosca potrebbe attaccare uno Stato baltico e poi minacciare di usare armi nucleari qualora la Nato intervenisse militarmente.
La deterrenza nucleare serve proprio a impedire uno scenario del genere. Il Cremlino, infatti, non potrebbe escludere una risposta nucleare da parte della Nato. Una sorta di equilibrio del terrore.
La deterrenza nucleare in Europa è ancora garantita?
Secondo Washington, sì. La posizione dell’amministrazione Trump è che in futuro l’Europa debba assumersi la responsabilità principale della propria difesa convenzionale, mentre gli Stati Uniti continueranno a garantire l’ombrello nucleare. La deterrenza convenzionale e quella nucleare dovrebbero funzionare indipendentemente l’una dall’altra.
Tuttavia, questa posizione suscita dubbi. Gli europei e i potenziali avversari, come la Russia, potrebbero infatti arrivare alla conclusione che un presidente americano intenzionato a ridurre il coinvolgimento degli Stati Uniti nella difesa convenzionale dell’Europa non sarebbe mai disposto a rischiare una guerra nucleare mondiale per difendere gli alleati europei.
In altre parole: perché un presidente americano dovrebbe rischiare una guerra atomica con la Russia per difendere l’Europa, se Washington non è più disposta nemmeno a mettere a disposizione forze convenzionali su larga scala per la sua difesa?
Quali alternative esistono agli Stati Uniti?
Oltre agli Stati Uniti, all’interno della Nato anche Regno Unito e Francia possiedono armi nucleari. Secondo gli esperti, tuttavia, al momento non sono in grado di sostituire completamente l’ombrello nucleare americano.
Il Regno Unito può lanciare le proprie testate nucleari da quattro sottomarini a propulsione nucleare. La decisione di impiegarle spetta esclusivamente al primo ministro britannico. Le forze nucleari britanniche sono già assegnate alla Nato e, in caso di necessità, dovrebbero essere utilizzate anche per difendere gli alleati.
Il problema è che Londra non può gestire e mantenere il proprio arsenale nucleare in completa autonomia.
La manutenzione dei missili Trident, prodotti da Lockheed Martin, viene effettuata negli Stati Uniti, dove i missili devono essere trasportati appositamente. Se Washington interrompesse la cooperazione tecnica, il Regno Unito potrebbe incontrare difficoltà nel mantenere operativi i propri missili nel lungo periodo.
La Francia è molto più indipendente dalla tecnologia americana. Inoltre, la deterrenza nucleare francese dovrebbe essere integrata in modo sistematico e più stretto con quella dei partner europei, per esempio attraverso esercitazioni congiunte.
Resta però da capire fino a che punto potrà spingersi questa integrazione. Il presidente Emmanuel Macron ha già chiarito che spetta esclusivamente alla Francia stabilire quando i suoi interessi vitali siano minacciati. Inoltre, l’arsenale francese è molto più piccolo di quello americano.
Come reagisce la Nato al mutato scenario della sicurezza?
A quanto pare, l’Alleanza lavora da tempo a piani per rafforzare la deterrenza nucleare in Europa. Secondo alcune indiscrezioni, tra le opzioni allo studio figura anche il dispiegamento di ulteriori armi nucleari americane.
È persino possibile che gli Stati Uniti abbiano già trasferito bombe del tipo B61-12 nella base aerea britannica di Lakenheath. Gli studiosi del gruppo di esperti The Bulletin ritengono plausibile questa ipotesi.
Se la situazione della sicurezza dovesse aggravarsi ulteriormente, anche Polonia, Finlandia o Lituania potrebbero essere prese in considerazione come possibili sedi per nuovi dispiegamenti.
I piani riguardano soprattutto le cosiddette armi nucleari non strategiche, destinate a essere utilizzate contro truppe nemiche, aeroporti, porti, centri di comando e altre infrastrutture militari. (Copyright Welt-Lena/Leading European Newspaper Alliance)