Esteri

ALASKA

E Sarah Palin torna sulla scena
pronta a sfidare la Convention

La donna forte dei repubblicani, intervistata al seggio, lascia intendere che se non ci sarà un candidato forte potrebbe proporsi lei stessa: "Tutto quello che potrò fare per il mio Paese lo farò"

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dal nostro inviato ANGELO AQUARO
NEW YORK - Sarah Palin e vive ma combatte insieme a chi? Nella notte del Supermartedì che vede Mitt Romney lottare testa a testa con Rick Santorum, l'unica donna forte dei repubblicani rilancia propotentemente la sua candidatura. L'ex governatrice dell'Alaska lo fa naturalmente alla maniera sua: sporgendosi quel tanto da riscatenare la ridda di voci che la vorrebbero rivedere in corsa per la Casa Bianca. La scoppola di quattro anni fa non è bastata? La frase galeotta è quella che dal seggio della sua Wasilla, Alaska, dove l'ex candidata alla vicepresidenza è andata a votare alle primarie nazionali, l'indomita Sarah regala alla Cnn, che è l'unica televisione andata a pescarla fin laggiù.

Domanda: se si dovesse arrivare ad agosto a una convention aperta, cioè senza nessun candidato che possa dirsi favorito dopo tutti questi mesi di battaglia, e se il partito le chiedesse di mettersi in lizza, lo farebbe? Gli occhietti della Palin si illuminano in quello sguardo pazzerello che fa ammattire di simpatia mezza America e di terrore l'altra metà: "Non possiamo escludere niente" ha detto. "Tutto quello che potrò fare per il mio paese lo farò". E' una promessa o una minaccia?

Sarah ha tenuto i suoi fan col fiato sospeso per gli ultimi mesi: non escludendo fino all'ultimo la possibibilità di scendere in campo. Ma mai come dal seggio della sua Wasilla, la cittadina nel cuore dei ghiacci in cui, da sindaco, partì quindici anni fa la sua avventura, la voglia di Casa Bianca ha fatto capolino nell'ex governatrice. Che fra l'altro non ha escluso neppure la possibilità di candidarsi nel 2016: "Questa è l'America e tutto è possibile per un americano: mai escludere nulla". Che sarà anche una bella frase patriottica ma tradisce anche la sua scarsa fiducia negli attuali candidati.

Un leader come lei, insegnano le scuole di partito, in un caso del genere avrebbe dovuto tagliare corto: scusate, stiamo andando ad eleggere un candidato forte, i repubblicani vinceranno queste elezioni - perché tra quattro anni dovrei candidarmi contro il mio stesso presidente? Incorreggibile Sarah. Proprio in questi giorni l'America si sta preparando a vederla tornare anche sullo schermo: nella finzione, però. Il film della tv Hbo, il canale che lanciò Sex & The City, fa già scandalo: si chiama Game Change e racconta i dietro le quinte della campagna al veleno del 2008. Sarah è interpretata da Julianne Moore. E la diva sembra adavvero la sua goccia d'acqua. Ma lady del Gop non ha per niente gradito quell'interpretazione in cui viene dipinta come se fosse un'isterica.

Adesso le chiedono: per chi ha votato? Ma Sarah non vuole confessare neppure quello. "Abbiamo quattro ottimi candidati e tutti sono migliori di Barack Obama". Poi si sbilancia, dicendo che nella sua Alaska religiosa e pia potrebbe fare bene, per esempio, Rick Santorum. Peccato che appena un mese fa lei stessa aveva invece spezzato una lancia in favore di quello che allora sembrava il candidato forte della destra religiosa e conservatrice, Newt Gingrich: schierandosi in sostanza contro il candidato ufficiale del partito, Mitt Romney. Questo è il punto vero. Che tra lei e Mitt non scorra buon sangue è cosa risaputa. Lei ruspante e di provincia, lui così simile a quell'Obama che lei odia tanto: compreso il passaggio ad Harvard e il governo moderato del Massachusettes, dove fra l'altro lanciò una riforma sanitaria così simile a quella di Barack che lui stesso, oggi, è costretto a rimangiarsi.

Sì, Mitt sembrava avviato dopo questo SuperTuesday a guidare la pattuglia repubblicana: ma i giochi non sono ancora per niente fatti. Gingrich ringalluzzito dalla vittoria in Georgia è un pericolo. Santorum che al di là della battaglia per l'Ohio comunque conquista il Tennessee, l'Oklahoma e il North Dakota non cede per niente. Gingrich ringalluzzito dalla vittoria in Georgia è comunque un pericolo. Ron Paul continuerà la sua campagna libertaria ancora per chi sa quanto. Certo nessuno tra i capoccia repubblicani vuole davvero arrivare alla convention di Tampa di agosto senza un candidato forte. Ma in questo scenario davvero Sarah potrebbe tornare a essere la "Game Changer" come nel film tv che racconta la sua rocambolesca campagna di quattro anni fa. Insomma dopo questo Supermartedì una cosa almeno è certa. Sarah Palin è vive e lotta: naturalmente per sé.