WASHINGTON - In quel regno delle parole che sono i congressi dei partiti, la parola è insieme la regina, ma anche la spia del messaggio che i candidati vogliono inviare. Leggere i discorsi dei due rivali per la Casa Bianca, Barack Obama e Mitt Romney, cercare a quali parole si siano aggrappati i loro "wordsmith", i fabbri del linguaggio che hanno forgiato le 3.500 parole dei loro interventi, la loro frequenza, il loro uso, spalanca una finestra sulle intenzioni reali e soprattutto sul tentativo di persuasione del consumatore-elettore. È facile oggi, con il meccanismo di ricerca e di accorpamento chiamata "Word Cloud", individuare gli annuvolamenti più gonfi di parole.
America
Per Romney, questa è la parola più ripetuta nel discorso, l'evocazione più insistita. Insieme con "americans", che è la seconda in classifica, questo battere freneticamente su America non è soltanto un'esibizione di patriottismo facile. È quel messaggio, neppure tanto subliminale, al quale i repubblicani affidano tante delle loro speranze: noi siamo l'America autentica. Obama è un estraneo, un'anomalia, forse uno neppure davvero americano. Dobbiamo quindi rimpadronirci dell'America
New
La risposta del presidente è soprattutto in questo aggettivo. "Nuovo". La parola regina, quella che ha pronunciato più spesso. È un surrogato annacquato di quel "change", cambiamento che dominò tutta la comunicazione obamiana quattro anni or sono. Forse non siamo riusciti davvero a cambiare questa nazione, ci dice il martellamento su "new", ma almeno siamo e restiamo qualche cosa di "nuovo", rispetto al "vecchio", e a quel balzo verso il passato che Romney e il suo sottopancia Ryan vi propongono.
Future
Dopo "nuovo" e "America", futuro è il terzo vocabolo più usato dal presidente. È il corollario indispensabile al "nuovo", quasi un sinonimo, ribattuto nelle orecchie di ascoltatori per far dimenticare che il passato, i tre anni e mezzo di governo, possono essere stati deludenti. Ma c'è, sempre, il futuro. Io.
Better
Meglio, noi faremo meglio, ha ripetuto Romney, battendo su un tasto che è implicitamente una condanna di Obama. "Meglio", nel discorso di Obama è invece una parolina quasi introvabile.
Business
Il mondo degli affari non poteva non occupare un posto di prima fila ed essere evocato con frequenza, dal leader repubblicano, associato, per numero di citazioni, alla parola "presidente". L'associazione è voluta ed evidente: se io sarò "presidente" sarò il presidente del "business". Semplice esercizio con intenti pavloviani, per sollecitare una risposta automatica.
Pay
Salari, stipendi, paghe, è la risposta di Obama al tasto del "business", dopo le parole "nuovo" e "futuro" nella classifica. Almeno quanto l'occupazione, che è scesa statisticamente, ma non segnala un forte ritorno alle assunzioni, le buste paga leggere e l'aumento del gap fra chi vive di lavoro e chi di finanza è il cavallo che lui cerca di cavalcare, per mobilitare anche i sindacati.
Tax
Tutti e due usano le tasse, ma meno di quanto ci sarebbe aspettato. Il presidente ricorda la semplice aritmetica citata da Clinton, non si può ridurre il debito tagliando le tasse ai ricchi. Il suo avversario promette il contrario. Ma su questo nodo, saranno i dibattiti tv di ottobre, il primo fra un mese, a dirci di più.
Obama
Torna spesso nella semantica di Romney, un candidato che non ha esibito, finora, proposte concrete e credibili per riaccendere la fiacca macchina dell'economia, ma sa qual è la chiave del suo possibile successo: votare contro l'odiato nemico, Obama.
Romney
Nel discorso di Obama non c'è proprio. Resta sui "nostri avversari", sul "mio avversario", di veltroniana memoria.
Believe
Abbiate fede, credete. La quarta parola più usata dal presidente non riguarda la fede religiosa, ma la fede in lui. Chiede, scongiura, di fare un atto di fede nel futuro della sua presidenza e quindi di votarlo.
Years
Anni. Infatti, battendo su questo chiodo, chiede spesso che gliene siano concessi ancora quattro, per suscitare il coro del parterre che intona diligente "Four More Years". La fede deve produrre altri quattro anni.
Family
Famiglia. La cita spesso, Romney, insieme con "kids", bambini, "children", i figli e "mom", mamma. Parole, anche queste, in codice. Il nostro è il partito della famiglia e dei bambini, anche quelli - il pubblico dei convertiti lo capisce - non ancora nati e appena concepiti.
Really
Davvero. È un avverbio che il repubblicano usa spesso, più di Obama. Forse troppo spesso.
World
Finalmente anche il mondo entra nel discorso elettorale, anche se dalla porta sbagliata. Ne parlano poco, i due. La futura politica estera di Romney è del tutto oscura, e molti sono rimasti stupefatti a sentire che lui considera ancora la Russia come il nemico numero uno. Qualcuno osserva che la Russia di Putin ha messo al bando la chiesa Mormone, quella alla quale Romney appartiene con il grado autorevole di "anziano".
Health
Salute. Pochissimo menzionata da Obama, per nulla da Romney. La riforma della sanità, approvata con tanta fatica, è la pietra al collo delle speranze obamiane di rielezione. Il 66% degli americani non la vuole.
Choose
Insieme con "Hope", speranza, riaffiora molto spesso nelle 3 mila e 500 parole di Obama e quasi mai in Romney. Anche questa è una formula in codice. "Scegliere" non significa infatti soltanto scegliere un candidato e poi sperare. Significa il diritto di scelta delle donne, quelle che decideranno il 6 novembre, chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti fini al gennaio del 2017. E la parola, la sola che conti, passerà ai cittadini.
America
Per Romney, questa è la parola più ripetuta nel discorso, l'evocazione più insistita. Insieme con "americans", che è la seconda in classifica, questo battere freneticamente su America non è soltanto un'esibizione di patriottismo facile. È quel messaggio, neppure tanto subliminale, al quale i repubblicani affidano tante delle loro speranze: noi siamo l'America autentica. Obama è un estraneo, un'anomalia, forse uno neppure davvero americano. Dobbiamo quindi rimpadronirci dell'America
New
La risposta del presidente è soprattutto in questo aggettivo. "Nuovo". La parola regina, quella che ha pronunciato più spesso. È un surrogato annacquato di quel "change", cambiamento che dominò tutta la comunicazione obamiana quattro anni or sono. Forse non siamo riusciti davvero a cambiare questa nazione, ci dice il martellamento su "new", ma almeno siamo e restiamo qualche cosa di "nuovo", rispetto al "vecchio", e a quel balzo verso il passato che Romney e il suo sottopancia Ryan vi propongono.
Future
Dopo "nuovo" e "America", futuro è il terzo vocabolo più usato dal presidente. È il corollario indispensabile al "nuovo", quasi un sinonimo, ribattuto nelle orecchie di ascoltatori per far dimenticare che il passato, i tre anni e mezzo di governo, possono essere stati deludenti. Ma c'è, sempre, il futuro. Io.
Better
Meglio, noi faremo meglio, ha ripetuto Romney, battendo su un tasto che è implicitamente una condanna di Obama. "Meglio", nel discorso di Obama è invece una parolina quasi introvabile.
Business
Il mondo degli affari non poteva non occupare un posto di prima fila ed essere evocato con frequenza, dal leader repubblicano, associato, per numero di citazioni, alla parola "presidente". L'associazione è voluta ed evidente: se io sarò "presidente" sarò il presidente del "business". Semplice esercizio con intenti pavloviani, per sollecitare una risposta automatica.
Pay
Salari, stipendi, paghe, è la risposta di Obama al tasto del "business", dopo le parole "nuovo" e "futuro" nella classifica. Almeno quanto l'occupazione, che è scesa statisticamente, ma non segnala un forte ritorno alle assunzioni, le buste paga leggere e l'aumento del gap fra chi vive di lavoro e chi di finanza è il cavallo che lui cerca di cavalcare, per mobilitare anche i sindacati.
Tax
Tutti e due usano le tasse, ma meno di quanto ci sarebbe aspettato. Il presidente ricorda la semplice aritmetica citata da Clinton, non si può ridurre il debito tagliando le tasse ai ricchi. Il suo avversario promette il contrario. Ma su questo nodo, saranno i dibattiti tv di ottobre, il primo fra un mese, a dirci di più.
Obama
Torna spesso nella semantica di Romney, un candidato che non ha esibito, finora, proposte concrete e credibili per riaccendere la fiacca macchina dell'economia, ma sa qual è la chiave del suo possibile successo: votare contro l'odiato nemico, Obama.
Romney
Nel discorso di Obama non c'è proprio. Resta sui "nostri avversari", sul "mio avversario", di veltroniana memoria.
Believe
Abbiate fede, credete. La quarta parola più usata dal presidente non riguarda la fede religiosa, ma la fede in lui. Chiede, scongiura, di fare un atto di fede nel futuro della sua presidenza e quindi di votarlo.
Years
Anni. Infatti, battendo su questo chiodo, chiede spesso che gliene siano concessi ancora quattro, per suscitare il coro del parterre che intona diligente "Four More Years". La fede deve produrre altri quattro anni.
Family
Famiglia. La cita spesso, Romney, insieme con "kids", bambini, "children", i figli e "mom", mamma. Parole, anche queste, in codice. Il nostro è il partito della famiglia e dei bambini, anche quelli - il pubblico dei convertiti lo capisce - non ancora nati e appena concepiti.
Really
Davvero. È un avverbio che il repubblicano usa spesso, più di Obama. Forse troppo spesso.
World
Finalmente anche il mondo entra nel discorso elettorale, anche se dalla porta sbagliata. Ne parlano poco, i due. La futura politica estera di Romney è del tutto oscura, e molti sono rimasti stupefatti a sentire che lui considera ancora la Russia come il nemico numero uno. Qualcuno osserva che la Russia di Putin ha messo al bando la chiesa Mormone, quella alla quale Romney appartiene con il grado autorevole di "anziano".
Health
Salute. Pochissimo menzionata da Obama, per nulla da Romney. La riforma della sanità, approvata con tanta fatica, è la pietra al collo delle speranze obamiane di rielezione. Il 66% degli americani non la vuole.
Choose
Insieme con "Hope", speranza, riaffiora molto spesso nelle 3 mila e 500 parole di Obama e quasi mai in Romney. Anche questa è una formula in codice. "Scegliere" non significa infatti soltanto scegliere un candidato e poi sperare. Significa il diritto di scelta delle donne, quelle che decideranno il 6 novembre, chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti fini al gennaio del 2017. E la parola, la sola che conti, passerà ai cittadini.