Esteri

LO STUDIO

Amici, social network e politica
"Vai a votare? E allora vado anch'io"

Ricerca Usa su Nature. Un messaggio distribuito su Facebook per le elezioni di novembre 2010 negli Stati Uniti ha influenzato il comportamento di milioni di persone, spingendo in molti ad andare alle urne. Decisivo l'esempio degli amici e dei contatti online di ALESSIA MANFREDI

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SI VA a votare di più se ce lo dice Facebook? E' possibile che un messaggio virtuale, circolato nella rete delle proprie amicizie sul web influenzi in modo diretto e su larga scala comportamenti reali, a partire dalle elezioni politiche?

Barack Obama ha fatto scuola e nessun politico accorto si permette ormai di trascurare il potenziale dei social network. Ora uno studio condotto dalla Università della California a San Diego su milioni di utenti Facebook rivela come anche un solo messaggio possa fare la differenza. In questo caso, l'invito ad andare a votare visualizzato da oltre 60 milioni di utenti Facebook maggiorenni nel giorno delle elezioni americane per il rinnovo del Congresso del 2 novembre 2010. Che, secondo i calcoli dei ricercatori, ha sortito l'effetto di mandare ai seggi oltre 300mila persone.

L'esperimento di James Fowler, docente di Scienze politiche al dipartimento di Scienze sociali della scuola di medicina dell'ateneo californiano, e colleghi, cui Nature dedica la copertina, evidenzia come il ruolo dei social network sia tutt'altro che secondario in quest'ambito, con effetti ampi e per nulla virtuali.

"Senza elettori non c'è democrazia", chiosa il professore. "E il nostro studio indica che l'influenza sociale potrebbe essere il modo migliore per far aumentare l'affluenza alle urne". "Ciò che succede online ha conseguenze importanti anche nel mondo 'reale'", dice ancora Fowler. E la capacità di raggiungere una larga fetta di popolazione su internet significa che "anche piccoli effetti possono comportare mutamenti nel comportamento di milioni di persone", scrivono gli autori nello studio.

Il professore e colleghi si sono concentrati su oltre 60 milioni di utenti che il giorno delle elezioni del 2 novembre 2010 negli Stati Uniti - in cui sono stati rinnovati un terzo dei senatori e tutta la Camera dei rappresentanti - sono stati su Facebook. In cima al news feed hanno trovato un messaggio che ricordava loro di andare a votare, con informazioni sui seggi, un pulsante cliccabile "Ho votato", un contatore con il numero di quanti utenti Facebook dichiaravano di avere già votato e le immagini iconizzate di amici che avevano già cliccato il pulsante "Ho votato".  

Un gruppo di 600mila persone, circa l'1 per cento, selezionato a caso, ha ricevuto lo stesso messaggio ma in versione modificata, meno 'social', senza cioè le immagini degli amici che dichiaravano di essere andati a votare, mentre un gruppo di controllo di altre 600mila persone non ha ricevuto alcun messaggio.  

Risultato? Incrociando i dati su Facebook con le liste di chi si è effettivamente presentato ai seggi, che sono pubbliche in diversi stati americani, i ricercatori hanno osservato che il messaggio ha avuto un effetto concreto spingendo gli utenti ad andare realmente a votare. E che i messaggi più efficaci sono risultati quelli più 'social', con le immagini dei propri amici che dichiaravano di aver già espresso la propria preferenza.
 
Secondo la stima di Fowler e colleghi, quel singolo messaggio di mobilitazione su Facebook ha generato in modo diretto 60mila voti nel 2010. Ed il contagio virtuoso fra amici e contatti ha portato altri 280mila voti, per un totale di 340mila, pari allo 0,14% degli aventi diritto al voto. In pratica, spiegano i ricercatori, ogni votante direttamente mobilitato su Facebook ne ha portati alle urne altri quattro. Un'onda lunga che ha interessato online amici ed amici di amici, anche se ad avere l'impatto più forte è stato il comportamento dei contatti più intimi, identificabili in base al numero ed alla frequenza degli scambi in rete. Persone con cui con ogni probabilità la relazione è più stretta anche al di fuori del web, faccia a faccia.

Cifre non trascurabili, che possono condizionare l'esito elettorale, visto che ogni singola scheda può fare la differenza. Come accadde durante le presidenziali del 2000 in Florida, stato decisivo per l'assegnazione della vittoria a George W. Bush, dove furono 537 voti a farlo prevalere sullo sfidante Al Gore.