Esteri

L'ANALISI

Ecco perché ha vinto Obama

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HAMPSTEAD  -  Il giorno della riscossa è arrivato. Barack Obama vince ai punti il secondo duello televisivo, cancella la disastrosa performance del 3 ottobre che aveva lanciato Mitt Romney in una spettacolare rimonta nei sondaggi. Il verdetto arriva un'ora dopo la fine del dibattito nell'università di Ofstra a Hampstead, un sondaggio-lampo di Cnn dà il 46% di consensi al presidente e il 39% al repubblicano nei giudizi di un campione di telespettatori che hanno seguito il confronto in diretta. La base democratica "ritrova" il suo presidente, grazie a una serata che Obama gioca tutta all'attacco, incalzando l'avversario, senza dargli tregua. Il presidente sfodera grinta e aggressività, in un dibattito molto più "negativo" del precedente.

Obama attacca Romney sulla sostanza: rinfacciandogli l'incoerenza del suo piano economico "che vuole ridurre il deficit abbassando le tasse a tutti, ma i conti non tornano". Obama avverte che "alla fine il conto lo pagherà il ceto medio". Ricorda le molteplici contraddizioni dell'ex governatore del Massachusetts, che ora nega di voler abbassare le tasse sui ricchi "ma lo ha giurato solennemente nelle primarie del partito repubblicano". Poi arrivano gli attacchi personali, quelli che il presidente aveva accuratamente evitato nel duello di Denver due settimane prima.

Obama rinfaccia al rivale le poche tasse che paga, appena il 14% grazie ai privilegi fiscali di chi gode di plusvalenze finanziarie. Quando Romney promette una politica dura nei confronti della concorrenza sleale dei cinesi, il presidente rivela (a un pubblico americano che in gran parte lo ignora) il fatto che nei suoi investimenti finanziari attraverso il gruppo Bain Capital lo stesso Romney ha delocalizzato attività dagli Stati Uniti alla Cina, "e oggi possiede partecipazioni in una società cinese che produce apparecchiature per lo spionaggio".

La stoccata finale di Obama arriva nell'ultimo intervento, se la riserva quando l'avversario non ha più il diritto alla replica. E' lì che il presidente ricorda il celebre discorso fatto dal candidato repubblicano in una cena a porte chiuse per la raccolta di fondi, quando parlando a un gruppo di milionari dichiarò: "il 47% degli americani voteranno comunque per questo presidente, perché si considerano delle vittime, non pagano neppure le tasse, si aspettano aiuti dallo Stato". Obama conclude lanciando un avvertimento: guardava il gruppo di 80 cittadini selezionati per fare le domande dentro il campus dell'università di Hofstra, e si rivolgeva a tutti gli americani: "Dentro quel 47% ci siete voi, ci sono quelli come voi che vivono di un salario e pagano la ritenuta alla fonte, ci sono i pensionati che vivono dell'assegno della previdenza, ci sono i reduci di guerra che hanno rischiato la vita per la nazione".

In mezzo, nella fase dedicata alla politica estera c'era stato anche un vivace scambio sulla Libia. Romney tira fuori "l'affaire Bengazi", accusa il presidente di aver taciuto per due settimane agli americani che l'uccisione dell'ambasciatore Usa in Libia è un atto terroristico. Obama duro: "Il giorno dopo, parlando al Rose Garden della Casa Bianca, l'ho condannata come un atto di terrore". "Non è vero", incalza l'altro. E qui interviene in un ruolo insolito la moderatrice, la giornalista Candy Crowley della Cnn, che dà ragione al presidente: "L'ha detto, quella frase è agli atti". Un colpo per Romney che viene smentito in diretta dall'arbitra della partita.

Del resto più volte nell'acceso dibattito il presidente usa un'espressione che aveva evitato nel primo duello: "Not true, governor Romney". Non vero. Insomma gli dà del bugiardo. Una tattica aggressiva che aveva evitato nel Colorado e che ora imprime il segno a tutta la serata. Un bilancio lucido lo traccia il suo consigliere David Axelrod, già stratega della vittoria del 2008. Appena finito il dibattito Axelrod viene in sala stampa e dice: "E' stata una grande serata per i democratici. In quanto agli indecisi, è difficile dirlo, ormai sono pochi".

Ecco, la serata all'università di Hofstra va letta in questa chiave: gli strateghi del partito democratico sono convinti che questo secondo duello tv andava usato per ri-motivare la base, galvanizzare i democratici, ridurre i rischi di astensionismo. In buona parte il risultato del 6 novembre si giocherà su questo: quale dei due partiti sarà più efficace nel portare i suoi alle urne. In quanto agli indecisi, la performance di Romney non è stata priva di efficacia.

Il repubblicano ha i suoi momenti più brillanti quando fa il processo al bilancio del primo mandato di Obama, sottolinea l'alta disoccupazione (23 milioni), l'impoverimento del ceto medio, l'alto prezzo della benzina. "Se lo rieleggete, non aspettatevi qualcosa di diverso". Romney piace certamente a una parte dell'opinione pubblica americana quando martella il concetto che "non si esce dalla crisi con più Stato". Il repubblicano non ripete il miracolo di Denver, è costretto a subire l'offensiva del presidente, e tuttavia conserva un "appeal" che non può essere sottovalutato. La strada da qui al 6 novembre è ancora lunga, e la settimana prossima c'è l'appuntamento col terzo e ultimo duello tv.