NEW YORK - Una bomba è scoppiata nella campagna elettorale più serrata degli ultimi 15 anni. Il presidente degli Stati Uniti d'America ha avuto l'ardire, e l'ardore, di chiamare il suo sfidante "cacciaballe". E la polemica, puntuale, è scoppiata. Anche perché la parola in inglese suona più volgare: "bullshitter". Termine cioè che definisce chi racconta quelle che - in un noto saggio pubblicato in Italia da Rizzoli - il filosofo Harry Frankfurt della prestigiosissima Princeton Universitiy definisce già nel titolo "stronzate".
"Il presidente è provato e sulla difensiva" sentenzia subito il team di Mitt Romney: "Ormai non ha più nulla da dire e non gli resta che affidarsi agli attacchi e agli insulti. Ed è spiacevole che abbia deciso di chiudere gli ultimi giorni della campagna elettorale in questo modo". Gli uomini della Casa Bianca non hanno voluto confermare se il presidente abbia usato proprio questa parola(ccia). "Ma fermiamoci sul senso - ha spiegato David Plouffe - La campagna elettorale dovrebbe essere caratterizzata dalla ricerca della verità. E le risposte del governatore Romney sulle questioni di politica interna ed estera sollevano più di un dubbio in tal senso".
Barack ha più volte attaccato direttamente Mitt dicendo anche durante i dibattiti in diretta che quello che sosteneva non era vero. E del resto il candidato repubblicano ha spesso cambiato le carte in tavola: ricostruendo a suo uso e consumo le dichiarazioni del presidente. Di più. Ha cambiato anche le sue stesse carte: dicendo tutto e il contrario di tutto sulle questioni più importanti. Ha promesso di tagliare le tasse ai ricchi e poi ha detto che non era vero. Ha detto che era un errore annunciare il ritiro dall'Afghanistan e poi ha detto che non era vero. Ha detto che avrebbe cambiato la legge sull'aborto e ha detto che non era vero. E così, appunto, di balla in balla.
Certo per il presidente arrivare a dare del "cacciaballe" sarebbe un salto di qualità. L'epiteto per la verità sarebbe stato usato in un contesto particolare: l'intervista che Obama ha dato per l'ultimo numero di Rolling Stone, non proprio insomma una rivista d'accademia. E' qui che parlando del suo avversario avrebbe detto, appunto, che per come si comporta, "i ragazzi lo chiamerebbero bullshitter". Parola che del resto il capo della Casa Bianca, fine letterato, aveva usato più volte anche nella sua autobiografia.
Ma davvero l'uso di "bullshitter" sarebbe la prova dell'irritazione e della paura di perdere? Gli ultimi sondaggi non sono certo incoraggianti. La Cnn ora lo dà sotto 48 a 47 mentre un'altra rilevazione della tv Abc col Washington Post aumenta il distacco a favore di Mitt: 50 a 47. Occhio però: non solo perché la differenza di tre punti è pur sempre nel margine statistico d'errore: ma perché Squadra Obama continua a essere fiduciosa. Al di là del valore del consenso nazionale, il meccanismo elettorale incoronerà chi avrà ottenuto più voti dai grandi elettori di ciascuno Stato. E qui la matematica delle previsioni continua a dare ragione di gran lunga a Obama: le sue possibilità di successo sono quasi al 70 per cento. E poi anche i numeri di chi sta già votando darebbero ragione al presidente.
L'early voting è la vera novità di queste elezioni: alla fine quasi il 40 per cento degli americani potrebbero essere andati al voto prima del 6 novembre fatidico. Lo stesso Obama ha dato l'esempio andando a votare in anticipo nella sua Chicago. Con tanto di scenetta. Prima la presidente del seggio è stata lì a controllare la sua carta d'identità, come se non fossero bastate le polemiche di Donald Trump sui certificati che il presidente si rifiuterebbe di fornire. Poi s'è pure bloccata la macchinetta elettronica: è dovuto intervenire un tecnico. Al di là dell'avventura personalissima, l'early voting sarebbe comunque già una benedizione per Obama: che ha un vantaggio più alto di quello che aveva nel 2008 nei confronti di John McCain. E soprattutto è già avanti rispetto a Romney.
Per carità: a 12 giorni dal voto la gara è più che aperta. E i conti, alla fine, potrebbero anche non tornare. Tutti questi ragionamenti, insomma, potrebbero rivelarsi, come direbbe l'esimio professor Frankfurt, e come secondo Rolling Stone riconoscerebbe lo stesso Obama, soltanto "bullshitt". Per la gioia di Mitt "Cacciaballe" Romney.
"Il presidente è provato e sulla difensiva" sentenzia subito il team di Mitt Romney: "Ormai non ha più nulla da dire e non gli resta che affidarsi agli attacchi e agli insulti. Ed è spiacevole che abbia deciso di chiudere gli ultimi giorni della campagna elettorale in questo modo". Gli uomini della Casa Bianca non hanno voluto confermare se il presidente abbia usato proprio questa parola(ccia). "Ma fermiamoci sul senso - ha spiegato David Plouffe - La campagna elettorale dovrebbe essere caratterizzata dalla ricerca della verità. E le risposte del governatore Romney sulle questioni di politica interna ed estera sollevano più di un dubbio in tal senso".
Barack ha più volte attaccato direttamente Mitt dicendo anche durante i dibattiti in diretta che quello che sosteneva non era vero. E del resto il candidato repubblicano ha spesso cambiato le carte in tavola: ricostruendo a suo uso e consumo le dichiarazioni del presidente. Di più. Ha cambiato anche le sue stesse carte: dicendo tutto e il contrario di tutto sulle questioni più importanti. Ha promesso di tagliare le tasse ai ricchi e poi ha detto che non era vero. Ha detto che era un errore annunciare il ritiro dall'Afghanistan e poi ha detto che non era vero. Ha detto che avrebbe cambiato la legge sull'aborto e ha detto che non era vero. E così, appunto, di balla in balla.
Certo per il presidente arrivare a dare del "cacciaballe" sarebbe un salto di qualità. L'epiteto per la verità sarebbe stato usato in un contesto particolare: l'intervista che Obama ha dato per l'ultimo numero di Rolling Stone, non proprio insomma una rivista d'accademia. E' qui che parlando del suo avversario avrebbe detto, appunto, che per come si comporta, "i ragazzi lo chiamerebbero bullshitter". Parola che del resto il capo della Casa Bianca, fine letterato, aveva usato più volte anche nella sua autobiografia.
Ma davvero l'uso di "bullshitter" sarebbe la prova dell'irritazione e della paura di perdere? Gli ultimi sondaggi non sono certo incoraggianti. La Cnn ora lo dà sotto 48 a 47 mentre un'altra rilevazione della tv Abc col Washington Post aumenta il distacco a favore di Mitt: 50 a 47. Occhio però: non solo perché la differenza di tre punti è pur sempre nel margine statistico d'errore: ma perché Squadra Obama continua a essere fiduciosa. Al di là del valore del consenso nazionale, il meccanismo elettorale incoronerà chi avrà ottenuto più voti dai grandi elettori di ciascuno Stato. E qui la matematica delle previsioni continua a dare ragione di gran lunga a Obama: le sue possibilità di successo sono quasi al 70 per cento. E poi anche i numeri di chi sta già votando darebbero ragione al presidente.
L'early voting è la vera novità di queste elezioni: alla fine quasi il 40 per cento degli americani potrebbero essere andati al voto prima del 6 novembre fatidico. Lo stesso Obama ha dato l'esempio andando a votare in anticipo nella sua Chicago. Con tanto di scenetta. Prima la presidente del seggio è stata lì a controllare la sua carta d'identità, come se non fossero bastate le polemiche di Donald Trump sui certificati che il presidente si rifiuterebbe di fornire. Poi s'è pure bloccata la macchinetta elettronica: è dovuto intervenire un tecnico. Al di là dell'avventura personalissima, l'early voting sarebbe comunque già una benedizione per Obama: che ha un vantaggio più alto di quello che aveva nel 2008 nei confronti di John McCain. E soprattutto è già avanti rispetto a Romney.
Per carità: a 12 giorni dal voto la gara è più che aperta. E i conti, alla fine, potrebbero anche non tornare. Tutti questi ragionamenti, insomma, potrebbero rivelarsi, come direbbe l'esimio professor Frankfurt, e come secondo Rolling Stone riconoscerebbe lo stesso Obama, soltanto "bullshitt". Per la gioia di Mitt "Cacciaballe" Romney.