NEW YORK – Mancheranno gli ex presidenti, gli ex candidati. Forse anche mezzo Congresso? Per hotel e ristoranti di Cleveland (Ohio), l’appuntamento politico più atteso rischia di essere un flop, se ha successo il piano di sabotaggio. La convention repubblicana, prevista a partire dal 18 luglio per incoronare il candidato alla Casa Bianca, non sarà “contestata”, non c’è più spazio per le manovre di corridoio volte a scippare la nomination a Donald Trump. Da quando si sono ritirati Ted Cruz e John Kasich, essendo rimasto solo in campo The Donald ha la possibilità aritmetica di superare la fatidica soglia del 50% di delegati. A quel punto il regolamento sarà tutto dalla sua parte.
Ed ecco perché l'ultima arma dell'establishment repubblicano è rimasta questa: boicottare la convention. Sa di disperazione, ma è la ritorsione più discussa durante gli ultimi giorni. I quattro ultimi candidati repubblicani alla Casa Bianca (i due presidenti eletti Bush padre e figlio, Mc Cain e Romney) hanno annunciato che diserteranno la convention, un gesto senza precedenti. Le convention sono da decenni delle kermesse auto-celebrative in cui i vertici del partito mettono da parte le divisioni interne e sfoggiano una facciata di unità per preparare la sfida finale.
Il più alto repubblicano oggi in carica, il presidente della Camera Paul Ryan, continua a "sospendere" la sua decisione. Dai vertici del partito arriva inoltre un consiglio ai tanti candidati per le legislative (Senato e Camera): state alla larga dalla convention se non volete essere coinvolti nella débacle di Trump.
The Donald contrattacca: in un'intervista alla Nbc minaccia di togliere a Paul Ryan la presidenza della convention che gli spetta di diritto. Insomma si oscilla tra il golpe e lo scisma. Ma in mancanza di un candidato alternativo o di una strada credibile verso una terza candidatura indipendente, questi potrebbero essere gli ultimi spasmi di resistenza prima della resa incondizionata a Trump, ovvero la fine del Grand Old Party. Emblematica in questo senso la posizione di Mc Cain, che pur essendo stato insultato da Trump (“un eroe di guerra? non mi piacciono quelli che si fanno catturare”) avrà bisogno della base pro-Trump se vuole salvare il suo seggio di senatore in Arizona.
Intanto il Washington Post con il titolo "The Year of the Hated" definisce un leitmotiv che ci accompagnerà fino a novembre: l'anno degli odiati, è l'altra anomalia di questa campagna. L'altissima percentuale di americani che non possono sopportare l'uno o l'altro fra Trump e Hillary (o perfino tutti e due) trasforma questa sfida in una gara a chi riesce a risultare un po' meno antipatico, insopportabile e odioso dell'altro(a).
Ed ecco perché l'ultima arma dell'establishment repubblicano è rimasta questa: boicottare la convention. Sa di disperazione, ma è la ritorsione più discussa durante gli ultimi giorni. I quattro ultimi candidati repubblicani alla Casa Bianca (i due presidenti eletti Bush padre e figlio, Mc Cain e Romney) hanno annunciato che diserteranno la convention, un gesto senza precedenti. Le convention sono da decenni delle kermesse auto-celebrative in cui i vertici del partito mettono da parte le divisioni interne e sfoggiano una facciata di unità per preparare la sfida finale.
Il più alto repubblicano oggi in carica, il presidente della Camera Paul Ryan, continua a "sospendere" la sua decisione. Dai vertici del partito arriva inoltre un consiglio ai tanti candidati per le legislative (Senato e Camera): state alla larga dalla convention se non volete essere coinvolti nella débacle di Trump.
The Donald contrattacca: in un'intervista alla Nbc minaccia di togliere a Paul Ryan la presidenza della convention che gli spetta di diritto. Insomma si oscilla tra il golpe e lo scisma. Ma in mancanza di un candidato alternativo o di una strada credibile verso una terza candidatura indipendente, questi potrebbero essere gli ultimi spasmi di resistenza prima della resa incondizionata a Trump, ovvero la fine del Grand Old Party. Emblematica in questo senso la posizione di Mc Cain, che pur essendo stato insultato da Trump (“un eroe di guerra? non mi piacciono quelli che si fanno catturare”) avrà bisogno della base pro-Trump se vuole salvare il suo seggio di senatore in Arizona.
Intanto il Washington Post con il titolo "The Year of the Hated" definisce un leitmotiv che ci accompagnerà fino a novembre: l'anno degli odiati, è l'altra anomalia di questa campagna. L'altissima percentuale di americani che non possono sopportare l'uno o l'altro fra Trump e Hillary (o perfino tutti e due) trasforma questa sfida in una gara a chi riesce a risultare un po' meno antipatico, insopportabile e odioso dell'altro(a).