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Usa 2016, sondaggi e scandali spingono Sanders a non ritirarsi

(afp)
L'analisi. Tra i democratici cresce l'irritazione per il mancato ritiro del senatore eletto nel Vermont. Ma lo sfidante di Hillary Clinton è convinto di essere in grado di battere Trump
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NEW YORK - Il clan di Hillary Clinton non nasconde la sua irritazione verso il senatore del Vermont, che si ostina a restare in gara. Come minimo, pur piazzandosi secondo per voti e delegati, vuole arrivare alla convention di luglio per condizionarla. Ma non esclude affatto di poter battere Hillary in California e con un colpo simile rimettere in discussione la nomination. La sua pervicacia, vista dal versante di Hillary, è distruttiva. Prolunga lo scontro interno al partito democratico. Radicalizza i seguaci di Sanders, rendendo più difficile ricompattare tutte le anime della sinistra in vista dello scontro finale. Distrae Hillary da quello che dovrebbe essere lo sforzo principale cioè attaccare Donald Trump. Insomma siamo alla solita sindrome della sinistra radicale che gioca a far perdere i suoi. Anche perché Sanders nel linguaggio che usa per condannare l’establishment politico venduto alle lobby, non sembra fare molte distinzioni tra politici dem…
NEW YORK - Il clan di Hillary Clinton non nasconde la sua irritazione verso il senatore del Vermont, che si ostina a restare in gara. Come minimo, pur piazzandosi secondo per voti e delegati, vuole arrivare alla convention di luglio per condizionarla. Ma non esclude affatto di poter battere Hillary in California e con un colpo simile rimettere in discussione la nomination. La sua pervicacia, vista dal versante di Hillary, è distruttiva. Prolunga lo scontro interno al partito democratico. Radicalizza i seguaci di Sanders, rendendo più difficile ricompattare tutte le anime della sinistra in vista dello scontro finale. Distrae Hillary da quello che dovrebbe essere lo sforzo principale cioè attaccare Donald Trump. Insomma siamo alla solita sindrome della sinistra radicale che gioca a far perdere i suoi. Anche perché Sanders nel linguaggio che usa per condannare l’establishment politico venduto alle lobby, non sembra fare molte distinzioni tra politici democratici e repubblicani. Un po’ come Ralph Nader, il candidato verde che nel 2000 prese appena lo 0,4% dei voti, sufficienti però (con l’aiuto dei brogli e della Corte suprema) a regalare la Casa Bianca a George Bush. Alla fine Sanders si macchierà di una colpa storica, agevolando la vittoria di Trump?

Ma la narrazione che viene dal campo di Sanders è molto diversa. E gli sviluppi degli ultimi giorni impongono di prestarle almeno un po’ di attenzione. Anzitutto i sondaggi. Per quel che valgono, dicono che è in atto una spettacolare rimonta di Trump sulla Clinton, il tycoon newyorchese avrebbe annullato l’ampio vantaggio di Hillary e sarebbe ormai in un pareggio virtuale. Al contrario, in caso di duello Sanders-Trump gli stessi sondaggi continuano ad assegnare a Sanders una decina di punti di vantaggio. Poi c’è lo scandalo o presunto scandalo di molestie sessuali che Trump ha tirato fuori contro Bill Clinton. Sondaggi e scandali convergono nel dire una cosa: Hillary ha molte debolezze, che si possono riassumere in una sola, lei è percepita come un’esponente dell’establishment. Con tutti i segni negativi che questo comporta. Dal peso della sua storia passata (gli scandali del marito) ai legami con Wall Street. La novità della prima donna che può diventare presidente, viene quasi cancellata dal fatto che questa è una professionista della politica da sempre, fa parte di quelle élite contro le quali soffia impetuoso il vento del populismo. Sanders fa politica da una vita anche lui, ma è sempre rimasto ai margini dell’establishment, in tutti i sensi. Non era neppure iscritto al partito. E’ senatore di un piccolo Stato del Nord. E’ sempre stato una voce fuori del coro. Non ha preso soldi dalle lobby. Per questo Sanders si sente non solo autorizzato ma obbligato a continuare la sua campagna: convinto che per battere Trump è proprio lui il cavallo giusto. Naturalmente i ragionamenti sui sondaggi sono aleatori. Non tengono conto di quel che accadrà del calore dello scontro finale. Per esempio, mentre Trump è stato veloce a sfoderare gli scandali dei Clinton, finora ha attaccato pochissimo Sanders. Se il senatore del Vermont arrivasse davvero in finale, la destra lo denuncerebbe come un pericoloso socialista, pronto a sferrare una formidabile stangata fiscale su tutto il ceto medio per finanziare progetti “statalisti” come il sistema sanitario nazionale.