NEW YORK - Aveva chiamato Trump “un impostore egocentrico”, ora è stata costretta a una pubblica scusa. Per Ruth Joan Bader Ginsburg, giudice 83enne della Corte Suprema degli Stati Uniti (venne scelta da Bill Clinton durante il suo primo mandato) è una brutta caduta d’immagine; per The Donald, che aveva chiesto le sue (impossibili) dimissioni, è l’ennesima vittoria mediatica contro i suoi (numerosi) nemici; per la campagna elettorale più controversa dell’ultimo mezzo secolo è un altro fiammifero aggiunto al fuoco delle polemiche.
A quattro giorni dall’apertura della Convention del Grand Old Party (Cleveland 18-21 luglio) il candidato-tycoon non poteva aspettarsi di meglio: perché Ruth Bader Ginsberg è considerata la più liberal della Corte, perché è una donna come la sua avversaria Hillary, perché i più alti magistrati Usa non possono permettersi giudizi di questo tipo: soprattutto su un uomo che fra pochi mesi potrebbe entrare come presidente alla Casa Bianca. Da sempre i giudici della Corte Suprema parlano solo attraverso le sentenze, le poche eccezioni (negli anni recenti sotto accusa era finito più volte Anthony Scalia, il giudice campione dell’ultra-destra, morto nel febbraio scorso) vengono solitamente criticate in modo bipartisan da media e politici. E quasi nessuno è stato costretto a chiedere scusa. Un brutto pasticcio per lei, iniziato lunedì scorso mentre l’America discuteva di Dallas e della questione razziale. Aveva accettato di rispondere alle domande del New York Times e dopo aver dato a The Donald dell’impostore aveva caricato la dose: “Non posso immaginare come diventerà questo paese con Trump presidente. Non è coerente, dice qualsiasi cosa gli venga in mente”.
Sono le stesse cose che pensa mezza America, visto il suo ruolo avrebbe fatto meglio ad evitare certi giudizi, ma lei, Ruth, è fatta così. Campionessa della sinistra è diventata negli anni - soprattutto per le sue battaglie di minoranza contro il numero uno della Corte Suprema, John Roberts (scelto da George W. Bush) - una vera e propria icona pop: con tanto di blog a lei dedicati (tipo Notorious R.B.G., gioco di parole con il nome del rapper Notorious B.I.G.), T-Shirt con la sua immagine e fans che si sono tatuati il suo volto in varie parti del corpo. E non è forse neanche un caso che all’interno della Corte Suprema aveva stretto un legame umano profondo proprio con Anthony Scalia, il più distante dalle sue posizioni. A Trump non era parso vero quell’attacco, proprio sulle colonne del ‘nemico’ New York Times. E aveva risposto da par suo con un tweet al vetriolo: “Il giudice Ginsburg della Corte Suprema degli Stati Uniti ha imbarazzato tutti facendo una affermazione politica stupida su di me. È andata di testa, si dimetta!”. Ieri sono arrivate le scuse: “Riflettendo sui miei commenti recenti in risposta alle domande della stampa devo dire che sono stati imprudenti e mi pento di averli fatti. I giudici dovrebbero evitare di commentare su un candidato. In futuro sarò più cauta”.
Per The Donald (che oggi a New York annuncerà il suo vice, corsa a tre tra Mike Pence - il grande favorito - Newt Gingrich e Chris Christie, salvo sorprese last minute) la giornata di ieri non poteva andare meglio. I sondaggi lo danno praticamente alla pari con Hillary, in due Stati-chiave come Florida e Pennsylvania avrebbe anche un leggero vantaggio. In attesa di Cleveland: dove qualche repubblicano illuso pensa sia ancora possibile un ribaltone e dove le leggi dello Stato (l’Ohio) permettono a tutti di circolare con le armi in bella vista. Militanti del New Black Panther e gruppi suprematisti bianchi non aspettano altro per le loro sfilate.
A quattro giorni dall’apertura della Convention del Grand Old Party (Cleveland 18-21 luglio) il candidato-tycoon non poteva aspettarsi di meglio: perché Ruth Bader Ginsberg è considerata la più liberal della Corte, perché è una donna come la sua avversaria Hillary, perché i più alti magistrati Usa non possono permettersi giudizi di questo tipo: soprattutto su un uomo che fra pochi mesi potrebbe entrare come presidente alla Casa Bianca. Da sempre i giudici della Corte Suprema parlano solo attraverso le sentenze, le poche eccezioni (negli anni recenti sotto accusa era finito più volte Anthony Scalia, il giudice campione dell’ultra-destra, morto nel febbraio scorso) vengono solitamente criticate in modo bipartisan da media e politici. E quasi nessuno è stato costretto a chiedere scusa. Un brutto pasticcio per lei, iniziato lunedì scorso mentre l’America discuteva di Dallas e della questione razziale. Aveva accettato di rispondere alle domande del New York Times e dopo aver dato a The Donald dell’impostore aveva caricato la dose: “Non posso immaginare come diventerà questo paese con Trump presidente. Non è coerente, dice qualsiasi cosa gli venga in mente”.
Sono le stesse cose che pensa mezza America, visto il suo ruolo avrebbe fatto meglio ad evitare certi giudizi, ma lei, Ruth, è fatta così. Campionessa della sinistra è diventata negli anni - soprattutto per le sue battaglie di minoranza contro il numero uno della Corte Suprema, John Roberts (scelto da George W. Bush) - una vera e propria icona pop: con tanto di blog a lei dedicati (tipo Notorious R.B.G., gioco di parole con il nome del rapper Notorious B.I.G.), T-Shirt con la sua immagine e fans che si sono tatuati il suo volto in varie parti del corpo. E non è forse neanche un caso che all’interno della Corte Suprema aveva stretto un legame umano profondo proprio con Anthony Scalia, il più distante dalle sue posizioni. A Trump non era parso vero quell’attacco, proprio sulle colonne del ‘nemico’ New York Times. E aveva risposto da par suo con un tweet al vetriolo: “Il giudice Ginsburg della Corte Suprema degli Stati Uniti ha imbarazzato tutti facendo una affermazione politica stupida su di me. È andata di testa, si dimetta!”. Ieri sono arrivate le scuse: “Riflettendo sui miei commenti recenti in risposta alle domande della stampa devo dire che sono stati imprudenti e mi pento di averli fatti. I giudici dovrebbero evitare di commentare su un candidato. In futuro sarò più cauta”.
Per The Donald (che oggi a New York annuncerà il suo vice, corsa a tre tra Mike Pence - il grande favorito - Newt Gingrich e Chris Christie, salvo sorprese last minute) la giornata di ieri non poteva andare meglio. I sondaggi lo danno praticamente alla pari con Hillary, in due Stati-chiave come Florida e Pennsylvania avrebbe anche un leggero vantaggio. In attesa di Cleveland: dove qualche repubblicano illuso pensa sia ancora possibile un ribaltone e dove le leggi dello Stato (l’Ohio) permettono a tutti di circolare con le armi in bella vista. Militanti del New Black Panther e gruppi suprematisti bianchi non aspettano altro per le loro sfilate.